Abbiamo intervistato Gerardo Passarella, ex allenatore del Potenza e presidente di AssoAllenatori, per fare chiarezza sulla delicata situazione ai vertici della FIGC e sulle questioni di legittimità relative alla candidatura e all'elezione di Giovanni Malagò.

Mister Passarella, la FIGC sta attraversando un momento particolarmente complesso a livello istituzionale. Qual è la sua lettura di quanto sta accadendo ai vertici del calcio italiano?

«La FIGC, dalla sua fondazione nel 1898, si trova ad attraversare uno dei momenti più difficili della sua storia. Al di là dei risultati sportivi, che sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, il problema di fondo è una palese mancanza di dirigenti federali di spessore. Certamente il calcio italiano non sta facendo una bella figura a livello d'immagine e di credibilità: ciò che sta venendo fuori in queste ore mostra un sistema in forte affanno. Le ultime vicende che vedono coinvolto il neo eletto presidente Giovanni Malagò ne sono un segnale evidente...»

Entriamo nel dettaglio delle questioni giuridiche e regolamentari. Qual è stato il primo ostacolo sollevato in merito alla candidatura di Malagò?

«Inizialmente si è posta una questione di inammissibilità — o per meglio dire di ineleggibilità — della candidatura, in quanto in contrasto con le norme dell'art. 53 comma 16 del d.Lgs 165/2001. Malagò è stato Presidente del CONI fino a tutto il mese di giugno 2025. Detta norma, rivista ed integrata dalla legge 190/2012 e conosciuta come legge Severino, sancisce il divieto di pantouflage o revolving doors. Impone che i dipendenti pubblici, negli ultimi tre anni di servizio, non possano svolgere attività lavorativa o professionale presso soggetti privati destinatari di poteri autoritativi o negoziali svolti dagli stessi. Questo divieto riguarda qualsiasi forma di rapporto di lavoro o consulenza, sia in posizioni di vertice che inferiori, e tra i "soggetti privati" rientrano a pieno titolo anche le federazioni con natura privatistica. Questa prima anomalia è stata però superata grazie a un parere dell'ANAC — parere che ricordiamo non è vincolante — reso tre giorni prima delle elezioni, il quale ha stabilito che un Presidente del CONI può essere eletto Presidente di una federazione. A mio avviso si è creato così un precedente molto pericoloso.»

Successivamente è emerso un secondo nodo, riguardante il mancato tesseramento. Come si è sviluppata questa vicenda e quali sono stati i passaggi legati ai ricorsi?

«La seconda anomalia è venuta fuori dal ricorso presentato da un altro candidato alla presidenza federale, l'avvocato Renato Miele, ex giocatore della Lazio. Inizialmente i candidati erano tre: Malagò, Abete e Miele. La candidatura di Miele è stata rigettata perché, pur essendo tesserato con una società, non aveva le adesioni delle altre società. Quando poi Miele ha impugnato le elezioni eccependo la mancanza di tesseramento di Malagò, gli organi di giustizia della Federcalcio — giudici nominati dalla stessa FIGC — hanno dichiarato i ricorsi inammissibili per difetto di interesse ad agire del ricorrente, in quanto già escluso dalla competizione, senza quindi entrare nel merito del mancato tesseramento del Presidente eletto. Eppure il tesseramento rappresenta un requisito fondamentale per poter presentare la propria candidatura ed essere eletto presidente di una Federazione sportiva ai sensi dell'art. 29 NOIF.»

Di recente la Procura Federale si è espressa sul caso proponendo un'archiviazione. Cosa ne pensa di questa decisione e quali scenari prevede?

«È una situazione davvero singolare che lascia sconcertati me e molti addetti ai lavori. Dopo aver tenuto le carte per due o tre mesi, la Procura Federale ha riscontrato e accertato che Malagò non è effettivamente tesserato. Tuttavia, si parla di archiviazione. Ma archiviazione di cosa? Come si fa ad archiviare una situazione del genere se è stato accertato che manca un requisito essenziale come il tesseramento? Se un candidato non è tesserato, cade tutto il presupposto della candidatura stessa. Non riesco a capire, e con me molti addetti ai lavori, come si possa uscire da un'impasse del genere con una semplice archiviazione. Ora la palla passerà al CONI, che dovrà esprimersi e decidere sul caso. Nel frattempo, so che l'avvocato Miele intende proseguire l'iter e ricorrere al TAR del Lazio una volta esauriti i gradi di giustizia federale. Vedremo come andrà a finire, ma sicuramente è una pagina opaca per la nostra Federazione.»

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