Per commentare il momento magico del Potenza in Coppa Italia e le turbolenze del campionato, abbiamo incontrato Gerardo Passarella, figura di riferimento del panorama calcistico lucano e stimato esponente dell'AIAC, oltre che ex calciatore ed allenatore. Gerardo, grazie alla sua esperienza ed il suo occhio critico, non si è limitato a commentare il rendimento del club lucano, bensì ha espresso la sua visione in merito ai Settori Giovanili e allo sviluppo del calcio lucano, sempre più in calo secondo lui.



Bentrovato Gerardo, facciamo un passo indietro e partiamo dalla Coppa Italia. Dopo il doppio confronto con la Ternana, il Potenza ha centrato la finale: che impressioni hai avuto?

"Il Potenza ha meritato ampiamente questa finale. Al ritorno abbiamo visto una Ternana diversa, rinforzata da nuovi elementi, ma la squadra ha retto bene l’urto. Sappiamo che i calci di rigore sono sempre una lotteria, ma il passaggio del turno è il giusto premio per quanto fatto vedere. Ora c'è il Latina: se il Potenza gioca come sa, non deve temere nessuno. Il vero nemico, finora, sono stati solo gli errori individuali."

Quanti meriti ha mister De Giorgio?

"Grande merito va a De Giorgio. È un allenatore che rispecchia il calciatore che era: una grande persona e un ottimo professionista. È bravissimo nella gestione dello spogliatoio. Chi mastica calcio sa che i risultati si costruiscono per il 70% nello spogliatoio, e lui in questo è un maestro, al di là delle doti tecniche.

In campionato, però, il rendimento è diverso: pesanti sconfitte a Cerignola, Crotone e nel derby contro il Picerno nelle ultime tre settimane. La Coppa può essere stata una "bolla" positiva?

"Non credo. Ho sempre paragonato questo Potenza alle luminarie di Natale: va a intermittenza. Vedo prestazioni eccezionali alternate a momenti di calo, dovuti principalmente a poca concentrazione nella fase difensiva. È un Potenza che si esalta contro le grandi squadre che lasciano giocare, mentre soffre maledettamente contro le compagini del proprio livello."

Il derby perso con il Picerno è una delle noti dolenti in campionato.

"Il Picerno è in netta ripresa, hanno cambiato tanto e si vede. Il Potenza ha pagato probabilmente la stanchezza dei 120 minuti di Coppa Italia e ha commesso due errori clamorosi in difesa. Nei derby, chi ha più energia mentale e fisica spesso la spunta..."

Il Potenza deve iniziare a guardarsi anche alle spalle?

"L’obiettivo iniziale era migliorare il piazzamento dell'anno scorso. Vincere la Coppa Italia sarebbe un traguardo storico per la città e darebbe un prestigio immenso. Tuttavia, bisogna essere realisti: non siamo lontani dalla zona playout. Prima di sognare il salto di qualità, bisogna blindare la salvezza in campionato."

Dal mercato sono arrivati due nomi pesanti: Murano e Loiacono. Cosa portano in dote?

"Parliamo di due giocatori di grande spessore. Murano lo conosciamo bene: è un ragazzo di Potenza, devastante quando ha campo per attaccare la profondità. Loiacono porta l’esperienza necessaria in un reparto che ne ha un disperato bisogno. Oltre al lato tecnico, saranno fondamentali per la leadership nel gruppo, considerando che la rosa è molto giovane."

Si è parlato molto del 'no' al Benevento per Schimenti (nonostante la scadenza di contratto). Scelta giusta?

"Spero vivamente che la dirigenza rinnovi il contratto a Schimmenti, altrimenti perderlo a parametro zero sarebbe un peccato. Forse la dirigenza ha ascoltato anche il malumore della piazza, ma tecnicamente parlando, aver trattenuto Schimenti è stato il miglior colpo di questo mercato"

Passiamo al calcio regionale. Perché i settori giovanili in Basilicata (e non solo) faticano così tanto?

"C'è una confusione enorme. Oggi le scuole calcio sono diventate spesso oratori a pagamento. Il settore giovanile serio è quello dove una società investe su tecnici qualificati che vanno a scovare il talento sul campo. Gli 'stage' di cinque minuti sono una farsa: cosa puoi vedere in un bambino in così poco tempo? Servono maestri. Se non impari i verbi alle elementari, non saprai mai scrivere bene. Nel calcio è lo stesso: se non insegni il gesto tecnico da piccoli, le lacune te le porti dietro fino al professionismo."

Il calcio dilettantistico lucano è in crescita come dicono alcuni?

"Dicono che cresce, ma ogni anno spariscono società. Un tempo avevamo 150-160 squadre, ora rischiamo di scendere sotto le 100. Per far crescere il movimento serve gente competente e, soprattutto, strutture. Senza basi solide, non si va da nessuna parte."

Ti rivedremo presto su una panchina? Hai ricevuto qualche chiamata?

"Ricevo chiamate e mi fa piacere, ma bisogna essere realisti. Ho dato tanto al campo e oggi, alla mia età, è giusto che vadano avanti i giovani. Mi piace restare nel calcio come supporto, dare consigli, osservare giocatori per gli amici. Sto bene così, il campo mi manca ma lo vivo in un modo diverso, più distaccato ma sempre con la stessa passione."




a cura di 
Emanuele Cantisani

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