Melfi, Giovanni Bongermino a ControPiede: "Finalmente ho completato ciò che avevo iniziato sei anni fa con il Melfi; ma tornare non è stato semplice. Il record di gol..."
Centinaia di reti, una costellazione di maglie indossate, trofei alzati al cielo e campionati vinti. Eppure, nel cuore di una carriera così intensa, batteva ancora il peso di un unico, grande rimpianto.
Quello tra il Melfi e Giovanni Bongermino non è stato un matrimonio lineare. Tensioni, qualche parola di troppo e un addio che sembrava definitivo; ma come nelle migliori sceneggiature sportive, il destino ha concesso un ultimo atto: un rapporto ricucito in extremis, una cavalcata trionfale verso la Serie D e quel record di gol in maglia gialloverde che profuma di riscatto.
Oggi tutto è tornato al proprio posto: i dissidi sono svaniti, il legame è più saldo che mai e Bongermino è tornato a essere l'idolo indiscusso della piazza.
L'attaccante originario di Santeramo in Colle si racconta ai nostri microfoni, ripercorrendo le tappe di una carriera vissuta intensamente e sviscerando quel rapporto di odi et amo con il club lucano.
Tra le righe emerge la parabola umana e sportiva di un uomo profondamente sensibile: sincero nel confessare l'amarezza per quel distacco di sei anni fa, ma oggi orgoglioso e finalmente in pace, forte dei traguardi straordinari raggiunti in questa stagione.
Giovanni partiamo dalle origini: com’è nato il tuo amore per questo sport?
"Non è stato difficile avvicinarmi al mondo del calcio: tutta la mia famiglia lo praticava e lo seguiva assiduamente. Già a 4 anni ero iscritto a scuola calcio e da allora non ho più smesso. Crescendo, ho ammirato tantissimo Cristiano Ronaldo, sia come calciatore che per il suo carattere: la sua abnegazione è qualcosa di incredibile, un modello che seguo tutt'oggi."
Sei cresciuto in un settore giovanile prestigioso come quello del Bari. Che ricordi porti nel cuore di quegli anni?
"Sono cresciuto nel vivaio del Bari proprio quando la prima squadra militava in Serie A. È stata una palestra di vita incredibile grazie ad allenatori di assoluto livello. Lì mi hanno formato tecnicamente e tatticamente, ma soprattutto mi hanno trasmesso i valori e gli insegnamenti umani che mi porto dietro ancora oggi."
Poi è arrivato il salto tra i 'grandi'. Taranto prima e Cava de' Tirreni poi: come hanno influenzato il tuo percorso?
"Il primo anno a Taranto mi ha segnato molto. Arrivai appena diciassettenne in una piazza incredibile che vantava calciatori fortissimi; essendo giovanissimo, l'ambientamento non fu immediato. Di Cava de' Tirreni, invece, ho un ricordo bellissimo: se mi richiamassero, tornerei a piedi (ride, ndr). Venivo dalle 6 reti siglate con il Grottaglie da 'under', ero motivatissimo e sulle ali dell’entusiasmo: questo mi permise di vivere stagioni importanti in Campania."
Nella tua carriera ci sono state tappe fondamentali (e vincenti) come Altamura e Rotonda. Qual è stata la prima vera grande gioia?
"Vinsi la Coppa Italia con il Team Altamura, anche se non da protagonista assoluto. La vera svolta è stata a Rotonda: conquistammo un’incredibile promozione in Serie D al termine di una stagione pazzesca. È stata la prima grande gioia della mia carriera.
Rotonda, Grumentum, Montescaglioso, Melfi: quanto ti senti lucano?
"In generale, devo molto alla Basilicata: questa terra mi ha reso per il 60% l'uomo e il calciatore che sono oggi. Sono in debito con questa regione."
Un'altra impresa memorabile è stata quella con l'Acquaviva. Partiti per salvarvi, siete arrivati ai play-off, grazie soprattutto al tuo rendimento: 10 reti decisive in campionato, con circa 20-25 punti che portano la firma "Bongermino"...
"Ringrazierò a vita i ragazzi di quel gruppo. La squadra veniva dalla Promozione e aveva pochissima esperienza in Eccellenza; a inizio anno tutti ci davano per spacciati. Invece, lavorando tantissimo, siamo riusciti ad agguantare i play-off. Realizzai molte reti decisive, ma il merito, oltre che mio, fu soprattutto dei miei compagni."
Veniamo al capitolo Melfi. Il tuo ritorno non era scontato, visti i trascorsi. Cosa ti ha spinto a tornare?
"È stata una scelta difficile. Non mi ero lasciato bene con l'ambiente, c’era un’idea di me che non corrispondeva al vero. Però, contro tutto e tutti, ho deciso di rimettermi in gioco per dimostrare il mio valore e tornare a fare la differenza con questa maglia. Credo di esserci riuscito, no?"
Una stagione trionfale culminata con la vittoria del campionato. Quando hai capito che avreste vinto voi?
"Fin dal ritiro ho percepito una qualità fuori dal comune; alcuni ragazzi potrebbero giocare tranquillamente in Serie D. Durante l’anno ho pensato spesso che fosse destino: sei anni fa avevo lasciato Melfi senza regalare una gioia ai tifosi, era arrivato il momento di rimediare. Il segreto? È semplice: abbiamo vinto quasi tutti gli scontri diretti. Abbiamo meritato il primo posto senza 'se' e senza 'ma'."
Oltre alla vittoria di squadra, è arrivato anche un record personale storico: 66 reti totali con la maglia gialloverde, dunque miglior marcatore della storia del club.
"Il record è un traguardo strepitoso. Siglare 66 reti con una maglia gloriosa come quella del Melfi non è una cosa comune; è un risultato che mi riempie d'orgoglio."
Parlando di oggi, si nota una maturità diversa nel tuo modo di approcciare il lavoro. Merito anche del rapporto con Mister Di Benedetto?
"Assolutamente. Devo ringraziare alcune persone chiave che mi hanno fatto crescere molto. Pensa che sto già programmando una pre-season personale per arrivare al ritiro al top: qualche anno fa non lo avrei mai fatto. Il merito è anche del Mister: ha una costanza incredibile, vive per la partita. Spesso lo chiamo la sera pensando sia a cena, e invece è lì che studia dettagli per migliorare la squadra. Oggi sono più sereno: il mio rimpianto più grande era proprio quel brutto addio a Melfi, aver ricucito il rapporto mi rende in pace con me stesso."
Per chiudere: quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? Ti vedremo ancora qui?
"Il mio obiettivo è continuare a vincere, magari alzare qualche altro trofeo. Per quanto riguarda il futuro prossimo... vediamo, è ancora presto per parlarne."
a cura di Emanuele Cantisani