Vincere una volta può essere un’impresa, confermarsi è da grandi. Simone D’Anna lo ha fatto di nuovo: per la seconda volta in carriera conquista il Pallone d’Oro di Serie D, dopo quello della stagione 2018/2019 con il Lecco, annata impreziosita da 12 gol in 28 presenze e dalla promozione in Serie C.


Oggi, con la maglia del Nardò, l’esterno offensivo classe 1990 si conferma protagonista assoluto nel Girone H. Oltre 500 presenze tra professionismo e dilettanti, una carriera costruita tappa dopo tappa in tutta Italia, da Catanzaro a Brindisi, passando per Monopoli, Cavese e Bitonto,  e una costante: incidere sempre.


Con 12 reti stagionali e la fascia di capitano al braccio, D’Anna è il simbolo di un Nardò che ha centrato i playoff e vuole continuare a sognare.


Partiamo dall’inizio: quando hai iniziato a giocare a calcio e da dove nasce questa passione?

"Ho iniziato da piccolissimo, come tanti bambini che hanno il sogno di giocare a calcio e arrivare su palcoscenici importanti. Non ho fatto grandi settori giovanili, ho iniziato nel mio paese, a Squinzano, giocando con gli amici e nei tornei locali. Poi sono entrato presto nel calcio dei “grandi”, a Casarano. Era il mio sogno da bambino: in parte l’ho realizzato e sono contento del percorso che ho fatto".


Hai avuto una carriera lunghissima, girando tutta Italia tra Serie C e Serie D. Che percorso è stato il tuo?

"È stato un percorso importante. Ho avuto la fortuna di giocare in tante piazze, spesso scegliendo progetti ambiziosi e vincenti. Questo mi ha permesso anche di togliermi diverse soddisfazioni.

Ma oltre al campo, mi porto dentro le città e le persone: ovunque sono stato mi hanno fatto sentire a casa. Questo per me vale tantissimo".


Dal 2022 sei a Nardò: che piazza è e cosa rappresenta per te oggi?

"Nardò è una piazza che chiede tanto ma ti dà altrettanto. Mi ha fatto sentire subito uno di famiglia. Il calore della gente è incredibile: mi sostengono, mi spronano ogni giorno a dare di più.

Io cerco sempre di ripagare questo affetto in campo".


Sei il capitano: cosa significa indossare questa fascia?

"È un grande onore. Indossare la fascia vuol dire rappresentare una città e dei colori, non solo giocare.

Devi essere un esempio dentro e fuori dal campo. Io cerco sempre di dare il massimo e spero di aver onorato questo ruolo in ogni squadra in cui ho avuto questa responsabilità".


Avete centrato i playoff: che stagione è stata per il Nardò?

"Il nostro obiettivo iniziale era la salvezza, e lo abbiamo raggiunto. Poi abbiamo alzato l’asticella e siamo riusciti a entrare in zona playoff.

È stata una stagione positiva, costruita con sacrificio. Ora vogliamo giocarci le nostre carte fino alla fine".


Domenica affrontate il Barletta, vincitore del campionato: che partita ti aspetti?

"Affrontiamo la squadra più forte del campionato, che ha meritato la vittoria finale. È completa, con una società importante alle spalle.

Noi però daremo battaglia su ogni pallone: abbiamo ancora un obiettivo da raggiungere e faremo di tutto per centrarlo".


Fuori dal campo, come trascorri il tuo tempo libero?

"La cosa più bella è fare il papà. Passare tempo con i miei figli è ciò che mi rende davvero felice. Vederli sorridere è la gioia più grande".


Che tipo di papà sei?

"Cerco di essere equilibrato: a volte severo, ma anche molto presente e giocherellone. L’importante è esserci e farli stare bene".


Tuo figlio vuole seguire le tue orme nel calcio?

"Ho un maschietto e una femminuccia. Mio figlio vorrebbe giocare a calcio, ma non lo obbligherò mai.

Per me conta solo che sia felice, qualsiasi strada scelga".


Hai amici nel mondo del calcio?

"Sì, tanti. Quando cambi molte squadre è inevitabile creare legami.

Non faccio nomi per rispetto di tutti, ma porto con me tanti rapporti belli costruiti negli anni".


Hai già pensato al futuro dopo il calcio?

"Per ora no. Mi sento bene fisicamente e penso al presente. So di poter dare ancora tanto.

Quando sarà il momento, ci penserò".


C’è qualcosa che secondo te non è mai stata raccontata abbastanza su Simone D’Anna?

"Credo che la cosa più importante sia stata detta: il lato umano.

Per me conta essere prima uomo e poi calciatore. E sono felice che questo venga riconosciuto".


Grazie Simone, in bocca al lupo per il finale di stagione.

"Grazie a voi, un saluto a tutti".

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