Contessa a Contropiede: “La decisione di lasciare il calcio professionistico giunta dopo mesi di riflessione. Ora studio per specializzarmi come preparatore atletico”
“Appendere gli scarpini al chiodo”: una frase che aleggia nella mente dei calciatori nel momento in cui giungono al tramonto della loro carriera, oltre che una scelta non facile da prendere e difficile da digerire. Una decisione che spesso e volentieri, arriva dopo momenti di lunga riflessione riguardo la propria vita professionale e privata. È un po’ il caso di Sergio Contessa, terzino sinistro classe ’90 che proprio pochi giorni fa, attraverso un lungo post sui propri canali Instagram, ha annunciato il ritiro dal calcio professionistico. Del motivo di questa scelta, del suo passato con le maglie di Nardò, Lecce, Fidelis Andria e Monopoli, e delle sue prossime nuove sfide da affrontare, ne abbiamo parlato in questa intervista rilasciata ai nostri microfoni.
Qual è stato il significato dell’ultimo post su Instagram?
“È stata una considerazione fatta dopo diversi mesi di riflessione sul percorso fatto e sulla mia carriera. Avevo capito che ci sarebbero state delle difficoltà nel trovare una sistemazione nonostante fisicamente stessi bene come dimostrato anche nell’ultima parentesi a Monopoli. Le prestazioni a livello tecnico magari non sono state eccelse, ma almeno dal punto di vista fisico pensavo di essere ancora in grado di esprimermi in Serie C. Ho realizzato, però, che sarebbe stato difficile e mi sono dato una scadenza prima della fine del mercato. Credo che aspettare fino agli ultimi giorni significhi non più sperare in un’occasione, ma “buttarsi” in situazioni che non avrebbero fatto al caso mio. Per i calciatori dopo una certa età, di solito, ci si ritrova a trovare una sistemazione che può essere per “tappare i buchi” o per dare una continuità a livello personale alla propria carriera. Mi è capitato questo alla Turris dove ho trascorso anni difficili nonostante i risultati delle ultime stagioni siano stati positivi con le due salvezze consecutive raggiunte. Il percorso è stato logorante proprio per questa approssimazione a livello organizzativo e umano. Il mio cammino è stato contraddistinto da alti e bassi, ma ho incontrato difficoltà che difficilmente ho trovato anche in categorie inferiori. Come ho detto prima, il post su Instagram è frutto di un momento di riflessione durante il quale ho capito fosse arrivato il giusto momento per prendere una decisione importante”.
Di recente è stato accostato al Taranto per ripartire dall’Eccellenza. Come mai la trattativa non è andata in porto?
“Durante la mia esperienza di 6 mesi a Taranto ho -purtroppo- fatto parte di uno dei momenti più bui della storia del club. Ero consapevole che la società navigasse in cattive acque, e speravo che la situazione venisse resettata a stagione in corso e venisse anche “ripulito” l’ambiente da personaggi abbastanza discutibili, ma così non è stato. Mi è dispiaciuto tanto perché da fuori ho sempre visto la piazza di Taranto come quella giusta per ogni calciatore per poter rendere al meglio, ma non ci sono state le condizioni per ricominciare. Nelle parole di chi mi ha chiamato non ho percepito tutta questa volontà di eccellere nel prossimo campionato. Se non mi hanno ricontattato è stato meglio così, e di conseguenza, ho preso questa decisione”.
Facendo un passo indietro nella sua carriera, è cresciuto nella Primavera del Lecce per poi tornarci da “grande” anche se per poco in prima squadra. Che genere di esperienza è stata?
“Dopo aver giocato nella Primavera del Lecce, i 6 mesi a Copertino mi hanno permesso di mettermi in gioco. L’annata a Nardò con la vittoria del campionato ha definito l’inizio della mia carriera attirando gli interessamenti da parte di club come Novara e Bari. Scelsi il Novara perché era stato appena promosso in Serie B, per poi essere girato in prestito in Serie C. Tornare successivamente a Lecce per me è stato un punto di arrivo. L’unico rammarico che ho è stato quello di non aver avuto la pazienza di aspettare il mio momento. Era una situazione alla quale tenevo talmente tanto che essere messo da parte per alcune partite ed essere sostituito in alcune situazioni, ha pesato sulla mia tenuta mentale e non sono riuscito ad essere lucido per sfruttare le occasioni che mi sono state concesse. Probabilmente sarei potuto rimanere più anni visto che dopo 6 mesi sono andato in prestito prima alla Reggiana e poi al Padova. Da un male, però, è scaturita un’esperienza positiva considerando la vittoria del campionato di Serie C proprio a Padova. Vincere a Lecce e portarlo in B per poi provare a rimanere sarebbe stato un grande orgoglio”.
Ci sono stati anche anche i due anni ad Andria.
“L’esperienza ad Andria la reputo positiva perché sono stati i miei primi anni nell’allora C1. L’unico aspetto negativo ha riguardato il mio secondo anno, la cessione della società in maniera poco trasparente ad una persona che ha portato il club al fallimento. È stato un peccato terminare la stagione tra mille difficoltà. Facevamo fatica anche a farci la doccia allo stadio o addirittura ad andare a giocare in trasferta. Ad un certo punto ci siamo ritrovati soli, ma comunque, la reputo un’esperienza formativa nella quale ho avuto modo di conoscere tanta gente che poi ho ritrovato nel corso della mia carriera, e credo che nel bene e nel mare, siamo tutti riusciti a riscattarci sul campo”
Tornando all’ultima stagione, cosa ne pensa della realtà del Monopoli?
“È sicuramente una realtà nuova. Il presidente Rossiello ha dato una ventata di entusiasmo dopo annate meno positive come quella dei playout. Chi è rimasto e chi ha sfruttato quel momento di crescita come Viteritti, Bizzotto, Grandolfo, Bulevardi e non solo, è riuscito a farne tesoro per portare in alto il Monopoli nell'ultimo campionato come era giusto che fosse. A livello societario cercano sempre di non far mancare nulla ai calciatori e seguono diversi giovani interessanti sfruttandone le loro qualità. Credo che se continueranno su questa falsa riga potranno avere un futuro roseo davanti”.
Ha lasciato il calcio professionistico, ma è subito pronta una nuova avventura in Prima Categoria con la Virtus Erchie.
“Questa scelta è nata dall’amicizia che mi lega ai dirigenti al suo allenatore, Archimede Morleo. Come già detto precedentemente, invece che firmare un contratto in Serie C per poi ritrovarmi dopo 12 mesi in balia delle decisioni e dei cambi di piani improvvisi di società spesso fin troppo approssimative, ho voluto sposare un nuovo progetto. Un progetto che parte dal basso, ma con persone vere e che hanno voglia di migliorarsi insieme, prima con la prima squadra e in futuro chissà. La ritengo una possibilità che potrebbe facilitare il mio futuro professionale”.
Quali sono i suoi progetti? Le mancherà il calcio professionistico?
“Durante l’estate mi è mancato partecipare al ritiro e potermi allenare con continuità e mi è mancato il vivere il quotidiano con il gruppo. Cerco di occupare il tempo allenandomi perché la considero una costante della mia vita. Ho studiato e sto studiando ancora per specializzarmi come preparatore atletico e spero di lavorare in questo settore con ragazzi che vogliano migliorare la propria condizione e il proprio status di atleti, per poi man mano vedere di reinserirmi nel ruolo del calcio in questa posizione o in un’altra. Sto ancora cercando la mia strada e spero con il passare del tempo di cogliere i giusti segnali”.