Una carriera in giro per il mondo, si racconta Cristian Battocchio: "Sto dimostrando di poter giocare a questi livelli. In caso di promozione faccio un duetto con Bruschi"
Una carriera calcistica in giro per il mondo: Cristian Battocchio, attuale calciatore del Monopoli, si racconta in una intervista a cura di Gabriele Ragnini per la Gazzetta dello Sport. Passato, presente e futuro con degli aneddoti particolari in giro per il globo; di seguito l'intervista a Cristian Battocchio:
PRESENTE CON IL MONOPOLI - “Non ho paura a dire la parola ‘promozione’, non è un tabù. All’inizio l’obiettivo era la salvezza, ora possiamo giocarcela con chiunque. Non vogliamo darci una spiegazione, perché non c’è. Monopoli mi era stata suggerita da un amico. Non era facile per una società italiana puntare su un ragazzo che non giocava qui da anni, invece hanno creduto in me. Sto dimostrando di poter giocare a questi livelli. Mia moglie ama girare, io non sono così tanto un turista. Però sono andato ad Alberobello, alle grotte di Castellana, a Bari… A mare siamo andati poco e al calar del sole, perché c’è sempre tanta gente e la bimba è piccola. Però è una bellissima città e tra poco, appena il mare si calma, inizierò ad andare a pesca in barca. È una delle mie passioni”.
CRESCERE A ROSARIO - “A Rosario si inizia dai quartieri, dalla strada. Giocavo coi più grandi che mi hanno insegnato a prendere le botte. Poi a 5 anni sono entrato nel Newell’s Old Boys, la squadra dove è cresciuto Messi. Mio padre conosceva Leo, perché anche lui lavorava nel Newell’s. Era amico di suo padre. Io non ci ho mai giocato insieme, ma quando papà tornava a casa diceva già che fosse un fenomeno, che avesse qualcosa di diverso rispetto a tutti. In futuro mi piacerebbe giocare in America per sfidarlo, sarebbe un cerchio che si chiude. Ho avuto la fortuna di veder giocare Messi nella finale del mondiale in Qatar nel 2022 grazie a Nico Tagliafico, mio caro amico, conservo ancora maglie che ho indossato e biglietti aerei”.
PASSATO IN ITALIA - “Di Biagio ha sempre avuto fiducia in me, mi voleva con sé sia nell’Under 20 che nell’Under 21. Avevamo un grande rapporto. In quel momento per arrivare in A non potevo trovare posto migliore che non fosse la Nazionale. Forse però non avevo le persone giuste con me, i giusti procuratori. Nell’Udinese era difficile giocare perchè erano tutti dei fuoriclasse: da Isla a Di Natale e Sanchez. Con Alexis avevo un grande rapporto, stavamo sempre insieme. Ci siamo persi un po’ di vista, ma a Londra quando giocavo al Watford e lui all’Arsenal siamo usciti insieme”.
ISRAELE - “Non sapevo nulla della guerra, ad un certo punto suona un allarme. Guardiamo in cielo e vediamo delle esplosioni, noi stranieri pensavamo fossero fuochi d’artificio. Cruijff ci dice: 'No ragazzi, stanno bombardando. Quelli sono missili'. Era il sistema di difesa, non avevo mai visto niente del genere se non nei videogiochi. Mi sono spaventato”.
INDIA, GIAPPONE E MESSICO - “In India c’erano presone gentilissime, ma avevamo una situazione un pò particolare perchè avevamo a disposizione un albergo bellissimo, ma eravamo sempre lì con tutta la squadra. Poi mia moglie è rimasta incinta e siamo tornati in Italia per far sì che fosse seguita meglio. In Giappone è stato un periodo difficile per via del Covid, dovevo rispettare una quarantena particolare, giravo tutto il giorno con il traduttore, che era un ragazzo del club e quando entravamo in casa mi diceva di togliere le scarpe, ma era casa mia (ride, ndr.). In Messico è andata meglio per il tifo più vicino a quello sudamericano, però anche lì ho vissuto un episodio da paura. Abitavo al 28esimo piano del palazzo: ero a casa con tre amici e sentiamo la testa girare, poi i mobili della casa iniziano a tremare: era un terremoto molto forte, abitavo in un palazzo antisismico, quindi la casa si è salvata, poi son sceso per strada e le abitazioni più vecchie erano distrutte”.