Dalle giovanili del "suo" Bologna all'esordio in Serie A contro il Cagliari, passando per le battaglie epiche a San Siro marcando Mauro Icardi: la carriera di Alessandro Bassoli è un romanzo fatto di sudore, leadership e tanta concretezza. Bolognese doc, classe '90, il difensore centrale ha attraversato il calcio italiano lasciando il segno ovunque sia passato, specialmente in quel Pordenone dei miracoli capace di conquistare uno storico "double" tra campionato e Supercoppa. Oggi, a 35 anni, la sua bussola punta verso il Sud. Arrivato a dicembre a Picerno per portare centimetri e carisma alla retroguardia di mister Bertotto, Bassoli si è calato con umiltà e determinazione in una realtà familiare ma ambiziosa, diventando in breve tempo un punto di riferimento non solo tattico, ma anche umano. In questa intervista esclusiva, Alessandro ci accompagna in un viaggio nel tempo: dai rimpianti legati alla massima serie alle emozioni di indossare la fascia da capitano in Lucania, fino a quel futuro che – tra un patentino UEFA B già in tasca e la voglia di lottare ancora sul campo – profuma ancora intensamente di erba e spogliatoio.



Ale bentrovato, 35 anni (a giugno 36) ma in campo sei in formissima. Come stai?
“Bene, sto davvero bene. Gli anni iniziano a farsi sentire anagraficamente, ma fisicamente sto bene”

Prima di arrivare al presente, facciamo un salto nel passato e ripercorriamo con un breve excursus la tua lunga carriera. Bolognese doc, cresci e ti formi nelle giovanili del Bologna: quanto e cosa ti porti dietro della gioventù in Emilia?

“Tutta la mia esperienza a Bologna è stata bellissima. Sono nato a Bologna, ho vissuto lì un’infanzia serena, poi ho giocato in tutte le squadre giovanili rossoblù fino alla Primavera. Sono stato anche convocato con la prima squadra: grande motivo di orgoglio per me”

Il 16 maggio 2010 credo rientri di diritto nelle date più importanti della tua carriera: arriva l’esordio in Serie A in un Cagliari-Bologna, dove subentri al 76’ al posto di Adailton. Cagliari che ritroveremo ancora più avanti…
Che emozione è stata e cosa provi ripensando quel momento?

“È stata un'emozione incredibile, l'allenatore era Colomba e lo ringrazierò per sempre per avermi regalato questa gioia”

 

Serie A che sfiorerai qualche anno dopo, nuovamente, con la maglia del Chievo Verona. Il non esser riuscito a trovare continuità nella massima Serie è il tuo principale rimpianto?
“Si, guardandomi le spalle rappresenta un rimpianto. Ebbi addirittura la fortuna di fare un ritiro con il Chievo pre-Serie A, ma mentalmente non ero ancora pronto...”

 

Poi, Sudtirol, Pordenone e Spal, tante apparizioni in Serie C, ma anche in Serie B. In maglia neroverde inoltre, la stagione 18/19 è da incorniciare: vittoria del campionato, promozione in Serie B, e vittoria della supercoppa. La vittoria del “double” corrisponde, tilizzando un termine in voga, al tuo “prime”?
“(Ride ndr) Sì, probabilmente sì, ero nel miglior momento della mia carriera. Vincere il campionato non è mai facile, l’ho fatto con il Pordenone ed ho conquistato la Serie B, portando a casa anche una Supercoppa di Serie C”

Con il Pordenone, ritorna protagonista Cagliari ed il Cagliari, che avevamo messo da parte prima. All’Unipol Domus (in passato Sant’Elia) segni la rete decisiva per la qualificazione agli ottavi di Coppa Italia, in uno storico successo per 2-1. E’ la marcatura più importante della vittoria?
“Sicuramente. Quella rete ci ha permesso di andare a San Siro e giocare contro l'Inter: è stata una gioia immensa partendo dal viaggio, passando al pre-partita, fino alla tensione nello spogliatoio…”

