Sergio Maselli a ControPiede: "Mi hanno tolto la palla come quando sei bambino: l'incubo del crociato, la rinascita e la fascia da leader"
Dal buio dell'infortunio alla scossa con la Salernitana: il metronomo del Picerno tra legame con la piazza e sogni di categoria
Dal rettangolo verde del "Curcio" alle ambizioni di un Picerno che non vuole smettere di stupire.
La travolgente vittoria per 3-0 contro la Salernitana ha restituito certezze, entusiasmo e la consapevolezza di essere una delle realtà più intriganti e imprevedibili dell'intero Girone C di Serie C.
Ne è convinto Sergio Maselli, metronomo e punto di riferimento dello spogliatoio lucano, che ai nostri microfoni si racconta a tutto tondo: dalla rinascita fisica dopo il lungo stop per infortunio al legamento crociato fino al legame viscerale con una piazza che definisce "una famiglia". Passando per i ricordi in Serie B col Lecce, la stima per mister Guido Di Leo, la leadership riconosciuta dai compagni e lo sguardo inevitabilmente rivolto a un futuro che profuma di grandi ambizioni.
Sergio sei reduce da una prestazione importante e da una vittoria per 3-0 contro la Salernitana. È la vittoria più prestigiosa da quando sei a Picerno? “Sono contento di aver ritrovato fiducia nei miei mezzi dopo il duro infortunio che ho avuto, sto facendo grandi passi in avanti. E' stata una vittoria importantissima perché venivamo da un periodo un po' difficile, un po' buio; è stata una vittoria di carattere, voluta da tutti. Quindi sì, è stato il successo più prestigioso da quando vesto la maglia del Picerno”
Quello che ha colpito di più domenica, oltre all'aspetto tattico, è stata la leadership che hai dimostrato. Quanto ti senti un punto di riferimento per i compagni dentro e fuori dal campo?
"Caratterialmente sono una persona ben vista dagli altri, non per forza un "leader" imposto. Quando manca il capitano, i ragazzi mi individuano subito come punto di riferimento e non posso che ringraziarli, perché sono atleti che ascoltano e ti seguono. A 25-26 anni mi dà grande responsabilità, ma sono felice perché sono gli altri a vedermi e a scegliermi così"
Tu sei uno dei senatori dello spogliatoio: che clima si respira oggi dopo questa vittoria fondamentale?
“C'è sempre stato un clima piacevole e di benessere tra di noi. Nei momenti di difficoltà eravamo i primi a rosicare, amareggiati e nervosi perché venivamo da troppe partite senza vincere, ma l'armonia interna è sempre stata la nostra forza. A lungo andare, questo aspetto ci porterà enormi vantaggi, perché nelle partite decisive gran parte del risultato si costruisce sul carisma e sullo star bene insieme”
Hai vissuto piazze calde come Lecce, Foggia, Castellammare e Giugliano, per poi arrivare a Picerno: qual è stato il primo approccio con questa realtà, sia calcistica che personale? “E' una realtà diversa rispetto alle altre piazze in cui sono stato, ma direi diversa da gran parte delle squadre di questo campionato. A Picerno ti accolgono fin dal primo giorno facendoti sentire in una famiglia, in un piccolo ”villaggio" dove tutti si conoscono. Ti dà tantissimi stimoli positivi a livello mentale e di campo, permettendoti di concentrarti solo su ciò che fai. Sono stato anche fortunato: appena arrivato ho trovato un gruppo eccezionale e un allenatore, mister Tomei, che mi ha svoltato facendomi scoprire un calcio per me strepitoso"
Nel tuo bagaglio porti anche sei presenze in Serie B con il Lecce: che ricordo hai di quell'esperienza e quanto è stata importante per il prosieguo della tua carriera? “Non la definirei un sogno, ma sono state emozioni bellissime. Avevo 19 anni ed entrare nel mondo dei grandi in Serie B fu un'emozione enorme. Non ti nego che la voglia di tornare a quei livelli è tanta, infatti sto lavorando proprio per riuscire a ritagliarmi nuovamente uno spazio in quella categoria”
Il 22 ottobre 2025 è stata una data spartiacque: la rottura del legamento crociato anteriore e collaterale. Come hai vissuto quel periodo e a cosa ti sei aggrappato?
