Intervenuto ai microfoni di "La Repubblica", l'allenatore del Lecce, Eusebio Di Francesco, ha toccato diversi temi: dal passato sulla panchina salentina, passando per le ultime due retrocessioni e l'arrivo di Camarda, fino ad arrivare a regole ferree per fare gruppo.

Sullo psicologo presente nel suo staff

"Mi ha aiutato molto a superare le ultime due retrocessioni all'ultima giornata con Frosinone e Venezia. Ho accettato le botte della vita. Ho fatto un percorso con una società di comunicazione per assorbire le sconfitte e trasmettere messaggi corretti ai giocatori".

Sul ritorno a Lecce

"Il club nel 2011 era in autogestione, oggi invece lo trovo molto solido. Io, inoltre, ero alla primissima esperienza in Serie A. Sono cambiato e sento che sto ancora crescendo. Resto curioso e amplio sempre di più le mie vedute. Mi hanno sempre definito un integralista ma non mi sono mai sentito così. Il mio obiettivo è sempre stato legato al risultato e mai all'estetica. Oggi cerco di mettere i calciatori a loro agio. Al centro non ci sono i moduli, ma l'intensità, e inoltre non esistono più calciatori che passeggiano in campo. Il modello PSG lo dimostra: corrono tutti senza primedonne.

Il pensiero su Camarda

"Vediamo se è pronto. Di sicuro ha una gran fame, forse anche troppa. Si dispera per ogni gol sbagliato, ma l'errore fa parte del processo di crescita".

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