Ai microfoni di "Contro-Piede" è intervenuto per un'intervista esclusiva Danilo Quarto, ex presidente dell'Audace Cerignola, imprenditore e agente calcistico. Intervistato dal nostro Emanuele Cantisani si è espresso in merito all'andamento di Bari, Audace Cerignola, Monopoli e tanti altri club pugliesi, oltre che sul contributo di Loiodice al Fasano e della giovane promessa del Nardò Sall Ndiaga Mohamed.

BARI

Danilo bentrovato. Partiamo dal pessimo avvio di stagione del Bari: a chi dobbiamo imputare le maggiori responsabilità? Come giudica la gestione della famiglia De Laurentiis  in merito?
"Quello che il Bari sta vivendo non è un episodio isolato, ma la conseguenza logica di un modello gestionale che fin dall’inizio ho ritenuto incompatibile con la storia e l’ambizione di questa piazza. Lo dissi quando molti esultavano per l’arrivo dei De Laurentiis: io vedevo un progetto freddo, funzionale più agli equilibri del gruppo imprenditoriale che a un reale percorso di crescita sportiva. La maggioranza dei tifosi li ha accolti come salvatori della patria , ma io ho subito evidenziato i rischi di una proprietà che non mostrava né radicamento sul territorio né la volontà concreta di portare il Bari ai massimi livelli. La realtà è che il Bari è stato gestito fin da subito come una società satellite del Napoli, subordinata nelle priorità e nelle strategie. Questo approccio ha impedito qualsiasi progettualità ambiziosa: mercato sempre al ribasso, nessuna costruzione di un’identità vincente, alternanza continua di allenatori e scelte tecniche dettate più dalla logica del contenimento che dalla volontà di dominare il campionato. Oggi i risultati certificano quello che avevo previsto: senza una proprietà strutturalmente motivata a vincere , e non semplicemente a mantenere la categoria, il Bari non potrà mai esprimere il suo vero potenziale. I problemi odierni non nascono sul campo, ma nella testa di chi ha gestito il club come un asset secondario, non come una squadra da portare in Serie A"

CASARANO, MONOPOLI E TEAM ALTAMURA

Casarano, Monopoli ed Team Altamura ricoprono tutte attualmente un posto nella zona play-off nel Girone C di Serie C. A cosa possono ambire le tre compagini pugliesi?
"Parliamo di tre realtà molto diverse tra loro, ma che stanno dimostrando di avere piena consapevolezza del proprio valore in questa categoria. 
Il Casarano ha costruito una rosa profonda e competitiva, e soprattutto ha alla guida un tecnico come Vito Di Bari, che reputo destinato a un percorso importante anche da allenatore: ha idee chiare, carisma e capacità di gestione del gruppo. Il Monopoli sta portando avanti un progetto basato su equilibrio e programmazione, senza eccessi ma con grande lucidità nelle scelte tecniche e societarie. Il Team Altamura rappresenta invece la vera rivelazione del campionato: un progetto tecnico strutturato, una squadra costruita con criteri moderni e una società che ha dimostrato di conoscere la categoria e di voler crescere. Oggi la Serie C è un campionato fortemente livellato verso il basso, dove non esistono più corazzate in grado di dominare. Questo significa che, con un filotto di risultati positivi e qualche incastro favorevole, queste tre squadre possono legittimamente ambire ai playoff, ma anche puntare a qualcosa in più. In un contesto così equilibrato, avere continuità e solidità può diventare l’arma decisiva per competere fino in fondo"

AUDACE CERIGNOLA

Situazione ben diversa per il suo amato Cerignola: 10 punti conquistati in 11 giornate, 4 sconfitte nelle ultime 4 gare e soltanto a +4 dall'ultimo posto. Cosa è cambiato dallo scorso anno? Come spiega questo tracollo?
"Il Cerignola sta vivendo l’esatto contrario dell’anno scorso: allora c’era entusiasmo, compattezza societaria e un gruppo che credeva nel progetto. Quest’anno si percepisce una frattura tra ambiente, squadra e dirigenza. Sono venuti meno i leader tecnici, la fase difensiva è crollata e soprattutto è mancata una guida forte in panchina capace di gestire i momenti di difficoltà. Il tracollo non è casuale: è la conseguenza di scelte estive sbagliate e di una perdita di identità tattica e mentale».

