Carlo Vicedomini (ex Lecce, Barletta e Taranto) a Contropiede: "A Lecce sono cresciuto, Corvino rivoluzionò tutto. Loiodice mi ha impressionato, è un calciatore da Serie C. A Cerignola e Barletta..."
C’è chi il calcio lo vive e chi lo racconta: Carlo Vicedomini fa entrambe le cose. Intervenuto per un'intervista esclusiva ai microfoni di ControPiede, l’attuale calciatore dell’Erchie ha riavvolto il nastro di una vita passata sui campi di piazze storiche come Lecce, Cerignola, Barletta, Taranto ed altre ancora. Non solo cronaca, ma un’analisi profonda delle dinamiche del gioco, arricchita dai nomi di grandi protagonisti come Pantaleo Corvino e Nicola Loiodice.
Carlo bentrovato. 40 anni compiuti e la sensazione di voler smettere sembra essere lontana: come stai fisicamente? Qual è il segreto biologico e mentale per mantenere questa integrità fisica e questa fame agonistica?
"Il segreto è nella voglia di andare ad allenarsi al campo ogni giorno, arrivando prima ed andando via dopo degli altri. E' importante la prevenzione, è importante lavorare tanto sull'aspetto fisico personale"
In uno spogliatoio con molti giovani, ti senti più un capitano, un fratello maggiore o un "allenatore in campo"?
"Nello spogliatoio anagraficamente sono il più grande, dunque cerco sempre di impartire i giusti consigli ai ragazzi più giovani di me, trasmettendo loro la giusta "cultura sportiva". In campo invece cerco di essere un supporto anche tecnico e tattico, mi viene spontaneo".
Come è cambiato il modo di interpretare il ruolo di centrocampista dai tuoi esordi a oggi? Senti che il calcio sia diventato troppo fisico rispetto alla tecnica pura?
"Il calcio si è evoluto molto, non essendo una scienza esatta è sempre difficile "giudicarlo". In passato si lavorava molto per arrivare subito a fare gol, oggi si cerca di tenere il pallone più dell'avversario, rendendo alcune partite estremamente noiose. Personalmente non sono cambiato molto, il mio stile è rimasto analogo: mi piace palleggiare, ma prediligo soprattutto verticalizzare, cambiare gioco, lanciare..."
Ripercorriamo la tua carriera: nel 2004/2005 inizi la carriera nel Lecce Primavera, piazza dove tornerai 5 anni dopo in Serie B. Quanto sei legato ai colori giallorossi e quanto sono stati importanti per la tua crescita?
"Inizialmente al Lecce sono arrivato nel 95/96, dovevo ancora compiere 10 anni e l'ultimo anno di contratto mi è scaduto nel 2011. Per la mia crescita, ovviamente, è stato determinante, specie dall'arrivo di Pantaleo Corvino, che ha rivoluzionato il lavoro nei settori giovanili. Lecce mi ha educato, mi ha fatto crescere come uomo e calciatore.
6 mesi nella campionato cadetto, senza riuscire a collezionare neanche una presenza. Guardando indietro, è uno dei tuoi rimpianti più grandi? Quanto ti avrebbe reso orgoglioso partecipare alla promozione in Serie A del Lecce?
"Nel 2009/10 sono stato sei mesi a Lecce in Serie B, collezionando due panchine ma senza riuscire mai ad esordire in prima squadra: è il mio più grande rammarico. Tornavo con oltre 100 partite in Serie C, ma non mi è mai stata concessa l'opportunità"
Tanta Serie C, in tante squadre importanti per te: Paganese, Crotone, Juve Stabia e Taranto. Quale ti ha regalato maggiori soddisfazioni?
"Sono stato 11 anni in Serie C, in tantissime piazze, ma la Paganese mi ha regalato emozioni incredibili. Vincemmo i play-off di Serie C2 contro Reggiana e Spal ed approdammo in C1, dove ho collezionai 34 presenze. Devo riconoscere che anche Taranto mi ha dato tanto, nonostante il primo anno in Serie C mi ruppi il crociato e giocai pochissimo; fortunatamente dimostrai tutto il mio valore il campionato successivo, in Serie D"
Negli ultimi l'attaccamento alla Puglia e alle origini ha avuto il sopravvento, giusto? In ordine: Nardò, Audace Cerignola, Gravina e Barletta...
"La prima piazza che, post infortunio alla testa, mi ha dato l'opportunità di giocare in Eccellenza, è stata Nardò. Purtroppo con la tifoseria non ci lasciammo benissimo, ma devo essere estremamente riconoscente nei loro confronti. Cerignola e Barletta sono state due esperienze incredibili: abbiamo vinto tutto"
Hai calpestato tantissimi campi di provincia e di categoria superiore: qual è lo stadio che ti ha sempre trasmesso un'energia particolare?
"Lo stadio "Iacovone" di Taranto sicuramente trasmette un'energia incredibile. Inoltre, non posso non citare il "Cosimo Putilli" di Barletta"
Cosa ha rappresentato per te vestire la maglia di tante realtà diverse pugliesi?
"In Puglia, aldilà della categoria, emerge la passione, sempre. Gli stadi sono sempre pieni, durante la settimana si vive con passione la gara della domenica, l'amore dei tifosi viene trasmesso anche ai calciatori in campo"
Il novembre scorso hai firmato ad Erchie in prima categoria. Qual è l'obiettivo personale e di squadra che ti sei prefissato per questa stagione?
"Quest'anno ho iniziato la stagione al Norba Conversano, in Promozione, ma mi aspettavo qualcosa in più da un punto di vista organizzativo: le premesse erano diverse. Ho rescisso il contratto a novembre ed inizialmente non ero entusiasta di voler continuare a giocare, fino alla chiamata dell'Erchie. Ho trovato una società che economicamente e sportivamente non è di Prima Categoria, può e deve confrontarsi in altri palcoscenici. L'ambiente permette di fare calcio, di costruire e programmare seriamente. Siamo una squadra forte, possiamo competere per vincere tanto, lo merita la gente e tutta la dirigenza"
C'è un giovane nel campionato di Serie C o Serie D attuale in cui rivedi lo spirito o le caratteristiche del giovane Carlo Vicedomini?
"Ti sono sincero, sto seguendo poco ultimamente in Serie C e Serie D, sono estremamente concentrato sull'Erchie. Mi vengono in mente due calciatori: Cancelli (Barletta) e Guadalupi (Barletta), se messi insieme si avvicinano molto a me"
C'è un avversario che hai affrontato in questi anni che ti ha davvero impressionato per talento?
"Mi ha impressionato tantissimo Loiodice. Nicola, per scelta, preferisce giocare nei dilettanti, ma avrebbe potuto benissimo giocare anche in Serie C. Non si risparmia mai, ha tantissima fantasia, segna e fa assist: è un calciatore completo"
Molti calciatori della tua esperienza iniziano a studiare da allenatore o dirigente. Hai già iniziato a pensare a cosa farai "da grande" o il richiamo del campo è ancora troppo forte?
"Vorrei provare ad allenare, ho iniziato a studiare da qualche anno e sto portando avanti una mia idea calcistica. Voglio crescere, voglio imparare tanto, vorrei che diventasse il mio lavoro futuro"
a cura di Emanuele Cantisani