Pro Gorizia, Gabriele Verdesca a ControPiede: "David Di Michele è stato determinante per me. Sono arrivato in una squadra spacciata, ora possiamo sperare nella salvezza..."
In un mondo calcistico che spesso dimentica il valore della gavetta, Gabriele Verdesca rappresenta l'essenza dell'allenatore moderno.
Dagli esordi in una terra difficile ma passionale come la Puglia, passando per le esperienze internazionali in Germania e Malta, fino alla sfida "disperata" (e ora vincente) sulla panchina della Pro Gorizia in Friuli.
Intervenuto ai nostri microfoni, Gabriele ha ripercorso con un breve excursus la sua carriera, soffermandosi sui periodi salienti e di maggiore rilievo.
Bentrovato Gabriele. Prima Avetrana, poi Gallipoli: raccontaci le tue prime esperienze.
“Ho iniziato la mia carriera ad Avetrana, un piccolo paese nella provincia di Taranto conosciuto prevalentemente per la cronaca di Sarah Scazzi. Il club allora militava in Eccellenza. Riuscimmo ad arrivare a disputare addirittura i play-off per salire in Serie D: fu un campionato straordinario. La stagione successiva sono approdato al Gallipoli, con l’incarico di vice-allenatore di Antonio Toma. Toma, a sua volta, è stato il “secondo” di Antonio Conte all’Atalanta e al Bari, dunque per me è stata un’esperienza estremamente formativa. Per soli due punti non riuscimmo ad agguantare la zona play-off…”
Il primo incarico in una realtà blasonata è nel Foggia...
“Dopo l’avventura in Germania sono rientrato in Italia, ed ho avuto la possibilità di allenare l’Under16 del Foggia. Arrivai a gennaio, e disputammo un clamoroso girone di ritorno, tanto da chiudere al secondo posto in classifica nel campionato nazionale. Partimmo in salita, difatti la prima gara la perdemmo a Catanzaro 5-1. Poi, contro gli stessi vincemmo 5-0 al ritorno, sinonimo di un percorso di crescita fisica e mentale. Adoro lavoro con i ragazzi, loro sono una “spugna”, apprendono tante cose facilmente, e l’allenatore è come un secondo papà. A Foggia, dunque, mi son trovato benissimo”
In Germania nei settori giovanili, a Malta come match analyst: da dove nasce la scelta di avventure estere?
“Fare un’esperienza fuori dai propri confini la consiglio a tutti gli allenatori: è fondamentale per crescere mentalmente e per instaurare nuovi rapporti. E’ vero, il calcio è uguale in tutto il mondo, ma in ogni Paese c’è una propria cultura, un proprio modus operandi, una propria scuola di pensiero. Ad esempio l’approccio alla gara della domenica è differente, difatti mi meravigliai quando in Germania nel pre-gara regnava la musica techno alta con le casse, in Italia sarebbe utopistico. Il campionato tedesco è meno tecnico, meno tattico, ma molto più aggressivo del nostro. La Premier League maltese è invece una realtà in crescita, lì si investono tanti soldi nelle strutture e si ripone tanta fiducia nei giovani. E’ un calcio veloce e tecnico, simile a quello inglese"
Tornato in Italia, hai vissuto diverse esperienze tra Francavilla e Brilla Campi, ma la vera scintilla sembra essere scattata a Ugento.
"Assolutamente sì. A Francavilla ero tornato come vice di Rogazzo prima e collaboratore di Coletti poi, ma la chiamata dell'Ugento per affiancare David Di Michele è stata la vera svolta della mia carriera
Arriviamo al presente. Il 4 dicembre approdi in Friuli, alla Pro Gorizia. Trova una squadra ultima, apparentemente spacciata. Cosa hai provato varcando quel cancello?
"Non dimenticherò mai quella prima riunione nello spogliatoio
Quali cambiamenti hai introdotto per invertire la rotta?
"Ho imposto la mia metodologia. Al mio arrivo si allenavano tre volte a settimana; ho detto subito che non poteva bastare
Quali analogie e quali contrasti vede tra l'Eccellenza friulana ed il calcio pugliese?
"Il livello medio in Puglia è più alto, quasi professionistico per dedizione e qualità tecnica
Mancano cinque "finali" alla fine. La salvezza diretta è possibile?
"Dobbiamo entrare in campo con i coltelli tra i denti
TI definisci un "giochista" o un "risultatista" più pragmatico?
"Mi adatto. Due domeniche fa abbiamo dominato il possesso palla e la costruzione dal basso contro una diretta concorrente, vincendo con merito
Chiudiamo con il suo sogno. Cosa vede Gabriele Verdesca nel suo domani?
"Dico sempre ai miei figli che vivere senza sogni è impossibile
a cura di Emanuele Cantisani