FASANO

Loiodice riuscirrà nell'impresa di trascinare anche il Fasano nella promozione in Serie C? Crede che è il calciatore più decisivo del Girone H di Serie D?
"Nico è uno dei giocatori più determinanti dell’intero panorama dilettantistico italiano e non solo , e non lo dico da oggi. Parliamo di un calciatore che incide in ogni contesto in cui gioca: sposta gli equilibri con il suo talento, unisce fantasia e tecnica a personalità, leadership e una mentalità vincente fuori dal comune. Non è solo un giocatore di qualità, è un leader naturale, uno che sa prendere per mano la squadra nei momenti cruciali. Se il Fasano riuscirà a mantenere una struttura solida e un’identità di gioco coerente, Nico ha tutte le caratteristiche per trascinarlo in Serie C. Da anni è, senza alcun dubbio, uno dei profili più decisivi dell’intera Serie D. C’è un aspetto che fa la differenza: lui sa cosa serve per vincere. Ha già conquistato campionati importanti, ha esperienza, fame e consapevolezza. È un giocatore abituato a fare la differenza quando conta davvero"

NARDO'

Si aspettava questo inizio di stagione del Nardò?

"In questa prima parte di stagione il Nardò è senza dubbio una delusione, considerando il valore della rosa e l’esperienza di molti suoi giocatori. Parliamo di una squadra costruita per stare stabilmente nella parte alta della classifica, ma che oggi si ritrova a ridosso della zona play-out, a pochi punti dall’ultimo posto. Questo non è in linea con le aspettative iniziali né con il profilo dei calciatori che compongono l’organico. Detto questo, siamo ancora all’inizio e non è il momento per condanne definitive. La squadra ha al suo interno giocatori che conoscono la categoria, che hanno vinto campionati e che sanno cosa significa uscire dai momenti difficili. Se nello spogliatoio si ritroverà compattezza e mentalità, il Nardò ha tutte le carte in regola per risalire la classifica e tornare a lottare per obiettivi più consoni al proprio valore"

Sall Ndiaga Mohamed, classe 2009 del Nardò di cui si sta parlando tanto nelle ultime settimane: dove può arrivare secondo lei? E' un calciatore che vedremo presto nel professionismo?
"Parliamo di un ragazzo del 2009 che sta facendo cose straordinarie, è giusto riconoscerlo e valorizzarlo. Ha talento, struttura, personalità e sicuramente un futuro importante davanti a sé. Però facciamo attenzione: evitiamo subito paragoni affrettati con campioni come Yamal o altri giovani esplosi nei top club europei. Non servono a lui e non servono al calcio italiano. Questi confronti rischiano di creare aspettative e pressioni inutili. Il ragazzo va lasciato crescere con tranquillità, perché ha le qualità per arrivare al professionismo, e ci arriverà, ma con equilibrio e con i tempi giusti. Questa deve essere però l’occasione per aprire una riflessione più ampia: in Francia e in Spagna, i 2007, 2008 e 2009 giocano stabilmente in prima squadra. In Champions League stanno esordendo ragazzini di 16 anni perché in quei sistemi c’è il coraggio di farli giocare. In Italia, invece, sembra quasi una notizia clamorosa se un 2009 gioca titolare in Serie D. Sall è l’ennesima intuizione vincente di Pantaleo Corvino, che ancora una volta dimostra di avere un occhio fuori dal comune. Il talento c’è e arriverà in alto, ma la cosa più importante adesso è proteggerlo, non caricarlo di responsabilità mediatiche"


a cura di Emanuele Cantisani

Il Potenza non sa più vincere: al "San Vito-Gigi Marulla" termina 3-0 per il Cosenza
Monopoli-Atalanta U23, le probabili: Longo out per i pugliesi, Vavassori certezza per Bocchetti