Oltre 150 gettoni in Serie A, più di 180 apparizioni in Serie B, e un cuore diviso tra Bari e Cagliari: si può descrivere così la carriera di Luca Ceppitelli. Dopo aver annunciato il ritiro in estate, l’ormai ex difensore si è buttato a capofitto in una nuova avventura professionale rimanendo nel mondo del calcio. Ne abbiamo parlato nel corso di questa intervista nella quale, oltre a parlare della sua esperienza da calciatore e delle motivazioni che lo hanno portato ad appendere gli “scarpini al chiodo”, non potevano mancare considerazioni sul Bari di quest’anno, e sul suo triennio in maglia biancorossa capace di consacrarlo a tutti gli effetti. Ceppitelli si è raccontato ai nostri microfoni tra passato, presente e futuro.


Tre stagioni, 107 presenze e anche 11 gol: che esperienza è stata quella di Bari?

“È stata una bellissima esperienza, oltre che fondamentale per la mia carriera da calciatore perché mi ha consacrato e dato l’opportunità di giocare in un campionato importante come quello di Serie B. Sono cresciuto soprattutto dal punto di vista umano in una piazza che considero una delle più importanti d’Italia. L’ultima stagione abbiamo vissuto un qualcosa di veramente incredibile dal punto di vista calcistico grazie al calore della gente e ad un tifo che è stato unico”.


Nella sua ultima stagione in biancorosso è diventato un difensore goleador trascinando la squadra ai playoff persi contro il Latina. Che stagione è stata considerando sia come eravate 17° a dieci giornate dal termine, sia per la questione riguardante il dichiarato fallimento?

“Eravamo una buona squadra e sicuramente la fusione tra squadra e tifosi in un momento così delicato è stata un’arma in più e ha fatto la differenza per arrivare ai playoff. È stata un’annata incredibile perché si era creata un’unità di intenti che ci ha portato a prendere parte ad una cavalcata che ci ha permesso di sfiorare la Serie A. Siamo stati eliminati ai playoff dopo due pareggi e con qualche recriminazione. Sono sempre stato convinto che se fossimo arrivati in finale l’avremmo portata a casa perché avevamo una convinzione e un entusiasmo tali che poche cose ci avrebbero fermato. Dal punto di vista personale è stata una stagione importante perché è quella dove ho realizzato più gol. Nel corso della mia carriera ho sempre avuto questo “vizietto”, ma con la maglia del Bari sono state le stagioni migliori dal punto di vista realizzativo”.


Nella sua esperienza a Bari ha anche condiviso lo spogliatoio con due calciatori nella rosa attuale come Bellomo e Partipilo.

“Sono contento che indossino ancora la maglia del Bari e credo possano trasmettere quei valori necessari per giocare in biancorosso e che si sono visti durante i miei anni nel capoluogo pugliese. Due calciatori così sono fondamentali per lo spogliatoio in questo momento. Antony era ancora molto giovane e sono contento che sia tornato e che stia facendo bene. Nicola era già un punto di riferimento importante per quella squadra nonostante anche lui abbastanza giovane, e penso che sia la persona giusta per trasmettere questi valori considerando che conosce Bari alla perfezione”.


Che giudizio si sente di dare alla squadra di quest’anno e cosa si aspetta?

“Credo che la vittoria contro il Padova possa rappresentare un punto di svolta. Prima dell’inizio del campionato considerando la rosa e l’allenatore, ero convinto potessero fare una stagione importante. Credo che sia una squadra con grande potenziale e costruita per giocare i playoff. Ogni campionato ha le sue difficoltà e il Bari le ha subito incontrate non avendo ancora trovato la giusta amalgama. Non ha sicuramente avuto l’inizio che si sperava avendo fatto solo 6 punti in 7 partite. Spero e sono convinto che possano fare molto di più anche perché ritengo abbiano un allenatore forte e che ha fatto vedere ottime cose su altre panchine. Bari è sicuramente una piazza difficile, la conosco molto bene avendola vissuta per tre anni. È una piazza che ti dà tanto, ma che ti può anche togliere tanto. Spero che la tifoseria possa appoggiare la squadra fino in fondo per darle quella spinta in più per riprendere il giusto cammino. Cosa penso della Serie B di quest’anno? Da quando sono “sceso” dalla Serie A ho trovato un campionato cadetto molto competitivo, equilibrato e con tanta imprevedibilità. È un campionato molto bello, ma allo stesso tempo molto difficile, e quindi può capitare che una squadra dalla quale ci si aspetta tanto possa incorrere in delle difficoltà”.


