25 anni da compiere tra pochi giorni, ma tantissima esperienza tra Serie A, campionato cadetto e Lega Pro: Vincenzo Millico ora è pronto ad affrontare una nuova sfida nel girone C. “C” come Casarano, squadra neopromossa a distanza di 27 anni dall’ultima volta, e pronta a vivere un campionato da protagonista, così come l’esterno classe 2000 di ritorno in Puglia dopo un'ultima stagione vissuta con le maglie di Foggia e Ternana. Intervenuto ai nostri microfoni, con il calciatore scuola Torino si è parlato di diversi temi: dalla decisione di vestire la maglia rossoazzurra, passando per il suo passato nel settore giovanile granata, fino ad arrivare all’ultima esperienza foggiana e alle ambizioni e i sogni in vista della stagione che sta per iniziare.


Cosa l’ha portata a sposare il progetto di una realtà come quella di Casarano?

“Devo dire che sin da subito il mister ha mostrato tanta fiducia nei miei confronti. Ha dimostrato di volermi fortemente, e ha spesso e volentieri, ribadito di credere in me e nelle mie qualità. Allo stesso tempo, quando dietro le quinte c’è una società ambiziosa e che ha dimostrato di lavorare bene affermando più volte di voler continuare su questa strada, diventa sicuramente più facile per noi calciatori scegliere determinate situazioni. Sulla squadra che si sta creando? L’obiettivo prefissato dalla società è quello di non pensare a lungo termine, ma partita per partita, dimostrando che questa squadra è più che valida è che il progetto Casarano può funzionare. Ci sono tutte le carte in regola per mettere in atto ciò che la società di chiede”.

Che rapporto è riuscito ad instaurare con i suoi nuovi compagni?

“Ho trovato un gruppo di bravi ragazzi. Credo che la società abbia portato avanti una scelta che condivido: ovvero mantenere il gruppo solido dell’ultimo anno. Questo garantisce maggiore facilità per i nuovi arrivati di integrarsi e ambientarsi nel migliore dei modi”.

Che ne pensa di mister Di Bari?

“Si vede che è una persona molto preparata. È un allenatore moderno a cui piace avere uno stile di gioco propositivo che sposa le mie qualità. Starà a me metterle in mostra per ripagare la fiducia che ha mostrato nei miei confronti”. 

Ritorna in Puglia dopo un anno e mezzo in maglia Foggia. Che è esperienza è stata?

“A Foggia i primi 6 mesi, nonostante diversi alti e bassi, ho lasciato la squadra reduce da un filotto di risultati utili consecutivi. Anche a livello personale avevo realizzato 2 gol contro la Turris -successivamente tolti- ed ero arrivato a quota 4 assist. A causa della situazione che si era venuta a creare la società mi ha messo alla porta chiedendomi di rinunciare a tre stipendi. Spero che la mia cessione li abbia facilitati in tutto, aiutandoli il più possibile. Era ciò che mi avevano chiesto, e se da parte loro questa era la scelta, ero ben disposto ad accettarla per aiutarli. È stata una decisione importante perché a Foggia ho lasciato un pezzo di cuore, voglio bene a tante persone e sono legato moltissimo alla piazza e alla società perché mi hanno dato tanto. L’esperienza a Terni? Sapevo con che realtà mi interfacciavo e in quale squadra andavo. Era una squadra già ben organizzata e in quel momento seconda in classifica. A convincermi ad accettare l’offerta della Ternana sono stati soprattutto la fiducia che hanno riposto nei miei confronti e il progetto che mi garantivano. Mi avevano proposto un contratto triennale per potermi riscattare e mettermi in gioco per i prossimi anni. Sapevo che questi 6 mesi sarebbero stati difficili visto che la squadra era già ben fatta. Tra virgolette credo che questa possa essere comunque una stagione di riscatto, anche se nell’ultima vissuta sia a Foggia che a Terni mi sentivo bene. Con i rossoneri giocavo tanto, mentre con gli umbri ho trovato meno spazio, ma credo faccia parte del percorso. Ora il mio unico obiettivo è fare bene per il Casarano”.

Ha iniziato la sua carriera nel settore giovanile del Torino. Quanto è stato importante crescere in un club così blasonato?

“Quando cresci in ambienti di questo genere ci sono sicuramente pro e contro. Ti possono garantire una scuola importante a livello tecnico e tattico, ma non fanno vedere la vera realtà di quando si esce da questo tipo di settori giovanili. Un ragazzo che parte da settori giovanili meno blasonati si rende subito conto di come la vera realtà del calcio non è tutta rosa e fiori. Giocare in Serie A? Sicuramente è stata una grande emozione. In maglia granata avevo tante persone che credevano molto in me come Mazzarri a Giampaolo. Hanno puntato su di me sin da quando ero un ragazzino di appena 18 anni. Successivamente, però, quella voglia di giocare e quella voglia di rendermi protagonista, mi hanno portato ad intraprendere altre strade. Quando sei solo un ragazzino hai voglia di spaccare il mondo, e rimanendo in Serie A ero consapevole di partire dietro nelle gerarchie. Porterò quell’esperienza nel cuore, ma ho deciso di fare altre scelte per il bene della mia carriera perché avevo bisogno di sentirmi felice”.

Nonostante a breve compirà 25 anni ha già diverse esperienza tra Serie B e Serie C. Cosa si aspetta per la prossima stagione?

“Tutti i gironi sono difficili. Le difficoltà che si possono trovare sono diverse tra girone a girone. Nel girone C, per esempio, la difficoltà è più di carattere “cittadino” perché si va a giocare in stadi blasonati e con un pubblico importante. Sono situazioni che richiedono meno estetica e più risultati. In altri raggruppamenti, invece, dove non prevale la pressione della piazza, una squadra può anche metterti in difficoltà con una certa organizzazione di gioco, e con una maggiore pulizia nei gesti tecnici e tattici. Nel girone C, invece, è tutto basato sul risultato perché è la piazza che te lo chiede. Sicuramente il nostro è il più blasonato soprattutto perché per un calciatore confrontarsi con queste grandi realtà e con questi stadi è un motivo d’orgoglio. Non sarà un campionato semplice considerando come tutte le squadre si stiano attrezzando per affrontarlo al meglio. Questo deve servirci per spronarci perché più è competitivo il campionato, più diventa piacevole da giocare”.

Quali sogni ha nel cassetto?

“I sogni sono quelli che ti spingono ogni giorno ad andare al campo, dando ogni domenica il meglio di te in partita. Sono quelli che ti strappano un sorriso e ti motivano giorno dopo giorno. Un sogno sarebbe quello di migliore la categoria, di fare bene individualmente e collettivamente. Al di là di tutto, in questo momento l’unico pensiero è il Casarano, e sarebbe bello sognare tutti insieme. Sono sogni che vengono riformulati di anno in anno, perché ognuno di noi deve poi essere in grado di guardare in faccia la realtà, guardandosi dentro per sognare come giusto che sia, ma con i piedi per terra”.


Gravina, per la difesa occhi su Aldo Graziano
Atalanta U23- Foggia, le probabili: le due squadre alla ricerca di una vittoria per tornare a respirare