Così non è più calcio!
Così non è più calcio. Quanto accaduto a Gaetano Castrovilli e alla sua famiglia è un qualcosa che va al di là dei reali valori di questo sport. Offese e minacce di morte non dovrebbero essere augurate neppure al nostro peggior nemico, e invece, eccoci ancora una volta a condannare tutto questo. Una condanna arrivata in primis da Vicari, e pochi istanti fa dallo stesso Bari attraverso un comunicato ufficiale che inizia così: “Le parole non sono mai “solo parole”. Perché, purtroppo, certe volte, ci si dimentica di come quei calciatori che corrono dietro un pallone siano anch’essi degli uomini.
Tutto questo non è calcio. O perlomeno, quel calcio che dovrebbe rappresentare un sentimento di amore, unione e passione. Quella passione che, spesso e volentieri, sfocia in un sentimento e in un clima d’odio emblema di una società viziata e incapace di discernere ciò che giusto da ciò che sbagliato. E questo riguarda anche il calcio: basta chiedere al terzino della Fiorentina Dodô, anche lui vittima come il centrocampista biancorosso delle minacce dei cosiddetti “leoni da tastiera”.
Dovremmo essere qui ad analizzare il momento seppur negativo -calcisticamente parlando- del Bari, e invece, ci ritroviamo ancora una volta a condannare un atto che va oltre ogni sano valore e principio dello sport. Eppure, basterebbe poco: soltanto un briciolo di rispetto ed educazione. Quel rispetto e quell’educazione che dovrebbero essere insegnati sin da bambini, ma che spesso vengono oscurati dall’odio e dalla superficialità. Questo non è il calcio che abbiamo imparato ad amare. Un forte abbraccio a Gaetano Castrovilli e alla sua famiglia.