Taranto, il destino passa dal 14 giugno: cinque anni dopo il Lavello, Rizzo e Guastamacchia guidano l’assalto alla Serie D
Domenica prossima non ci saranno calcoli da fare. Novanta minuti, centoventi in caso di tempi supplementari, oppure i calci di rigore se l’equilibrio dovesse resistere fino alla fine. Poi arriverà il verdetto: una sola squadra tra Taranto e Gladiator potrà festeggiare la promozione in Serie D.Per i rossoblù il calendario sembra quasi voler lanciare un messaggio. Era il 13 giugno 2021 quando il Taranto disputò la sua ultima partita di campionato in Serie D: sul campo del Lavello, a Venosa, arrivò una vittoria per 3-2 che consegnò ai rossoblù il ritorno tra i professionisti. Un successo sofferto, deciso anche da una rete all’82’, rimasto scolpito nella memoria dei tifosi ionici.
Domenica sarà il 14 giugno. Quel 13+1 che oggi assume il sapore del destino.
Questa volta sulla panchina rossoblù siede Danucci, e la posta in palio è ancora una volta altissima. Contro il Gladiator sarà una finale di ritorno infuocata, non solo per l’importanza della gara ma anche per il clima ormai estivo che avvolge Taranto. Lo stadio Italia si prepara a vivere una giornata da tutto esaurito, con migliaia di tifosi pronti a spingere la squadra verso il traguardo.
Tra coloro che conoscono meglio di tutti il peso di certe partite ci sono Rizzo e Guastamacchia. Nel 2021 erano già protagonisti di quella cavalcata culminata con la promozione in Serie C. Rizzo, inoltre, mise la propria firma anche sul tabellino nell’indimenticabile sfida contro il Lavello.
Arrivati a Taranto nel 2020,senza particolare clamore, i due difensori centrali sono diventati nel tempo punti di riferimento assoluti. Oggi rappresentano esperienza, leadership e appartenenza, qualità che hanno contribuito a modellare un gruppo cresciuto partita dopo partita fino ad arrivare all’appuntamento più importante della stagione.
Accanto a loro ci sono altri giocatori che conoscono il significato della parola vittoria e sanno cosa serve per conquistare un campionato. Perché indossare la maglia rossoblù significa anche convivere con il peso delle aspettative di una piazza che, nel corso della sua storia, ha conosciuto più sofferenze che gioie.Ed è forse proprio questa capacità di rialzarsi sempre che rende la tifoseria tarantina una delle più passionali e calorose d’Italia.Domenica il campo emetterà il suo giudizio. Ma tra coincidenze, ricordi e corsi che sembrano tornare, quel “13+1” continua a riecheggiare nella mente dei tifosi. Potrebbe essere soltanto una suggestione. Oppure l’inizio di un’altra pagina di storia a tinte rossoblù.
E Rizzo e Guastamacchia sanno perfettamente cosa li aspetta. Questa volta, come cinque anni fa, il destino passa da novanta minuti. O forse qualcosa di più.