Marko Rajikovic
Marko Rajikovic

L’attaccante serbo ha deciso la sfida contro il Trani con un gol pesantissimo, regalando tre punti al popolo rossoblù. Dalla passione per il Partizan al legame con l’Italia, passando per gli obiettivi stagionali e una dedica speciale alla famiglia e alla figlia.

Il “soldato di Belgrado” ha risposto presente alla chiamata del suo comandante, Luca Tiozzo. Domenica, allo stadio Iacovone, Marko Rajikovic ha firmato il gol che ha deciso la sfida contro il Trani, regalando al Taranto una vittoria preziosa e al popolo rossoblù una gioia attesa.

L’1-0 finale racconta soltanto una parte di una partita intensa, vissuta come una battaglia sportiva tra due squadre determinate a contendersi ogni pallone. In un’atmosfera carica di passione, con il muro rossoblù a spingere i padroni di casa, l’attaccante serbo ha saputo farsi trovare pronto, rispondendo sul campo alla responsabilità di sostituire Saraniti.

Un gol che vale tre punti, ma anche una spinta importante per l’ambiente ionico. Per Rajikovic, che si avvicina al compleanno, è stato un regalo speciale, arrivato in una piazza che vive di calcio e appartenenza.

Dalla Serbia alla Corea del Sud, passando per Hong Kong, Cambogia, Albania e Macedonia, il suo percorso calcistico lo ha portato a conoscere realtà diverse prima dell’approdo in Italia nel 2023. Dopo le esperienze con Casarano e Brindisi, oggi veste la maglia del Taranto, con un obiettivo chiaro: riportare gli ionici in Serie C.

Ai nostri microfoni, Rajikovic ha raccontato le emozioni del gol contro il Trani, il rapporto con il pubblico rossoblù, i suoi riferimenti calcistici e le ambizioni per questa stagione. Senza dimenticare una confessione sul suo cuore calcistico: in Serbia, la sua squadra è il Partizan.

L’intervista:

Marko, il compleanno si avvicina e domenica ti sei fatto un bel regalo, segnando il gol decisivo contro il Trani. Che emozione è stata esultare sotto la curva dello Iacovone?

“È stata un’emozione fortissima. Qui è bellissimo giocare e segnare rende tutto ancora più bello. A livello personale, per me significa tanto”.

Hai già giocato in diverse piazze pugliesi, da Casarano a Brindisi, e ora sei arrivato a Taranto. Che cosa ti ha spinto a scegliere questa maglia e che cosa significa giocare in uno stadio come lo Iacovone?

“A Casarano e a Brindisi mi sono trovato molto bene con tutte le persone. Spero che succeda lo stesso anche qui e che si crei una connessione forte tra noi calciatori e il pubblico. È importante per me e per tutta la squadra”.

Sei partito dalla Serbia e hai giocato in tanti Paesi, dalla Corea del Sud a Hong Kong e alla Cambogia, fino ad arrivare in Italia nel 2023. Qual è l’esperienza che ti ha fatto crescere di più?

“Posso dire la verità? L’Italia è il posto che mi piace di più. Ho giocato in Corea, a Hong Kong e in Cambogia, ma qui ho trovato non soltanto il calcio, ma anche la vita. Per me è una cosa molto importante”.

Hai segnato tanti gol in carriera. Qual è quello che ricordi con più affetto e quale tipo di rete vorresti realizzare ancora?

“Il gol che ricordo con più affetto è proprio l’ultimo, quello segnato con il Taranto. Tutto l’ambiente mi ha regalato una grande emozione”.

Hai sempre voluto fare l’attaccante oppure è stato il calcio a portarti in quel ruolo?

“Sono sempre stato un attaccante, ho giocato da punta centrale per tutta la vita”.

La Serbia ha regalato tanti campioni al calcio. Chi è il tuo idolo e quali sono, secondo te, i tre calciatori serbi più forti di sempre?

“Il mio idolo è Zlatan Ibrahimović. Lo seguo da sempre, anche se non è serbo, ma jugoslavo! Tra i calciatori serbi mi piacciono Vlahović e Tadić. Se parliamo del passato, ci sono tanti grandi giocatori, come Mihajlović e Stanković. A me piacciono soprattutto gli attaccanti e, se devo scegliere un giocatore che mi emoziona particolarmente, dico Mitrović”.

La domanda che non può mancare: Stella Rossa o Partizan?

“Partizan, sempre! Sono tifoso del Partizan”.

Hai mai vissuto dal vivo il derby di Belgrado? Com’è il tifo in Serbia?

“Non l’ho mai giocato, ma sono stato tante volte allo stadio. È qualcosa di fortissimo”.

Taranto è una piazza ambiziosa e passionale. Quanto senti il peso di indossare questa maglia? E lo vivi con orgoglio?

“Certo, c’è un peso, ma secondo me è anche una delle cose più belle del calcio. Se giochi senza pubblico e senza attenzione, manca qualcosa. Qui è bello giocare e sapevo già prima di arrivare quanto mi sarebbe piaciuto”.

Hai un obiettivo personale per questa stagione? Un numero di gol da raggiungere?

“Ho un obiettivo, ma non posso dirlo. Per il momento sono ancora lontano dal numero di gol che voglio raggiungere”.

E con il Taranto, invece, dove vuoi arrivare?

“In Serie C, minimo!”.

Chiudiamo con una dedica: a chi vorresti dedicare il tuo prossimo gol?

“Alla mia famiglia e a mia figlia”.

Un soldato che non ha paura della battaglia, un attaccante che sa quanto può pesare un pallone in una piazza come Taranto e un uomo che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici. Il gol contro il Trani è già nel ricordo dei tifosi rossoblù; adesso Marko Rajikovic vuole continuare a combattere per un obiettivo comune: riportare il Taranto dove sente di meritare di stare.

Lecce, Monteiro verso una maglia da titolare a Frosinone: Tiago Gabriel verso il recupero, le ultime