Barletta, Da Silva: "La vittoria era scritta nel destino, a Barletta mi sento a casa"
In un'intervista concessa a "La Repubblica" Mateus Da Silva, attaccante del Barletta neopromosso in Serie C, si è raccontato a 360 gradi, raccontando del possibile addio al calcio premeditato qualche anno fa, della promozione conquistata dai biancorossi in questa annata e del rapporto con la città, oltre che della distanza da suo figlio Mateus Vicente, nato a Marzo e ancora mai visto dall'attaccante brasiliano. Di seguito la sua intervista:
RITIRO DAL CALCIO - "Tre anni fa ho pensato di ritirarmi, prima di andare a Gravina ho incontrato in Brasile persone di cui non mi fidavo. Il mister Raimondo Catalano mi ha portato a ripensarci, oltre alla fede e Dio che che mi ha dato la forza e continua a darmela ogni giorno. Leggo la Bibbia ogni giorno: è un libro che mi sento addosso, se gioco a calcio è perchè Dio mi ha portato fin qui."
LA VITTORIA DEL CAMPIONATO - " Tutto quello che arriverà d'ora in poi sarà una novità: sapevo che avrei dovuto vincere un campionato per poter entrare nel mondo professionistico, non so adesso se sarà Serie C o B. Per il futuro ovviamente sarà Barletta la prima scelta, qui mi sento a casa e l'amore che mi è stato dato qui e, soprattutto in queste ore, è qualcosa di inspiegabile che non ho mai sentito prima"
LA NASCITA DI MATEUS VICENTE - "La nascita di un figlio è il giorno più importante della vita di un uomo, ma ho deciso di tornare in Brasile solo ad obiettivo conquistato, per rispetto dei compagni e del momento. Vivere così la paternità è stato molto difficile, ma non potevo andare via"
LA DEDICA DELLA DOPPIETTA DECISIVA - "Avevo detto che sarebbe stato perfetto segnare il gol della promozione del Barletta in C dedicandolo a mio figlio e così è stato. Negli spogliatoi ho videochiamato mia moglie e abbiamo pianto, solo noi sappiamo cosa abbiamo vissuto e quanto è stato complicato. Ogni gol l'ho fatto pensando a mio figlio, magari tra 10-15 anni ci siederemo a un tavolo e racconterò dell'impresa che ho fatto."
BARLETTA SECONDA FAMIGLIA - " Qui sono da solo e la società mi è stata accanto sin dal primo momento facendomi sentire a casa. A Pasquetta sono andato a pranzo con il direttore Iannone e tutta la sua famiglia e ci sono tanti amici con cui prendiamo un caffè ogni giorno. Ci sono tante persone buone qui"
IL CALCIO - " Significa tutto per me: vengo da una famiglia umile con sei fratelli e i miei genitori che hanno sempre lavorato tutto il giorno. Mio padre ha fatto sacrifici per comprarmi il primo paio di scarpe da calcio, e oggi li sto ripagando. La vittoria di quest'anno era scritta nel destino"