102 partite, 28 gol, 17 assist e ben due promozioni centrate: numeri capaci di far innamorare di sé una tifoseria intera quelli di Simone Simeri durante la sua esperienza al Bari. Attualmente in forza alla Pistoiese in Serie D, il centravanti trentaduenne ha rilasciato dichiarazioni importanti nel corso di un'intervista per "Repubblica" non solo sulla sua avventura in maglia biancorossa e sulla situazione attuale del club, ma soprattutto su quello che a scanso di equivoci siederà sulla panchina dei galletti la prossima stagione: Fabio Caserta. In attesa dell'incontro finale e dell'ufficialità previsti per la prossima settimana, infatti, l'ex tecnico del Catanzaro ha già trovato un accordo di massima con il club pugliese per un contratto biennale fino al giugno 2027. Con in condivisione una stagione alla Juve Stabia, Simeri ha speso belle parole sul tecnico calabrese.

"Che effetto farà vederlo alla guida del Bari? È particolare. Ho sempre sognato che lui potesse venire ad allenare il Bari quando ero sotto contratto. Lui e Vivarini sono i due allenatori che mi hanno mi hanno fatto rendere al meglio. Ho sperato tanto di essere allenato da lui in biancorosso. Sono davvero contento, Caserta merita una piazza come Bari. La stagione alla Juve Stabia conclusa in semifinale playoff di Serie C? L’abbiamo persa a Reggio Emilia, feci gol in semifinale. Per me è un campo sfortunato, qualche anno dopo ci ho perso una finale con il Bari. Eravamo una squadra giovane e molti di noi hanno fatto strada, davanti avevamo Strefezza, oggi al Como, e Canotto, sulle fasce, e io e Paponi al centro. Fu un’annata davvero speciale. La partita che più ha caratterizzato quel campionato? Catania-Juve Stabia, era una partita che l’allenatore sentiva tantissimo. A Catania è stato capitano. In quella giornata Catania e Lecce si giocavano la B. Giocammo in 10 per 75 minuti e ho retto da solo il peso dell’attacco per tutta la partita. Abbiamo giocato alla grande, finì 0-0 e portammo a casa un punto prezioso. A fine partita ricordo l’abbraccio con Fabio".

"Il mister a me ha dato tantissimo e ancora oggi è rimasto quel rapporto così forte. È una persona che ti dà il cuore, capisce cosa vuol dire essere un calciatore perché l’ha fatto ad alti livelli. Lui capisce determinati momenti: sa cosa fare quando si è in difficoltà, sa gestire i momenti e il gruppo. Sa quando essere un martello e quando invece si può scherzare. Per me è un top sotto tutti i punti di vista. Bari non è per tutti ma lui è profilo adatto. Sul piano tecnico gli piace tanto giocare palla a terra, fraseggiare, tenere il possesso. Ti fa sentire padrone del campo. Non ha mai avuto un modulo predefinito: si adatta ai giocatori che ha e l’ultima esperienza di Catanzaro lo racconta. È passato dalla difesa a quattro a quella a tre in corso d’opera".

"Il mio legame con il Bari? È la mia vita, dal punto di vista calcistico è la prima casa. Il mio primo figlio è nato a Bari, ci sono stato la settimana scorsa e ci torno molto spesso. Sono troppo legato a questa realtà. Cosa non ha funzionato nell'ultimo campionato? L’ho seguito con grande attenzione, non ho visto quella cattiveria agonistica che ero abituato a percepire nel recente passato. Penso alla stagione 2022/23: c’era lo spirito di una squadra di provincia, poi è scemato dopo la sconfitta in finale con il Cagliari. Secondo me c’è bisogno di qualcuno che possa riaccendere la miccia e Fabio Caserta può riuscirci. Come risanare la frattura tra proprietà e tifosi? L’unica medicina è vincere e convincere, puoi fare ben poco. Il barese e Bari hanno bisogno di sentirsi ancora una volta protagonisti. È una piazza fuori portata per la B mentre città molto più piccole vanno in A".

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