Giovanni Malagò traccia un bilancio del calcio italiano a due mesi dalle elezioni federali del 14 dicembre. Intervenuto a Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1, il commissario straordinario della FIGC ha affrontato i principali temi che riguardano il futuro del movimento, dai segnali incoraggianti delle Nazionali alle difficoltà del settore arbitrale, passando per le riforme e il delicato rapporto tra sport e politica.

UN CALCIO IN RIPRESA – Malagò guarda con fiducia al momento del calcio italiano, a partire dai progressi della Nazionale maggiore e dal percorso dell'Under 21, già qualificata agli Europei. Il lavoro di Claudio Ranieri, affiancato da Gianfranco Zola, viene considerato fondamentale per favorire il passaggio dei giovani talenti nella selezione maggiore.

Il commissario respinge inoltre l'idea di un movimento in difficoltà: «Non è vero che il calcio non sta attraversando un bel momento». A sostegno della sua tesi cita l'interesse crescente per i campionati, il ritorno degli investimenti da parte degli sponsor e la buona risposta del pubblico negli stadi, non soltanto in Serie A, ma anche in Serie B e Serie C.

ELEZIONI E COMMISSARIAMENTO – Uno dei passaggi più delicati riguarda la situazione istituzionale della Federcalcio. Malagò riconosce il danno d'immagine provocato dal commissariamento, definendo quanto accaduto un caso particolare, destinato a essere studiato anche in futuro.

L'obiettivo resta quello di accompagnare la FIGC verso una nuova governance nel minor tempo possibile. Le elezioni sono fissate per il 14 dicembre, mentre il 21 ottobre è previsto un primo confronto informale sulle riforme, con particolare attenzione anche alla regolamentazione degli agenti.

ARBITRI, VIOLENZA E RISORSE – Preoccupazione per la situazione dell'AIA, uscita divisa dalle elezioni che hanno portato Massini alla presidenza. Malagò evidenzia soprattutto la difficoltà di avvicinare nuovi giovani alla carriera arbitrale, anche a causa degli episodi di violenza registrati nei campionati minori.

A complicare il quadro ci sono le risorse economiche limitate. Il commissario ha spiegato di essere al lavoro per individuare nuovi fondi, sottolineando come il bilancio già predisposto per il 2026 non offra grandi margini di intervento.

Sul tema delle aggressioni e dei comportamenti dei genitori a bordo campo, Malagò invita a investire maggiormente nella formazione e nella comunicazione, ritenendo necessario un cambiamento culturale prima ancora che repressivo.

IL CASO BIANCHEDI E IL RAPPORTO CON LA POLITICA – Spazio anche alla proposta di Diana Bianchedi, sulla quale Malagò ammette un errore nella scelta del momento. La candidatura, avanzata ad agosto, sarebbe stata interpretata da alcuni come una provocazione, nonostante la convinzione che Bianchedi potesse rappresentare una figura capace di avvicinare il calcio ad altri settori del mondo sportivo.

Quanto ai rapporti con la politica, il commissario ribadisce la necessità di rispettare l'autonomia delle istituzioni sportive, pur riconoscendo l'importanza del sostegno da parte delle istituzioni.

EURO 2032 E LA QUESTIONE STADI – In chiusura, uno sguardo agli Europei del 2032, che l'Italia ospiterà insieme alla Turchia. Sul momento in cui verranno ufficializzati i cinque impianti italiani destinati alla competizione, Malagò preferisce non accelerare: «Spero il più tardi possibile, così andiamo avanti con tutti i progetti».

Una posizione legata alla volontà di dare più tempo alle città coinvolte per portare avanti gli interventi infrastrutturali, considerati uno dei passaggi fondamentali per il futuro del calcio italiano.

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