“È una data difficile da scordare, ma te ne parlo col sorriso perché fa parte del percorso. Era la mia paura più grande come infortunio, ma quando è successo l'ho accettato. Sono stato male, soprattutto dopo l'operazione, ma devo ringraziare immensamente la mia famiglia, le mie sorelle e soprattutto la mia fidanzata, un vero punto di riferimento nei momenti di sfogo. Ho capito cosa significasse davvero fare questo lavoro: mi era stata tolta la palla, proprio come quando sei bambino e te la portano via, facendomi capire l'importanza e l'amore per quello che faccio. Ho anche rinsaldato i rapporti umani con i compagni fuori dal campo, scoprendo amici veri su cui contare sempre”
Con la gara di domenica tuttavia, hai superato le 34 presenze con il Picerno tra i professionisti, è diventata così la squadra in cui conti più presenze. Finora è mancata solo la via del gol…
“(Ride NDR) È una cosa di cui scherzo spesso con i compagni! Mi manca il primo gol con questa maglia e credimi, non vedo l'ora di farlo. Non deve diventare un'ossessione, altrimenti non arriva mai, ma sarei felicissimo se arrivasse già sabato contro la Cavese”
Negli ultimi due anni avete vissuto diversi esoneri: De Luca, poi Bertotto, il ritorno di De Luca e adesso mister Guido Di Leo. Cosa ti hanno lasciato questi allenatori e cosa non ha funzionato nel "De Luca bis" dopo l'ottimo avvio?
“Si dice sempre la verità: quando c'è un esonero la colpa è anche nostra, perché ci leghiamo molto all'allenatore, alla persona e alle sue idee, e mister De Luca per me è un tecnico preparato. Ognuno ti lascia qualcosa. Con il ”De Luca bis" non è mancato qualcosa sul piano del lavoro, ma sono subentrate vicende e aspetti girati più al negativo che al positivo, un pizzico di sfortuna. Allo stesso tempo sono felicissimo di mister Guido Di Leo, perché in pochissimi giorni ci ha trasmesso una serenità mentale allucinante che era esattamente ciò di cui avevamo bisogno, e si è visto subito contro la Salernitana"
Il Picerno è una delle società più virtuose e solide d'Italia da quasi dieci anni.
“Ormai è una società che non fa neanche più notizia per quanto è solida, fa parte in pianta stabile e ad alti livelli di questo girone C. Il lavoro dei direttori è fondamentale: il presidente, pur con i suoi impegni lavorativi, è sempre presente quando può, ma i direttori svolgono un lavoro quotidiano enorme”
Con Pugliese a quota 6 gol ed Abreu a 5, la squadra è a 15 punti. L'obiettivo primario resta la salvezza o si comincia a strizzare l'occhio alla zona playoff?
“I numeri di Pugliese ed Abreu sono importanti e, se continuano a lavorare così, avranno l'occasione di giocarsi le loro carte più in alto. All'interno dello spogliatoio abbiamo elementi esperti che tengono l'asticella alta ma con i piedi ben per terra: l'obiettivo primario resta il raggiungimento della quota salvezza. Tuttavia, non ti nego che viene spontaneo strizzare l'occhio alla zona playoff: capire che puoi competere per un campionato diverso, divertente, ti fa sognare di poter ambire l'anno prossimo a qualcosa di ancora più grande. Ma per adesso testa bassa: prima la salvezza, consapevoli della nostra forza”
Sei già a quota 9 presenze in questa stagione: quali obiettivi ti sei prefissato per il presente e per il tuo futuro?
“L'obiettivo principale è tornare a divertirmi, a fare partite come quella di lunedì in cui mi sentivo vivo e me stesso. Non mi pongo obiettivi numerici perché porta male e non mi ha mai aiutato, anche se spero di alzare l'asticella. Per il futuro, con tutta l'umiltà del mondo, l'obiettivo è provare a giocarmi le mie carte in una categoria superiore, ma bisogna prima dimostrare tutto sul campo in quella attuale”