In occasione della tappa barese di “Viva El Tour”, talk show calcistico live a teatro, dopo Antonio Cassano, anche Nicola Ventola ha parlato ai microfoni della Gazzetta del Mezzogiorno:

IL LEGAME CON IL BARI – “Ho sempre visto il Bari come un sogno che si avverava, era la squadra che vedevo da bambino con mio padre, il primo amore, la voglia di fare il calciatore. Passi dalla Grumese, la squadra del mio paese, al Bari lottando con tutto me stesso e la voglia di raggiungere l’obiettivo di diventare professionista. Una volta in prima squadra, poi, ancora ragazzino, contribuisci alla promozione in serie A con sette gol nelle ultime 10 partite. Cosa c’è di più bello?”

SAREBBE VOLUTO RIMANERE PIÙ A LUNGO CON LA MAGLIA BIANCOROSSA? – “Ci ho provato sino all’ultimo, chiedendo a Matarrese, un grande uomo, di rimanere un po’. Il grave infortunio mi ha impedito di vivere quella stagione in A ma mi spaventava andare in una grande squadra come l’Inter di Baggio e Ronaldo dopo sei mesi di inattività, pur avendo recuperato bene. “Devi andare”, mi spronò il presidente, era la mia opportunità di spiccare il volo.”

SENZA INFORTUNI COSA SAREBBE POTUTO ACCADERE? - “Avrei potuto fare molto di più come dimostra cosa dicono di me calciatori con i quali ho fatto le giovanili della Nazionale sino all’Under 21. Ho giocato con Totti, Pirlo, Gattuso, Buffon, Zambrotta, Nesta, Perrotta. Ricordo a me stesso che loro hanno vinto il Mondiale nel 2006. Felicissimo da amico e tifoso, sia chiaro. Chissà, forse avrei potuto avere qualche chance in più per stare in campo con loro. In pochi avevano le mie caratteristiche fisiche, atletiche e tecniche. È andata diversamente, ma vedo il bicchiere mezzo pieno.”

CONOSCENDO IL PRESIDENTE LUIGI DE LAURENTIIS, COME STA VIVENDO QUESTO MOMENTO DIFFICILE DEL BARI? - “Non bene. Dalla espressione del volto si percepisce la tristezza e la delusione, anche alla luce del mercato importante della scorsa estate soprattutto nella fase offensiva. Pensava di aver costruito una buona squadra che potesse giocarsela da protagonista, il campo ha detto il contrario. Secondo me sta riflettendo su tante cose. Persona perbene, è il primo ad essere orgoglioso se arrivano i risultati e il primo a soffrire perché la piazza in questo momento non ti vede bene. Non so cosa deciderà e quale sarà il futuro a parte i cambiamenti di direttore sportivo e allenatore.”

IL BARI PUÒ ESSERE APPETIBILE PER INVESTITORI STRANIERI? -  “Lo deve essere, ma molti gruppi stranieri possono capire sino a un certo punto il potenziale di un club. Devi avere la fortuna che chi arriva, intuisca cosa significherebbe accendere quella luce che il Bari può scatenare. Me lo auguro e lo spero, in un momento in cui proprietà italiane di club sono sempre meno. Se c’è qualcuno lungimirante, spero arrivi a Bari.”

COSA MANCA AL BARI?- “Ho visto tutte le partite, non c’è personalità. Le poche vittorie sono arrivate quando non meritava. La squadra non decolla, ma forse con Longo ha trovato una guida forte. Ho giocato con lui, lo conosco. La sensazione è positiva nel senso che quando attraversi queste difficoltà, è importante ci sia un allenatore che faccia anche da psicologo, che tiri fuori la personalità dei giocatori e che azzeri la paura. A Cesena non meritavamo di vincere, ma abbiamo portato a casa tre punti. Prima quelle partite le perdevi. Con Fascetti ho giocato in uno stadio vuoto e i fischi del pubblico, so che significa.”

QUANTO INCIDE UN ALLENATORE NELLA CARRIERA DI UN CALCIATORE? – “Prendiamo la Juve di Spalletti. Prima del suo arrivo in tanti pensavano che i giocatori fossero dei brocchi. Con un bravo allenatore, diventi più squadra, sei più credibile, hai più personalità.”

L’ALLENATORE CHE HA PIÙ CONTRIBUITO NELLA TUA CRESCITA? - “Fascetti, Tardelli, Cuper sono stati bravi con me, ma non ho avuto un allenatore alla Gasperini quando allenava il Genoa che ha dato molto ad attaccanti come Di Vaio e Borriello da un punto di vista tattico e di crescita nella comprensione del gioco.”

UN RUOLO IN FUTURO NEL BARI? - "Non lo avevo mai pensato, in futuro invece è una cosa che non mi dispiacerebbe anche se è un’arma a doppio taglio. Per quanto ti vogliono bene e tu conosci l’ambiente, la città, i tifosi e la società, se le cose non vanno bene il primo a pagare le conseguenze è quello di casa, ma questo, sia chiaro, non mi fa paura. Mi piace il mondo della comunicazione, non farei mai l’al - lenatore, ma mi stuzzica ad esempio ritagliarmi la figura di riferimento del presidente come collegamento con la squadra."

IL GOL CON IL BARI A CUI SEI PIÙ LEGATO? – “Quello contro il Castel di Sangro il 15 giugno 1997 nella gara che valeva la promozione in A giocata in uno stadio San Nicola esaurito. Dal campo si vedevano solo le teste degli spettatori…Segnai il primo gol, attaccai la profondità, volevo piazzare il pallone con forza dove si è infilato.”

CALCIATORI CON LE TUE CARATTERISTICHE? – “Onestamente non ne vedo, l’ultimo per caparbietà, voglia di puntare la porta, è stato secondo me Belotti.”

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