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Intervista esclusiva all'ex allenatore del Potenza, vincitore di tre campionati di Eccellenza ed ex presidente regionale dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio. Una riflessione profonda e diretta sullo stato del calcio italiano, tra il commissariamento della FIGC, le riforme della giustizia sportiva, la protesta della categoria dei tecnici e il momento del movimento lucano. 

Mister, qual è il tuo giudizio sul commissariamento della FIGC deciso all'unanimità dal CONI e affidato a Giovanni Malagò? “Ha perso lo sport, senza mezzi termini. Oggi stiamo dando un messaggio pessimo a livello internazionale: parliamo continuamente di lealtà, ma quale esempio stiamo offrendo ai nostri giovani? È una situazione assurda. Le regole vengono scritte da questi signori, che sono poi i primi a calpestarle. Si parla del commissariamento della FIGC come di un grande traguardo, ma a questo punto andrebbe commissariato anche il CONI. Stiamo diventando il serbatoio di ilarità del mondo intero: è come se un imputato fosse giudicato da se stesso nelle vesti di pubblico ministero. Con quale coraggio ci meravigliamo se la gente si allontana dallo sport? La Giustizia Europea ha imposto alla Federazione italiana di fare le riforme, in particolare su un sistema di giustizia sportiva che definire ridicolo è poco. Ma quali riforme possiamo aspettarci se a gestire il cambiamento restano gli stessi che hanno provocato i danni? Sia sul piano tecnico che su quello dirigenziale manca del tutto un ricambio generazionale”

Perché sul fronte dei controlli e della giustizia sportiva siamo arrivati a questo punto di rottura? 
"Quando ci si chiede chi abbia controllato e chi dovesse farlo, emerge il ruolo della Procura Federale. Si è sostenuto che l'avvocato Miele non fosse in regola perché privo di società sportive alle spalle, ma la commissione incaricata non ha verificato la posizione dello stesso Malagò. Ora risultano esposti all'organo PANEC e persino denunce alla Procura della Repubblica per omissione di atti d'ufficio. Malagò non poteva essere nominato neppure come commissario. Di questo passo, quale organo resta da commissariare se non il CONI? Ai vertici non importa nulla di tutto ciò. La Procura Federale si è preoccupata delle dichiarazioni di Baldini sui presidenti definiti 'lestofanti', anziché dei problemi reali. Ma Baldini, da persona integra qual è, ha risposto con chiarezza: 'Servivo io per dirvi chi sono i lestofanti? Avete i bilanci in mano, leggeteli'. Questo è il quadro reale della situazione."  

In un contesto simile, quale dovrebbe essere la presa di posizione degli allenatori? 
"Agli allenatori dico di aprire gli occhi. L'AIAC nazionale è ormai complice di questo sistema, sedendo nel Consiglio Federale insieme alle altre componenti. Noi, per poter allenare, dobbiamo frequentare corsi costosi, iscriverci all'albo e versare ogni anno una quota. Siamo tenuti ad aggiornamenti continui: prima ogni tre anni, poi annuali, ora ogni due mesi e a breve quotidiani. A noi viene preteso il rispetto rigoroso di ogni norma, mentre ai vertici ognuno fa i propri comodi. Invito ufficialmente i colleghi a sospendere i pagamenti: se chi governa non rispetta le regole, per quale ragione dovremmo farlo noi?"

Il fallimento della Nazionale, con l'assenza dagli ultimi Mondiali, è lo specchio di questo degrado verticistico? "Assolutamente sì. Il pesce puzza sempre dalla testa. Analizzando gli anni di gestione di Malagò, Gravina, Abete e dei vari componenti del Consiglio del CONI e della FIGC, sembra di stare nella preistoria. Il cambiamento non esiste e nessuno lascia la poltrona. È uno spettacolo scandaloso. Il danno maggiore è quello morale verso i giovani: cosa rispondiamo a quei ragazzi a cui sul campo insegniamo la lealtà e il rispetto delle regole?" 

La Premier Giorgia Meloni ha dichiarato a Sportitalia che con un suo intervento concreto le cose sarebbero andate diversamente. Sta delegittimando il Ministro Abodi o la presidenza della FIGC? 
"In un certo senso ha finito per delegittimare anche il Ministro dello Sport. È fin troppo facile affermare che 'non sarebbe andata così': andrebbe spiegato quale fosse l'alternativa, considerando che le cose avrebbero potuto prendere una piega persino peggiore. Attraverso il Ministero dello Sport, la politica avrebbe tutti gli strumenti legali per commissariare il CONI. Perché non lo fa? Senza una pulizia radicale non c'è soluzione. Ci sono sempre gli stessi nomi incollati ai posti di potere. Come possono trovare spazio i giovani in una casta del genere? È lo stesso limite che si vede in campo: tutti dicono di puntare sui giovani, ma nessuno li fa giocare."  

Perché nel suo affondo legale e mediatico l'avvocato Miele è stato lasciato solo? 
"Perché ha scoperchiato il vaso di Pandora. Nessuno lo ha sostenuto pubblicamente perché tutti hanno scheletri nell'armadio. Il Consiglio Federale è un intreccio di interessi tra società, allenatori e calciatori: ciascuno ha ottenuto il proprio tornaconto. Gli unici a pagare le conseguenze sono le piccole società, prive di peso politico e di risorse per entrare in certi meccanismi. L'ambiente è ormai compromesso a ogni livello." 

Al di là dei soliti nomi, quale profilo servirebbe oggi per rifondare i vertici dello sport? 
"Serve una figura giovane e competente, che conosca sul serio la materia sportiva e calcistica. Ogni federazione dovrebbe essere guidata da specialisti della propria disciplina: chi fa calcio deve capire di calcio, chi fa pallacanestro deve venire dalla pallacanestro. Oggi assistiamo a un'inversione di ruoli del tutto illogica: nei posti chiave del calcio ci sono dirigenti che non hanno mai masticato questa disciplina. È l'equivalente di mandare un meccanico ad operare in una sala chirurgica."

Spostando l'attenzione sul campo, qual è lo stato del calcio lucano? 
"La Basilicata sta vivendo un momento molto positivo grazie al Potenza, che sta entusiasmando la piazza. È una realtà ben strutturata, con una squadra giovane e sbarazzina che ottiene risultati attraverso una programmazione intelligente. In Serie D le nostre rappresentanti stanno incontrando diverse difficoltà e mi auguro possano rialzarsi presto. In Eccellenza si vedono investimenti economici importanti con rose allestite per vincere, ma alla fine è sempre il campo a decidere: le partite si vincono con la freschezza e con i giovani, non con i nomi altisonanti o nei 'cimiteri di elefanti'." 

 

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