Sono settimane complesse per la Fidelis Andria, dentro e fuori dal campo, e il pareggio esterno di Ischia non ha di certo migliorato la situazione. Per la Fidelis, domenica in Campania, è arrivata la quarta partita consecutiva senza i tre punti, una piccola crisi di risultati che ha portato i biancazzurri dalla seconda piazza alla quarta, abbandonando così definitivamente la possibilità di dire la propria nella corsa alla promozione diretta.

La contestazione, però, va avanti da più di qualche settimana ed è legata non solo alle questioni di campo ma, sopratutto, a situazioni extracampo che hanno portato ad una vera e propria rivoluzione societaria.

Giuseppe Di Benedetto, dopo aver indetto una conferenza stampa straordinaria appena giovedì scorso, all'interno della quale ha dichiarato di aver sempre rispettato i pagamenti nei confronti dei tesserati (facendo presenziare addirittura alle sue spalle quattro componenti della rosa), è stato sollevato dall'incarico di presidente della Fidelis lunedì sera, dopo una riunione avvenuta a palazzo di città di ben tre ore, conclusasi con le parole del cittadino numero uno di Andria Giovanna Bruno. Il sindaco ha posto definitivamente fine all'era Di Benedetto-Montuori, chiedendo un clima distensivo alla piazza per poter concludere un campionato in serenità e, di comune accordo con l'ormai ex presidente, si è garantito il regolare pagamento di tutti gli stipendi fino al termine della stagione, così da permettere alla società una serena iscrizione al prossimo campionato.

Segnali di crisi che sembrano non fermarsi e un clima che sembra essere tutt'altro che distensivo: infatti, in seguito al sopracitato pareggio di Ischia, il tifo organizzato della Fidelis ha esposto in città uno striscione rivolto ai giocatori di Scaringella: "Mercenari" l'unica parola presente, un singolo termine che, però, con tutto il suo peso, spiega al meglio le difficoltà che, una piazza come Andria, sta vivendo in questa stagione.

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