Tutti si scusano, ma tutti restano in sella. È la Serie C del Gattopardo
«L’esclusione di Taranto e Turris ?nel corso di svolgimento della stagione regolare arreca un grave danno al campionato ed ai club, in anni di impegno comune per lo sviluppo e il miglioramento del “prodotto” Serie C. Il pensiero va in primis alla sofferenza che questa? vicenda provoca alle città di Taranto e Torre del Greco, in particolare ai tanti tifosi rimasti sempre accanto alla squadra, agli staff tecnici, ai calciatori e ai dipendenti e collaboratori delle due società». Lo ha detto nel primo pomeriggio di mercoledì 12 marzo 2025 Matteo Marani, presidente della Lega Pro, dopo che in 10 giorni il girone C della Serie C ha perso due squadre.
Non una, come accaduto tre anni fa per esempio con il Catania. Ma ben due. Il 10% del campionato. C'è chi in un pochi giorni ha scalato posizioni in classifica, chi le ha perse e chi ha visto drasticamente cambiare gli orizzonti. Quasi impotente, nonostante fosse con le carte in regola per andare avanti. Costretto ad assistere a un campionato che perde pezzi, nonostante due morti sportive annunciate da diversi mesi (a Taranto ancor prima che a Torre del Greco). «Le decisioni del Tribunale Federale é [...] ribadiscono la necessità dei controlli sulle scadenze dei pagamenti – aggiunge Marani - anche anticipando il Piano industriale già varato dalla Figc con gli indicatori per l’iscrizione e dunque una scrematura più ferrea». Tutto bello, tutto giusto, tutto assolutamente condivisibile. Ci mancherebbe.
Poi ci ragioni su qualche interrogativo matura. Le prime domande che ci vengono in mente sono quattro, anche piuttosto banali: Marani e la sua squadra non hanno pensato neanche per un istante alle dimissioni? Come può la Lega Pro sentirsi solo parte lesa e non parte in causa di una pantomima che, comunque andrà a finire, avrà falsato questo campionato in cui c'è anche chi spende fino a 11 milioni di euro all'anno per il monte ingaggi? Come può una professionalità del calibro di Matteo Marani, un maestro della comunicazione e del giornalismo, non sapere che inevitabilmente la perdita di credibilità della competizione coinciderà con quella di chi la rappresenta e l'ha allestita? Con quale forza questo board parteciperà alle riforme che verranno? Non sarebbe stato forse meglio fare un passo indietro come forma di rispetto per gli altri club in regola dall'inizio alla fine?
Le scuse sono andate in primis ai tifosi di Taranto e Turris, forse gli unici alla fine realmente sollevati da questo esito. Potranno sperare in futuro di tifare non più per squadre monche o allestite di domenica in domenica pescando ragazzini qua e là come nei tornei Uisp ma per realtà strutturate, seppur costrette a ripartire dalle categorie inferiori. Noi crediamo che le scuse maggiori le meriterebbero coloro che hanno onorato tutti gli impegni dal primo giorno e che oggi rischiano di vederli sfumare anche a causa di un campionato che non ha retto e che si è girato dall'altra parte per qualche mese, prima di rendersi conto del fatto che il baratro era lì, dietro l'angolo. Nel Gattopardo il passo considerato più significativo del romanzo è la famosa battuta pronunciata da Tancredi, nipote del protagonista don Fabrizio, principe di Salina: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Un pensiero comunemente semplificato in: «Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima», assunto a morale della favola del libro. Ecco, questo calcio ci ricorda il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in cui il potere cambia forma ma non passa di mano. Signor presidente, siamo certi che fosse questa la Lega Pro che sognava?