Dall'Irlanda a Matera: la fede senza confini di Johnny Scanlon
Una chiamata da volontario Erasmus con sede a Matera è bastata per innamorarsi dei colori biancoazzurri e tatuarseli sulla pelle a vita: la storia di Johnny Scanlon, giovane irlandese di Raphoe, è una dichiarazione d'amore a quello che è il tifo, quello vero. Dopo la notizia del fallimento della società lucana nella giornata di lunedì è come se una parte di Johnny fosse andata via, ma la sua emozione nel raccontare ciò che rappresenta Matera nel suo percorso di vita fa si che i quasi 3000 chilometri che separano il suo paesino dalla "città dei sassi" siano, al massimo, poco più di una manciata di metri.
-Cosa ne pensi del fallimento della squadra e cosa stai provando in questo momento?
Era prevedibile: il presidente ha iniziato a cercare scuse già a gennaio. Ma io sono un appassionato di calcio e noi tifosi speriamo sempre in un esito positivo. Quando lunedì è stata diffusa la notizia, mi sono sentito devastato, arrabbiato e triste. È disgustoso che un uomo abbia cercato di distruggere la nostra squadra senza assumersi alcuna responsabilità. Spero che non gli sia mai più permesso di avvicinarsi a un'altra squadra. Onestamente, non mi piace chiamarlo fallimento, piuttosto parlerei di un tradimento da parte di qualcuno a cui piaceva fare promesse che non avrebbe mai mantenuto. Il fatto che un club potesse avere 60 giocatori e quattro allenatori in un anno era un segno che non ci fosse una buona gestione. Alla fine, tutte le sue promesse si sono rivelate vuote. Ha ferito un'intera città, ha portato via l'entusiasmo delle domeniche mattina e non si è assunto alcuna responsabilità, ma non può spezzarci. Mi dispiace anche per i giocatori che non vengono pagati da mesi e per lo staff, composto per lo più da persone del posto che lavorano sodo e hanno perso il lavoro a causa di Tosoni.
-Com'è nato il tuo amore per il Matera? C'è stato un momento specifico che ti ha fatto diventare tifoso?
È stato nel luglio 2022, quando il club è stato ribattezzato FC Matera. Iniziai a seguire i social media, mi unii ad alcuni gruppi di Facebook e, durante la stagione, seguii le partite dai siti di scommesse, perché era l'unico modo per vedere i risultati. Attraverso i social media iniziai a parlare con altri tifosi e nel marzo 2023 andai a vedere la mia prima partita. A questo punto ero già pazzo della squadra. L'accoglienza che ho ricevuto dai ragazzi della Curva Sud è stata immensa e mi ha fatto sentire il benvenuto. Da loro ho imparato molto sul nostro club.
-Quante volte sei andato a seguire il Matera dal vivo e qual è stata l'esperienza che più hai apprezzato?
Non ricordo esattamente a quante partite sono stato, ma cerco di andare ad almeno 5 a stagione. Una delle esperienze più belle è stata nel dicembre scorso, in trasferta con la Nocerina, finita 2-2. Un'altra è stata la trasferta di Nardo, entrambe memorabili per motivi diversi. Nardo è stata la mia prima vittoria in trasferta, Nocerina per l'atmosfera.
-Come organizzavi le tue partenze per Matera? E che rapporto hai costruito e creato con la città?
Faccio la strada lunga per tornare a casa, a volte sono sveglio per più di 28 ore: parto da Derry alle 00:50, arrivo a Dublino, dopo 4 ore, poi volo a Roma o a Napoli o a Bari, quello che è più economico, poi treno/autobus per Matera. Ma per guardare la mia squadra e passare del tempo a casa, ne vale la pena.
Il mio amore per Matera risale al 2016, quando ho lavorato come volontaria Erasmus con Basilicata Link con sede a Matera, posso individuare il momento in cui mi sono innamorato di questa città, quando è diventata casa, ed è stato quando ho visitato Casa Noha con il mio buon amico Raffaele. Da quel giorno di aprile 2016, Matera è diventata casa, volevo sapere tutto di lei.
-Raccontami come vivi l'esperienza in uno stadio italiano e cosa ti affascina di più rispetto a una partita vista in Irlanda.
Secondo me, in Italia non si vive il calcio, lo si vive, lo si respira, è tutto. Non c'è paragone di atmosfera tra Irlanda e Italia. In Italia non ci si ferma dal momento in cui si entra allo stadio fino a quando si esce. Abbiamo perso partite in campo, ma mai sugli spalti. E non è solo la Curva Sud, siamo stati in trasferta a Nardo, stavamo vincendo 4-0, ma i loro ragazzi non si sono mai fermati, in Irlanda questo non succede. Qui non si tifa solo per la propria squadra, ma si rappresenta la propria città.
-Un irlandese che tifa Matera: cosa dice chi ti circonda e sei riuscito a trasmettere questa tua passione a qualcuno?
Onestamente, i miei fratelli in Curva Sud sono stati fantastici, mi hanno accettato, hanno visto la mia passione per il club, sanno che non sono lì solo per i like e le condivisioni sui social media, sono lì perché amo questo club. Purtroppo la mia passione non ha ancora contagiato nessun altro, ma ci sono molte più persone in Irlanda che conoscono Matera perché è l'unica cosa di cui parlo.
-Hai qualche aneddoto che racconti sempre?
Deve essere il lavoro che si fa per realizzare il tifo. Ricordo che eravamo in 10 a tagliare e misurare il materiale per creare un mare di bandiere bianche e blu. Non ero presente all'evento, ma le foto mi rendono orgoglioso. Parlo di quello e della prima volta che la Curva Sud ha cantato il mio nome sugli spalti nella trasferta di Nardo: è stato un momento magico per me.
-Hai qualcosa che ti ricorda Matera quando sei lontano? Una maglia particolare magari.
Ho la mia bandiera irlandese del Matera sulla parete di casa; ho anche i biglietti delle partite, alcune magliette e sciarpe. E quando corro indosso una canotta bianca con una striscia diagonale blu e lo stemma dei tifosi del Matera. Cerco di rappresentare Matera e il Matera Calcio ovunque vada.
-Infine, un messaggio a tutti i tifosi biancazzurri e ai tuoi compagni della Curva Sud?
So che nel mio cuore e nel vostro che questa non è la fine del nostro percorso. Come città, come popolo, risorgeremo. Il futuro è blu e bianco. Forza Matera, forza Curva Sud