Crescere con il pallone tra i piedi a Melfi, assaggiare la Serie D a Cerignola e trovare la propria definitiva consacrazione realizzativa nel campionato di Promozione con la maglia del Pietragalla.
Francesco Pio Mancino, attaccante classe 2003, è stato il protagonista assoluto dell'ultima stagione sportiva, firmando ben 23 reti complessive.

Lo abbiamo intervistato per ripercorrere le tappe della sua giovane carriera, tra i ricordi del debutto nei dilettanti nazionali, l'amore per la propria terra e il futuro ancora tutto da scrivere.

Francesco, partiamo dalle origini: quando nasce il tuo amore per il calcio e dove hai mosso i primi passi?
"Ho iniziato a cinque anni nella scuola calcio del Melfi, la mia città, dove ho fatto tutta la trafila fino all'anno dei Giovanissimi Nazionali. Poi, a causa del fallimento della società, mi sono trasferito a Cerignola: prima tre anni negli Uniti Per Cerignola e successivamente il biennio della Juniores con l’Audace Cerignola. Proprio lì è arrivato l’esordio in Serie D, dove ho collezionato due presenze e un gol"

Raccontaci proprio di quella parentesi nella stagione 2021/2022 e dell'emozione del debutto in D con annessa rete.
"A causa di alcuni infortuni nel parco under della prima squadra, decisero di aggregare me dalla Juniores. Mi sono allenato per sei mesi con calciatori di livello assoluto. Una volta raggiunta l’aritmetica promozione in Serie C, il mister mi ha fatto esordire nella trasferta contro il San Giorgio, vicino Napoli. Mi hanno affidato la battuta di un calcio di rigore ed è arrivata la mia prima gioia tra i grandi"

Quanto è stata importante l’esperienza di Cerignola per la tua crescita? Che ambiente hai trovato?
"Fondamentale. Lì ho capito per la prima volta cosa significasse uno spogliatoio vero, composto da professionisti con un passato importante in Serie B e in Serie C. Essere guidati da un allenatore con trascorsi in Serie A (Michele Pazienza, ndr) è stato un sogno e un bagaglio di esperienza inestimabile"

Successivamente hai vissuto un'altra breve parentesi in D al Lavello, prima di scendere in Eccellenza a Venosa. Come mai questa scelta?
"A Lavello ho avuto la fortuna di allenarmi un anno con compagni forti, ma per via dei problemi societari il mister non ha mai dato spazio a noi giovani; ho fatto solo due presenze. Sentivo il bisogno di giocare il più possibile, perché l’esperienza si fa solo in campo. A Venosa ho trovato un ottimo ambiente. Nonostante l’esonero di mister Lomuscio abbiamo centrato la salvezza ai playout, e io ho chiuso la stagione con 7 gol disputando praticamente tutte le partite"

Dopo Venosa è arrivata la chiamata del Melfi in Eccellenza, e infine il passaggio in Promozione al Pietragalla. Cosa ti ha spinto ad accettare?
"Giocare per la squadra del proprio paese, davanti alla propria gente e insieme agli amici con cui sei cresciuto, è il sogno di ogni ragazzo. È stata un'emozione forte. La scelta di Pietragalla, invece, è legata a motivi logistici – dato che studio all'Università a Potenza e il campo è a dieci minuti – ma soprattutto personali: volevo sentirmi al centro di un progetto ambizioso guidato da una società seria"

Il vostro campionato si è concluso al secondo posto, a meno sette dall'Invicta Matera, e con l’eliminazione ai playoff contro la Murese. C’è del rammarico?
"Sì, moltissimo. Paghiamo una partenza falsa nelle prime sette giornate che ci aveva relegato quasi in zona playout. Nelle ultime gare siamo scivolati contro squadre inferiori sulla carta e l'Invicta ne ha approfittato. Ai playoff contro la Murese si è ripetuto lo scenario dell'anno precedente. C'era molta sicurezza nello spogliatoio, avevamo due risultati su tre a disposizione e siamo andati in vantaggio. Poi loro hanno pareggiato e ribaltato la gara su calcio d’angolo, e sono riaffiorati i fantasmi del passato"

Nonostante l'epilogo di squadra, dal punto di vista personale hai vissuto una stagione straordinaria: 20 gol in campionato e 23 totali. Ti sei riscoperto bomber grazie a mister Propato?
"Sì, dal punto di vista realizzativo è stata la mia miglior stagione. Negli anni passati, a Venosa come a Melfi, ho sempre fatto la mezzala d'inserimento alla McKennie, adattandomi all'occorrenza anche come terzino o esterno. Quest'anno il mister mi ha chiamato e mi ha detto chiaramente: "Se vieni qui, giocherai da esterno sinistro d'attacco". Ci ha visto lunghissimo. Il rapporto con mister Propato è splendido, quasi di amicizia; giocava in passato con mio fratello, mi conosce da quando ero bambino ed è un professionista che studia ogni dettaglio"

C'è amarezza per aver perso lo scettro di capocannoniere proprio all'ultima giornata? 
"Il rammarico c'è, ma purtroppo da dicembre ho dovuto fare i conti con una pubalgia molto seccante. Nell'ultimo mese non riuscivo quasi ad allenarmi in settimana e scendevo in campo stringendo i denti. Nelle ultime cinque partite ho segnato un solo gol perché ero stremato fisicamente. Più che per il titolo di capocannoniere, il rimpianto è per non aver potuto aiutare la squadra al 100% nel momento decisivo"

Chiudiamo guardando al futuro: quali sono i tuoi piani?
"Rimarrai a Pietragalla o stai valutando altre offerte dopo questa super stagione? Attualmente sto pensando solo a lavorare sodo in palestra per mettermi alle spalle la pubalgia. È ancora presto per dire dove giocherò, se in Eccellenza o in Promozione. Ho già parlato con il direttore sportivo del Pietragalla, Soldovieri, e a breve ci incontreremo per fare il punto della situazione. Di concreto, al momento, non c'è ancora nulla"


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