De Laurentiis ha ripercorso la sua esperienza nel mondo del calcio partendo proprio dalla ricostruzione del club partenopeo dopo il fallimento. Un percorso iniziato dalla Serie C e utilizzato per ribadire la centralità della sostenibilità economica nella gestione di una società.

«La passione può riempire uno stadio anche in Serie C. Ma la passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo, non organizza una società. Bisogna creare valore», ha spiegato De Laurentiis.

Parole che acquistano inevitabilmente un significato particolare anche pensando al Bari, oggi nuovamente in Serie C, e a una categoria nella quale entusiasmo e seguito del pubblico rappresentano soltanto una parte del percorso necessario per costruire un progetto duraturo.

De Laurentiis ha insistito soprattutto sul concetto di solidità: «In vent’anni naturalmente abbiamo anche sbagliato. Si sbagliano calciatori, allenatori, dirigenti, investimenti. Una società solida può correggere l’errore. Una società fragile può esserne distrutta».

Un concetto che va oltre i risultati del campo e chiama in causa direttamente la struttura economica e organizzativa di un club. Per De Laurentiis il giudizio sulla gestione di una società, inoltre, non dovrebbe limitarsi esclusivamente alla quantità di denaro immessa dalla proprietà.

«Nel calcio italiano si parla moltissimo di quanto spende un presidente. Io vorrei che qualche volta ci domandassimo anche che cosa costruisce. Che organizzazione lascia? Che competenze? Che ricavi? Che patrimonio? Perché spendere è molto facile. Creare valore è molto più difficile».

STADIO E FUTURO. C’è poi il tema degli impianti, sul quale De Laurentiis ha indicato il modello americano come riferimento soprattutto per l’esperienza da offrire al pubblico.

«Lo stadio non è semplicemente un campo con delle tribune intorno. Lo stadio è parte dello spettacolo. Deve essere bello, comodo, tecnologico. Deve avere ristoranti, negozi e servizi».

Un passaggio che fotografa una delle grandi questioni ancora irrisolte del calcio italiano: trasformare gli impianti in strutture moderne, capaci di generare ricavi e vivere non soltanto nel giorno della partita.

Infine, la comunicazione. Secondo De Laurentiis le società moderne devono trasformarsi sempre più in vere e proprie “media company”, capaci di raccontarsi ogni giorno e non soltanto durante i novanta minuti. L’obiettivo è soprattutto conquistare le nuove generazioni, in un mercato dell’attenzione dominato da social network, YouTube e contenuti brevi.

Un lungo intervento dedicato al presente e al futuro dell’industria calcistica. Con un filo conduttore chiaro: passione e investimenti restano fondamentali, ma senza solidità, organizzazione e capacità di creare patrimonio diventa difficile costruire un progetto destinato a durare.

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