Paternicum, Thomas Colella a ControPiede: "Mi allenavo con Roberto Insigne, Tavano e Castaldo: fui aggregato in Serie B. Praia piazza incredibile, l'Eccellenza lucana..."
Dalla Serie B con l’Avellino, passando per la vittoria della Coppa Italia a Praia a Mare, fino al presente in maglia rossoblù a Villa D’Agri, con il Paternicum. Thomas Colella, portiere classe ’99, è uno dei volti e di maggiore esperienza del campionato di Eccellenza lucana. Tra rimpianti, passato, idoli e futuro si è aperto totalmente ai nostri microfoni, rivelando alcuni retroscena legati alla sua incredibile carriera.
Bentrovato Tommaso. Prossimo ai 27 anni (classe ’99) ma un incredibile percorso alle spalle.
Facciamo un passo indietro, rivivendolo insieme e partiamo dall’inizio: Vigor Lamezia in Serie C, poi l’importante parentesi in Primavera ad Avellino…
“A 14 anni sono andato via di casa per approdare in Serie C, sono stato aggregato in prima squadra e mi sono ritrovato in una realtà estremamente stimolante. Poi, sono andato ad Avellino, quando i campani militavano in Serie B: è stata un’esperienza fantastica. Arrivai per giocare in Primavera, poi da gennaio ho iniziato a far parte della prima squadra, mi allenavo con Roberto Insigne, Tavano, Castaldo, e l’allenatore era Tesser”
Studiavi (e studi tutt’ora) qualche portiere in particolare?
“Sembrerà ovvio, ma da piccolo osservavo e mi ispiravo tanto a Gigi Buffon. Oggi, invece, mi piace tantissimo Maignan, lo reputo un portiere completo sotto ogni punto di vista”
Dopo Avellino, tanta Serie D a Castelvetro, dove ti sei dovuto iniziare ad assumere le prime responsabilità del ruolo. Lì, sei maturato definitivamente?
“L’anno precedente, avendo avuto la fortuna di esser stato aggregato con la prima squadra dell’Avellino, avevo iniziato ad approcciarmi concretamente con questo mondo. In Serie D, mi sono trovato subito a mio agio, tuttavia è stato importante entrare bene in alcuni meccanismi e dinamiche del campionato. Il mio preparatore era Marco Ballotta, lui mi ha insegnato tantissimo, mi ha trasmesso la tranquillità nell’affrontare le varie situazioni in campo: si vede la tra chi ha giocato e vissuto determinate categorie e chi invece aspira a farle…”
Legnago, Agropoli, Latronico, Sapri e Digiesse Praia Tortora, arrivano altre importanti avventure. Quale tra queste ricordi con maggiore piacere?
“Dopo Castelvetro sono approdato a Legnago, sempre in Serie D, e lì ho avuto la fortuna di consacrarmi e maturare definitivamente; ho giocato circa 80 partite in due anni, sebbene un infortunio alla fine mi ha anche fermato. Ad Agropoli ho trovato una piazza spettacolare, vi era un ambiente straordinario. A Praia non sono stato bene, sono stato benissimo! E’ una città ed hanno una tifoseria mozzafiato, non posso che augure il meglio a loro. Lì abbiamo realizzato qualcosa di straordinario, spero che anche quest’anno possano vincere il campionato e tornare in Serie D…”
A Praia a Mare, da assoluto protagonista, hai alzato la Coppa Italia Eccellenza. E’ il trofeo più prestigioso nella tua bacheca?
“Si, è stato un bellissimo obiettivo, la società lo aveva prefissato ad inizio anno, vi era l’ambizione di vincere per la prima volta la Coppa Italia. In semifinale contro il Soriano, dopo aver perso 2-0 all’andata, rimontammo clamorosamente il risultato nella gara di ritorno, grazie ad un rigore nel finale di Angelo Petrone. Eravamo un gruppo legatissimo ed unito, Petrone e Puoli sono stati fondamentali nel compattarlo ulteriormente.
Guardandoti le spalle, c’è una parata a cui sei particolarmente legato?
“Mi viene subito in mente la lotteria dei rigori ai quarti di Coppa Italia contro l’Arzignano di Vincenzo Italiano, ne parai due e passammo il turno. Fu una bella soddisfazione e furono degli interventi che ricordo sempre con piacere”
Allo stesso tempo, porti con te un rimpianto su tutti?
“No, non ho rimpianti, forse cambierei qualche decisione, forse sarei potuto rimanere un anno in più ad Avellino. Tuttavia rifarei tutte le stesse scelte, sono molto tranquillo e fiero del mio percorso”
In quale stadio ti sei emozionato particolarmente scendendo in campo?
“Ne voglio citare tre: Mantova, Como e Foggia. Sono tre realtà che vivono il calcio in maniera viscerale, fu davvero emozionante giocare lì”
Arriviamo al presente: cosa ti ha convinto ad accettare l’offerta del Paternicum la scorsa estate?
“Non mi aspettavo di trovare una realtà così consolidare e così avanti sotto tanti punti di vita: mi hanno convinto le ambizioni e le visioni societarie. Inoltre, ho giocato nel campionato lucano 4-5 anni fa, e devo ammettere che il livello è molto più alto, è estremamente competitivo: credo che l’Eccellenza in Basilicata sia migliore di tante altre… Alcune squadre come Melfi, San Cataldo, Santarcangelo, Oppido diranno la loro anche in categorie superiori nei prossimi anni, sono rose piene di qualità.
Quale attaccante ti ha messo maggiormente in difficoltà?
“Mi è piaciuto e mi ha colpito tantissimo Agustin Borda del San Cataldo, tuttavia ce ne sono tanti molto forti e prolifici. Menzione d’onore per Hussein, Bongermino e Ciuffo”
Settimo posto in classifica, discretamente sopra la zona play-out e abbastanza lontani dalla zona play-off.
Ad oggi, quale è il vostro obiettivo?
“A questo punto della stagione dobbiamo porci degli obiettivi e cercare di migliorare il più possibile, domenica dopo domenica, allenamento dopo allenamento. Abbiamo un grande rapporto con mister Cirigliano, devo essere sincero, il gruppo è sereno e compatto. Il capitano Salvia e Marchesano sono due figure estremamente cardini nello spogliatoio”
Qual è il tuo obiettivo personale legato alla stagione corrente? Quale invece legato al futuro?
“Il mio obiettivo è sempre migliorare, stagione dopo stagione. In merito al futuro cercherò di prendere le decisioni migliori per me, vedremo…”
Rimarrai anche il prossimo anno a Villa D’Agri, al Paternicum?
“Solitamente aspetto sempre la fine del campionato per prendere una decisione definitiva. Ma devo essere sincero: non mi dispiacerebbe rimanere qui, mi son trovato molto bene, la società è ambiziosa e ha voglia di far bene anche in futuro”
a cura di Emanuele Cantisani