Passaggio ai quarti che significa Inter-Pordenone a San Siro, dove giocherai titolari e ti ritroverai a marcare un certo Mauro Icardi. Quanto è’ stata dura? Peccato per l’eliminazione ai rigori, tuttavia porti a casa un clean sheet nei tempi regolamentari…
“E’ stata una serata bellissima, da Pordenone vennero 4000 persone e lo stadio era pieno di tifosi di tifosi, vi era un'atmosfera fantastica. In un inverno gelido, il clima era freddissimo, portammo la gara ai rigori, tenendo testa ai nerazzurri per oltre 120 minuti. Marcare, poi, attaccanti come Mauro Icardi è estremamente gratificante per noi difensori…”

 

Prima di arrivare al presente, dunque al Picerno, ti chiedo: l’allenatore ed il compagno che hanno avuto un peso specifico maggiore nella tua carriera e l’avversario che maggiormente ti ha messo in difficoltà.
“Avversario ti dico subito Icardi, me lo ricordo bene: in area era troppo scaltro. Cito anche Lapadula, ai tempi di Benevento mi fece venire un bel mal di testa. Colucci e Tesser come allenatori mi hanno lasciato tanto, con il secondo ho vinto campionato e supercoppa a Pordenone. Compagni non riesco a selezionarne qualcuno, ne ho avuti tantissimi ed oggi sono miei grandi amici”

 

A dicembre, dopo una breve parentesi al Rimini, arriva la chiamata del Picerno, formazione impegnata nel Girone C di Serie C, l’unico dove non avevi ancora giocato.
Come ti ha convinto il direttore generale Greco? Ti sei sentito anche con il mister Bertotto prima di approdare?

“Dopo l'esperienza a Rimini, finita malissimo, aver ricevuto la telefonata del direttore Greco è stata un motivo d'orgoglio, non pensavo di trovare così velocemente una squadra di questo calibro. Prima di approdare in Basilicata ho fatto due chiacchiere sia con, ovviamente, il direttore Greco, ma anche con il mister Bertotto. Non avevo mai giocato nel Girone C e prima di smettere era un obiettivo: è’ estremamente stimolante, il livello ed il ritmo di gioco sono altissimi”

 

Presumo che conoscevi già Picerno come realtà calcistica, non so se conoscevi già Picerno come cittadina. Quando ti sei informato cosa hai pensato? Abituato a palcoscenici grandi e storici come Bologna, Pordenone, Modena, Ferrara ti sei sentito subito pronto ad un cambio di vita così netto?
“E’ vero, è un piccolo paese, ma si respira un'aria familiare. Sono stato accolto benissimo dalla proprietaria di casa, che mi ha aperto un po' le porte della città e mi ha fatto conoscere diverse persone, tutte molto molto carine e gentili. Al Donato Curcio si respinta un sentimento familiare, ed è per noi un valore aggiunto.

 

Arrivi, pronti via, e subito titolare, subito il compito di guidare la retroguardia rossoblù.
A 35 anni, come e dove si trova la voglia e lo stimolo di lottare ogni giorno, di calarsi subito in una nuova realtà e di sposare la causa “salvezza”?
“E’ una sfida. E’ una sfida arrivare in una sua società tale in un momento delicato. E’ una sfida far risalire questa squadra in campionato e per il momento ci stiamo riuscendo. Vogliamo, tuttavia, continuare a stupide e ottenere risultati importanti”

Non voglio chiederti i segreti dello spogliatoio, ma che clima interno hai trovato? Qualche gara prima del tuo arrivo il direttore generale “Greco” in conferenza parlò di pochi uomini all’interno del gruppo…
“Da quando sono arrivato ho trovato delle bravissime persone e degli ottimi compagni, un gruppo sano in cui mi sono inserito facilmente in pochissimi giorni. All'interno dello spogliatoio si respirava comunque un'aria buona e positiva, c’era tanta voglia di riscatto”

Onestamente, ti senti qualcosa in più di un semplice centrale difensivo all’interno della rosa, specie da un punto di vista umano. Non so, ad esempio un leader in campo, un fratello maggiore, un punto di riferimento per i tuoi compagni… sei consapevole dell’esperienza e del carisma che importi nello spogliatoio e poi in campo?
“Sicuramente mi sento un punto di riferimento, penso di aver vissuto tanti campionati, tanti anni da professionista, per cui ho una certa esperienza. Come persona, come uomo mi reputo in grado di poter dare dei consigli ai più giovani”

 

Vedendovi giocare, sembra che mister Bertotto voglia comunque proporre un’idea di calcio ben definitiva, senza buttare mai la palla e costruire dal basso. Cosa vi viene chiesto da un punto di vista tattico a te e Bellodi?

