Il Bisceglie dice addio al sogno Serie D: contro la Costa d'Amalfi perde 2-1 in finale
Di Vito Prigigallo - Vince il Costa d’Amalfi e dopo una storia di soli dodici anni, conquista la Serie D. Batte 2-1 il Bisceglie, con un gol a pochi minuti dai calci di rigore. I tempi regolamentari si erano chiusi sull’1-1 (reti di Lucero e del Caputo campano), risultato che faceva il paio con quello dell’andata allo stadio Gustavo Ventura di Bisceglie. Fa caldo a Maiori. L’impianto San Martino è buono sì e no per la Prima Categoria, anche se il terreno in erba artificiale quantomeno assicura rimbalzi regolari, al contrario di quanto avviene in stadi come il Ventura, cattedrali con la pavimentazione sconnessa. C’è persino, appollaiato nella tribuna del campo, un manipolo di biscegliesi, nonostante il divieto di trasferta imposto ai supporter nerazzurri.
Pino Di Meo schiera Di Rito stavolta in attacco, a far coppia con Pignataro. Non c’è Monaco e l’assenza del centrocampista si avvertirà, eccome. Koné agisce sulla fascia di competenza, Stefanini è assistito da Mangialardi e Kouamé in mediana. Il pacchetto arretrato è composto da Sanchez e Lucero, centrali davanti a Suma, Farucci e Morisco sono gli esterni di difesa.
Dal canto suo Gino Proto deve rinunciare a Cappiello, l’uomo più dotato del Costa d’Amalfi dal punto di vista delle qualità tecniche, salvo far partecipare alla giostra il centrocampista nel finale e fargli disputare, senza esserne protagonista, i supplementari. L’arma letale dei campani è Apicella: imprendibile, irrefrenabile, dotato di scatto, dribbling e ottima tecnica per la categoria. Buona squadra, quella della Costiera: ricca di capacità agonistiche, oltre a numerose individualità di spicco per la massima categoria del calcio dilettantistico regionale.
Bisceglie mostra i consueti limiti, che stanno soprattutto nel non saper mantenere un ritmo costante nell’arco della sfida. Non ha saputo vincere nelle cinque partite decisive che il feroce calendario dell’Eccellenza le ha imposto: dallo 0-0 interno con il Molfetta per aggiudicarsi il playoff “interno”, al tonfo di Francavilla Fontana con l’Ugento, fino al 4-4 complessivo (3-3 in trasferta e 1-1 al Salsello) e all’1-1 di domenica 9 giugno proprio con la compagine di Maiori.
Sarà, dunque, di nuovo Eccellenza per il club del presidente Racanati. Una Premier League di Puglia che sarà davvero “grandi firme” e che, al momento, ha completato i ranghi.
Come si diceva, Apicella non è contenuto ed è proprio il laterale biancazzurro (amalfitani in arancione) che all’8’ impegna Suma. La replica biscegliese è affidata a Mangialardi sul cui tiro dalla distanza è Manzi a superarsi. Il gol di Lucero arriva al 22’ e Suma salva il vantaggio al 3’ di recupero, prima della pausa. L’aggressività della squadra salernitana fa breccia nel muro della Bat-team, Apicella sfonda ancora una volta sull’out mancino e Caputo anticipa Sanchez deviando nella porta spalancata.
Stefanini e compagni provano a reagire, ma è ancora Caputo (assist ancora di Apicella) a colpire di testa e stavolta trova la traversa prima dell’opposizione dell’estremo nerazzurro.
La partita è sempre godibile, anche se il ritmo per forza di cose va affievolendosi.
Di Meo inserisce Fucci, Avantaggiato e soprattutto Di Rito al posto di uno spento Pignataro (solo una rovesciata nel primo tempo, con gol nullo per posizione di fuorigioco). L’argentino, di solito freddo in area di rigore, spreca un paio di buone chance e in una occasione Manzi si supera su conclusione di Mangialardi. Koné non riesce a saltare l’avversario, impedendo al Bisceglie di creare superiorità numerica, mentre Stefanini ha difficoltà a districarsi nella confusione di una mediata affollata, anche a causa delle dimensioni ridotte del rettangolo verde.
Il gol vincente lo realizza ancora Pepe, autore del pareggio domenica 9 giugno. Stavolta trasforma un calcio di punizione dal limite, con punto di battuta alla destra di Suma: la parabola è liftata, il portiere biscegliese non accenna neppure al tuffo.
Mancano 5’ al 120’, ma l’assedio finale in pratica non c’è: la stanchezza, la delusione e la paura che una stagione sta per andare in fumo prima dei calci di rigore che parevano ormai certi, non offrono la lucidità necessaria per realizzare il gol che avrebbe riportato in Serie D il Bisceglie.