Cassano torna a Bari dopo 16 anni: "Sarà molto emozionante, sono legato alla città in cui sono nato, in particolare al mio quartiere, Bari vecchia. È stata la mia salvezza."
Dopo 16 anni Antonio Cassano torna a casa. L’ex calciatore di Bari, Roma e Real Madrid, tra le altre, sarà a Bari lunedì 2 febbraio in occasione di “Viva El Tour”, il progetto che porta live in teatro uno dei talk show calcistici più seguiti d’Italia , “Viva El Futbol”. Con lui sul palco ci saranno, come sempre, Lele Adani, (ex difensore con più di 190 presenze in Serie A e affermato telecronista) e Nicola Ventola (anche lui ex Bari), oltre alla partecipazione di Corrado Tedeschi (noto conduttore e attore) .
Per l'occasione, Cassano ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni della Gazzetta del Mezzogiorno, in cui ha parlato del suo ritorno a Bari, espresso un’opinione sulla situazione del club biancorosso e svelato diverse curiosità:
COM’È TORNARE A BARI DOPO 16 ANNI? - “Sarà molto emozionante, sono legato alla città in cui sono nato, in particolare al mio quartiere, Bari vecchia. È stata la mia salvezza, mi ha fatto crescere velocemente tra quei vicoli dove da bambino prendevo a calci un pallone.”
SEGUE ANCORA IL BARI? - “Sempre, ci mancherebbe. La mia carriera è partita da lì, è il club che mi ha lanciato nel grande calcio. Sono un loro sostenitore, il Bari è la squadra che ho nel cuore.”
LE ULTIME STAGIONI DEL BARI – “Sono anni molto infelici, non c’è alcun dubbio. I De Laurentiis si possono criticare, però la proprietà è solida e non ci sono debiti. Ciò detto, è chiaro che devono arrivare i risultati. Bari è una di quelle città del Sud che meritano il grande palcoscenico. Quando accadrà? Non lo so, ma penso che se hai una proprietà importante prima o poi tutto viene di conseguenza.”
LA PROPRIETÀ BIANCOROSSA - “Per quanto riguarda De Laurentiis, è fondamentale avere una società solida che paga puntualmente, aspetto importante per la tranquillità dei ragazzi. Poi però servono giocatori di un certo tipo. Io non so se i De Laurentiis vogliono andare avanti, che idea hanno. La certezza è che il Bari deve tornare in serie A dove merita di stare per il suo pubblico e per la sua città. Punto e basta.”
È MAI STATO VICINO A UN RITORNO IN MAGLIA BIANCOROSSA? - “Sì, con la presidenza di Gianluca Paparesta che le ha davvero provate tutte. Dopo Parma ho pensato di tornare a Bari, peraltro con un contratto importante per la B all’epoca. Mi sarebbe piaciuto, ma ero in fase calante, ho pensato alle grandi aspettative dei tifosi e del club. Temevo di fare brutte figure e di deludere. Non me lo sarei perdonato nella mia città e a quel punto ho preferito tornare a Genova con la Sampdoria chiudendo la carriera dove già vivevo.”
IL GOL IN BARI- INTER - "Quando parlo di calcio, il ricordo di Bari-Inter è sempre vivo nella mia mente. È il gol che mi ha cambiato la vita sotto tutti i punti di vista. Mi ha fatto diventare ricco, famoso, importante. Quel giorno rappresenta un prima e un dopo nella mia esistenza. Soprattutto, la cosa che mi piace pensare è che a distanza di 26 anni, la gente se ne ricorda ancora. Vuol dire che è stato qualcosa di unico e memorabile"
IL PROGETTO "VIVA EL FUTBOL"- "Come allora mi piaceva far divertire il pubblico con le giocate sul campo, così adesso mi piace far divertire la gente che ascolta la mia verità. Il nostro talk è unico, inimitabile, straordinario e pazzesco. Quanto a Lele e a Nicola, non posso che dare ad entrambi 10 e lode: sono miei fratelli, miei amici di cui ti puoi fidare veramente e non è scontato. Sono nel loro cuore, loro sono nel mio. Anzi, il 10 e lode è uno solo: quello che va alla nostra amicizia."
COSA LE MANCA DEL CALCIO GIOCATO E COME GIUDICA IL CALCIO MODERNO? - "Del calcio mi mancano le partite, la domenica, non gli allenamenti e lo spogliatoio. In una rosa di 25 persone, ero antipatico alla maggior parte dei calciatori perché facevo quello che volevo e ciò che mi passava per la testa. Oggi il calcio mi annoia, solo quantità, troppo atletico e tattico. Il nostro calcio era tanta fantasia, qualità, genialità."
RIMPIANTI IN CARRIERA? - "Potevo fare di più? Non lo so, anche se ricordo a me stesso che ho giocato in squadre come Real Madrid, Inter, Milan, Roma e che con la Nazionale ho fatto un Mondiale e tre Europei. Non rimpiango nulla, rifarei tutto, tranne la lite con il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone quando gli ho mancato di rispetto, per fortuna chiedendogli poi scusa e chiarendo tutto. Non ho la sensazione di avere sprecato il mio talento unico. C’è altro nella vita. Quando sono andato via dal Real (avevo sei anni e mezzo di contratto, solo un pazzo lo avrebbe fatto), ho scelto la Sampdoria e a Genova ho conosciuto mia moglie. Se fossi rimasto a Madrid o fossi andato in un’altra squadra top, con ogni probabilità non l’avrei conosciuta e oggi non ci sarebbero i nostri figli. La mia famiglia conta di più al mondo, non le coppe che non ho sollevato. Ho sempre avuto l’idea di giocare non per vincere dei trofei, ma per divertirmi e divertire la gente. Per questo, sono felice di quello che ho fatto e del ricordo che il pubblico ha di me."
TORNERÀ A BARI VECCHIA? - "Certo! Andrò con la mia famiglia, voglio che vedano dove sono cresciuto e poi diventato uomo."