“Il mister ci chiede di tenere la palla il più possibile e di provare a giocare. Durante l'allenamento proviamo dei fraseggi pre-stabiliti per poter uscire da una pressione avversaria in partita. Tenendo più la palla, possiamo essere più pericolosi in fase offensiva, dunque spingiamo molto su questo”

 

Passiamo all’inverso: quanto è difficile marcare alcuni attaccanti del Girone, specie in ambienti e contesti molto rumorosi?
“Non è facile, ci sono giocatori e tanti attaccanti con grande esperienza e con grande qualità. E’ difficile, però lottiamo e battagliamo ogni partita”

Prima i due pareggi contro Sorrento e Cerignola, poi la tanto desiderata e cercata vittoria, in trasferta contro il Giugliano. E’ stato il momento della svolta? Casarano e Benevento invece rappresentano due rimpianti?
“La vittoria a Giugliano ha dato una bella carica, era uno scontro diretto ed è stata una partita sporca, maschia e difficile. I tre punti ci hanno dato autostima e consapevolezza, sono stati fondamentali per mettere le basi del nostro girone di ritorno. La partita contro il Casarano è stata complicata perché, purtroppo, siamo rimasti in dieci per quasi tutta la gara, ma nonostante l'inferiorità numerica, abbiamo retto contro una squadra di grande qualità. Fa male aver perso contro il Benevento, subendo un gol ben oltre il  90', circa al 102’, perché quel punto sarebbe stato importante, ma dobbiamo essere lucidi: da prestazioni del genere portiamo a casa ottime sensazioni”

Nel girone di ritorno con 15 punti conquistati in 9 gare viaggiate alla media di 1,8 circa punti a partita, rendimento da zona play-off. Considerando il momento di forma, vi guardate prevalentemente le spalle o auspicate anche ad un clamoroso ribaltone: che obiettivo vi siete prefissati?
“Il nostro obiettivo primario deve essere quello di tirarci fuori dalle sabbie mobili il prima possibile. Una volta raggiunta la salvezza, penseremo al resto. Per adesso ci concentriamo gara dopo gara perché abbiamo estremo bisogno di fare punti e non vogliamo perderci in analisi a breve termine basate sulla singola vittoria o sconfitta”

 

Fai parte di una delle realtà più piccole ma più di successo del calcio professionistico italiano. Ti senti orgoglioso di questa "famiglia"?

“Assolutamente sì, ne sono molto orgoglioso. Mi sento fortunato perché nelle ultime due partite ho anche indossato la fascia da capitano; è una responsabilità che mi piace. Ovviamente il capitano resta Esposito, che ringrazio per i suggerimenti e per avermi spiegato cosa rappresenti davvero questa città e l'aria che si respira qui a Picerno”

 


Concludo con uno sguardo al futuro, riprendendo una tua citazione nel passato. Guardando il tuo profilo instagram, ho trovato una frase sotto un post del 2017.  9 anni fa scrivevi “più di un semplice sport, più di un semplice lavoro, più di una semplice passione: il calcio è tutta la mia vita”… Non voglio chiederti se pensi al ritiro, difficilmente si programma con largo anticipo, ma il tuo futuro sarà ancora nel mondo del calcio? Quale altro ruolo ti piacerebbe ricoprire?

“È una bellissima domanda ed una citazione che non ricordavo. Il calcio è davvero la mia vita. Ho affrontato periodi poco piacevoli ed e infortuni che mi hanno scosso mentalmente, ma oggi sto bene e voglio fare il calciatore ancora a lungo. Tuttavia, mi sono già portato avanti: quest'estate, mentre ero svincolato, ho conseguito il patentino UEFA B. In futuro mi piacerebbe fare l'allenatore, quindi sto già costruendo le basi, ma spero che quel momento sia il più lontano possibile”


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