Audace Cerignola, parla Volpe: "A Cerignola ho vissuto emozioni che non avevo mai provato"
Le parole dell'esterno campano ai microfoni del Corriere dello Sport
“Certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Venditti. Una strofa diventata iconica nel tempo e che oggi descrive alla perfezione la storia calcistica tra Giovanni Volpe e il Cerignola. L'esterno offensivo campano, approdato in gialloazzurro a stagione in corso nel 2025, ha vissuto con questa maglia una delle parentesi più intense e belle della sua carriera, culminata con la semifinale dei playoff nazionali.
Quest'anno, reduce da una stagione vissuta tra Monopoli e Giugliano, ha avuto l'opportunità di tornare a difendere i colori dell'Audace, un'occasione che non si è lasciato sfuggire. Il classe 2002 ha fatto così rientro in terra ofantina, un ambiente in cui aveva sperimentato emozioni e un affetto definiti da lui stesso come "unici". Alla sua prima presenza da titolare, l'ex Catanzaro ha immediatamente ripagato la fiducia, siglando una doppietta nel match casalingo contro il Savoia.
Intervistato dal Corriere dello Sport, Volpe ha parlato proprio del suo ritorno in gialloazzurro, tra la doppietta al Savoia, l'impatto con il nuovo gruppo e le ambizioni personali:
LA DOPPIETTA CONTRO IL SAVOIA - “È un piccolo premio per il percorso iniziato cinque mesi fa, dopo l’infortunio. Ho vissuto momenti in cui mi sono sentito denigrato, screditato, quasi umiliato. Ho lavorato ogni giorno e questi gol ripagano i sacrifici. Ma non voglio certo accontentarmi”.
QUANTO È STATO DIFFICILE RESTARE FUORI COSÌ A LUNGO? - “Tantissimo. Già dopo la fine della scorsa stagione, a maggio, avevo iniziato a prepararmi per farmi trovare pronto. Poi è arrivata la squalifica di sei giornate, che considero un’ingiustizia e che ha prolungato l’attesa. Ho provato a guardare il lato positivo: quel periodo mi è servito per raggiungere la condizione migliore. Oggi sono rientrato a pieno regime”.
CHE CERIGNOLA HAI RITROVATO? - “Una squadra con cui ci si diverte. Vado al campo con il sorriso, con ragazzi giovani che hanno voglia di crescere. E impariamo in fretta: a Crotone eravamo avanti di tre gol, poi abbiamo rischiato di farci rimontare. Contro il Savoia non abbiamo ripetuto gli stessi errori. È un segnale di maturità”.
LA RESPONSABILITÀ DI ESSERE TRA I PIÙ ESPERTI DEL GRUPPO - “Non mi considero un professore, ma posso mettere la mia esperienza a disposizione dei più giovani. Ho commesso tanti errori, ho sofferto e non vorrei che altri ripetessero gli stessi sbagli. Allo stesso tempo, però, quelle esperienze mi hanno formato e mi hanno reso una persona migliore. Cerco di trasmettere soprattutto una cosa: non bisogna mai perdere la fame di migliorarsi”.
I CONSIGLI CHE RIPETI PIÙ SPESSO AI COMPAGNI? - Andare al campo con il sorriso e dare sempre qualcosa in più. La fame ti tiene vivo, ti spinge a crescere. Poi conta il gruppo: quando stai bene insieme agli altri, tutto diventa più semplice. Io corro per te, tu corri per me. È così che si costruisce qualcosa di importante».
MISTER CATALANO - “Non lo conoscevo prima di arrivare. Ha idee molto chiare e il coraggio di portarle avanti, ma sa anche confrontarsi con i calciatori e mettersi in discussione. È un allenatore moderno, che lavora tanto e pretende tanto. Questo aiuta soprattutto i ragazzi più giovani”.
DEI GIOVANI COMPAGNI COSA TI HA COLPITO? - “L’atteggiamento. Sono sempre positivi, disponibili a lavorare e a migliorare. Hanno qualità diverse: c’è chi ha più tecnica e chi più corsa. È proprio questo mix a rendere interessante la squadra".
LA SCELTA DI RITORNARE A CERIGNOLA - “È stata una decisione semplice. Qui, nella mia precedente esperienza, ho vissuto emozioni che non avevo mai provato. In sei mesi a Cerignola ho sentito un affetto che non avevo conosciuto neppure in sei anni a Potenza. Anche quando giocavo altrove ricevevo continuamente messaggi dai tifosi. Tornare dove mi sono sentito così apprezzato è stato naturale: quando avverto questa fiducia, mi viene spontaneo dare tutto”.
DOVE POTETE ARRIVARE? - “Possiamo fare un ottimo campionato, ma dobbiamo pensare a una partita alla volta. Siamo giovani e basta poco per esaltarsi. Servono piedi per terra, lavoro quotidiano e voglia di alzare sempre l’asticella. La carriera di un calciatore dura pochi anni: accontentarsi sarebbe un errore. Se riusciremo a non farlo, potremo toglierci delle soddisfazioni”.