Due stagioni fa quando è venuto al “San Nicola” da avversario per Bari-Feralpisalò ha ricevuto l’applauso dai tifosi a dimostrazione di come non sia stato dimenticato e di come siano rimasti impressi i suoi tre anni a Bari. Che è effetto le ha fatto?

“Mi ha fatto molto piacere, e così come i tifosi, anch’io non ho dimenticato il triennio in biancorosso. Non ho mai fatto grandi gesta quando sono tornato al “San Nicola” da avversario perché non è nella mia indole strappare applausi. Ciononostante, avrei voluto abbracciare tutti uno ad uno perché mi hanno dato tantissimo e avrei voluto dimostrarlo molto di più. Per quel che è il mio carattere non mi è mai piaciuto essere sotto la luce dei riflettori”.


Il suo cuore è diviso tra Cagliari e Bari: inutile chiederle la sua sensazione nel vederli affrontare ormai tre stagioni fa in quella famosa finale playoff.

“Il mio cuore è diviso tra i colori biancorossi e rossoblù. A Cagliari ho giocato tantissimi anni e ha rappresentato un’altra tappa fondamentale ed incredibile della mia carriera e della mia vita. Mi ha dato la grande chance di giocare per diversi anni in Serie A. In quella finale non sapevo chi tifare perché entrambe erano delle società che in quel momento meritavano la promozione, ma purtroppo non potevano vincere tutte e due. Mi auguro e mi sono augurato sin dal primo secondo dopo il triplice fischio che il Bari potesse riuscire il prima possibile a centrare questo obiettivo. Ancora non ci è riuscito, ma spero che arrivi subito questo momento”.


Da poco ha preso la decisione di appendere gli scarpini al chiodo: quanto le manca il calcio giocato? È soddisfatto della sua carriera o ha qualche rimpianto?

“Sono soddisfatto della mia carriera anche perché penso di non essermi mai accontentato. Se penso forse all’unico rimpianto è quello di non essere riuscito a vestire la maglia della nazionale, però sono consapevole che si tratta di un traguardo complicato, e resta un peccato non averlo raggiunto. Ho preso in estata la decisione di abbandonare la vita da calciatore. Il calcio giocato mi manca e mi mancherà, ma è stata una scelta presa nonostante avessi potuto continuare a giocare un altro paio d’anni. Ho avuto l’opportunità di intraprendere una nuova carriera e ora sono focalizzato unicamente su questo perché ritengo giusto seguire le proprie sensazioni. Una top 5 dei calciatori con i quali ho giocato? Non è semplice farla. Ho incontrato tanti calciatori forti soprattutto durante i miei anni in Serie A. Al primo posto metterei sicuramente Nainggolan, seguito da Barella, ma anche da calciatori come Cossu e Sau. In difesa ho avuto la fortuna di giocare in coppia con un centrale del calibro di Godín, e altri grandi calciatori come Srna e non solo”.


Cosa si aspetti ora per il futuro?

“Ho iniziato a collaborare con il mio agente. Rimango sempre nel mondo del calcio perché ha fatto parte della mia vita e voglio che continui a farne parte anche in un’altra veste. Ne sono innamorato e mi aspetto semplicemente di continuare a dare tutto me stesso come facevo da calciatore, per riuscire magari, a far crescere altri calciatori il più possibile. Mi piacerebbe dare a tanti giocatori gli insegnamenti che ho appreso nel corso della mia carriera assistendoli nel mondo migliore”.


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