Il mese di aprile nel calcio è stato segnato dalla scomparsa di Mattia Giani, calciatore del Castelfiorentino deceduto a soli 26 anni su un campo da calcio di Eccellenza: è solo l'ultimo degli episodi in cui un atleta perde la vita su un campo da calcio. nfatti, anche nel calcio professionistico, nonostante le maggiori risorse a disposizione delle società e a più attenti controlli medici in favore dei calciatori, non mancano situazioni in cui giovani sportivi hanno perso la vita durante una partita. Restano indelebili le immagini di Piermario Morosini, calciatore venticinquenne del Livorno che il 14 aprile 2012 cadde per terra e invano provò più volte a rialzarsi durante la partita di Serie B contro il Pescara.  Morosini perse la vita per una cardiomiopatia aritmogena, rara malattia ereditaria. Abbiamo contattato l'avvocato Gianluca Sisto per conoscere meglio l'argomento.

Avvocato Gianluca Sisto, cosa è cambiato dal 2012 ad oggi?

La morte di Morosini è stato uno spartiacque importante: la diffusione di quelle immagini strazianti ha reso tutto il mondo sportivo consapevole di quanto sia importante innalzare il livello della sicurezza medica in campo ed in particolare ci si è resi conto della straordinaria importanza del defibrillatore.

Dal 2017, infatti, la presenza di questo strumento all’interno delle strutture è obbligatoria e, in base alla legge 116 del 2021, ne è consentito l'utilizzo anche a chi “non è in possesso dei requisiti di conoscenza sanitaria”.

Il defibrillatore oggi è presente in tante strutture sportive, si è imparato ad usarlo e le procedure amministrative per poterne ottenere uno sono più snelle. 

A dodici anni di distanza possiamo dire che è più facile salvarsi in campo in caso di arresto cardiaco: ricordiamo tutti la partita Danimarca – Finlandia, prima giornata dell’Europeo 2021, durante la quale è stato proprio un defibrillatore a salvare la vita a Eriksen.    

Rispetto ai professionisti, nei campionati dilettantistici le risorse economiche sono spesso risicate. Quali sono gli obblighi di una società dilettantistica per garantire la sicurezza e la salute degli atleti su un campo da calcio?

Ci sono varie regole da seguire. Fondamentalmente nei campionati nazionali dilettantistici, di calcio femminile e di calcio a cinque, la Società di casa è tenuta a far presenziare a bordo campo un medico e un'ambulanza munita di defibrillatore.

L’inosservanza di tale norma costituisce motivo per subire una sanzione amministrativa, che viene irrogata in seguito alla segnalazione che l’arbitro effettua nel referto di gara.

Dall'Eccellenza in giù, invece, c’è solamente l’obbligo di far presenziare in ogni gara un medico o, in alternativa, è prevista la presenza dell'ambulanza, senza peraltro che i Regolamenti precisino nulla circa la necessaria presenza del medico a bordo. I regolamenti in materia sono stati criticati dai più e si ritiene che vadano modificati.

Come?

In assenza di medico e ambulanza attrezzata la partita non si dovrebbe disputare. Esiste però il problema dei costi a carico delle società, soprattutto nei campionati minori.

"Procederemo per vie legali – ha dichiarato il padre di Mattia Giani - perché quanto accaduto a nostro figlio non accada ad altri ragazzi in futuro, [...] il defibrillatore è arrivato in un secondo momento ma nessuno lo sapeva usare”. Adesso cosa succederà? Chi rischia di pagare le conseguenze di questa tragedia?

Per quanto riguarda il caso di Giani la Procura di Firenze ha aperto un’indagine contro ignoti per omicidio colposo e sta ascoltando le persone informate sui fatti per cercare di ricostruire l'accaduto, ma esistono ancora versioni molto discordanti per potersi esprimere sulle eventuali responsabilità. 

Sicuramente il Lanciotto Campi Bisenzio, società ospitante, è nell’occhio del ciclone: non è ancora chiaro infatti se il medico fosse presente o meno a bordo campo e come mai l'ambulanza sia giunta sul posto solo dopo diversi minuti dai fatti. 

Intanto il Giudice sportivo ha già comminato una multa di 400 € alla società “per mancanza di ambulanza e/o medico”, esattamente come abbiamo detto prima.

Potrebbero quindi essere accertate responsabilità civili e penali che ovviamente seguono strade e principi diversi da quelli del rispetto delle regole sportive. Ma ci vorrà tempo.

Esistono anche responsabilità dei medici che hanno rilasciato i vari certificati medici di idoneità agonistica?

Oltre alle responsabilità esistenti al momento “del primo soccorso”, la procura indagherà anche nei confronti dei medici che hanno rilasciato il certificato di idoneità alla attività agonistica per il ragazzo. 

Sul punto la Corte di Cassazione, da ultimo con sentenza del 17 maggio 2023, è chiarissima: “il sanitario che attesti l’idoneità alla pratica sportiva agonistica di un atleta, a causa di una patologia cardiologica non diagnosticata per non aver effettuato esami specialistici più approfonditi nonostante la presenza di anomalie sul tracciato elettrocardiografico, risponde di omicidio colposo.”

La materia dei certificati medici è alquanto complicata ed è stata recentemente modificata dal c.d. “Decreto Balduzzi”, che elenca tutti i certificati medici-sportivi ammessi in Italia a seconda dell’attività sportiva praticata e tra essi rientra, per quello che ci interessa, il certificato medico per attività agonistica. 

In questo caso, la normativa prevede che il controllo medico debba necessariamente comprendere, oltre alla rilevazione della pressione arteriosa, un elettrocardiogramma basale, uno step test o un test ergometrico con monitoraggio dell’attività cardiaca e altri eventuali accertamenti ritenuti utili e opportuni a giudizio del medico.

Quindi bisognerà in concreto verificare che i testi effettuati siano stati quelli richiesti dalla normativa e se, alla luce dei risultati restituiti, sarebbe stato necessario approfondire meglio il giudizio medico.

Cosa si potrebbe fare in concreto per migliorare le cose?

Aldilà delle questioni che richiedono investimenti economici, è necessario fare in modo che più persone possibili siano istruite e formate per il corretto utilizzo del defibrillatore e delle tecniche di primo soccorso, anche se non si tratta di medici specializzati.

Organizzare corsi gratuiti, tramite enti come Croce Rossa o associazioni no profit sensibili a questi temi, sarebbe utile per insegnare agli addetti ai lavori – tra cui gli arbitri –  l’uso del D.A.E. (defibrillatore automatico esterno).

Inoltre, si auspica che tutti i regolamenti che disciplinano questo fondamentale aspetto della sicurezza sportiva siano implementati e redatti secondo linee guida chiare, che mettano al primo posto la salute degli atleti.

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