Matias Rodriguez
Matias Rodriguez

Cresciuto calcisticamente in patria fino all'esperienza in prima squadra prima del salto in Europa nel 2021, Matias Rodriguez ha costruito in Italia una carriera ricca di tappe importanti tra Serie D ed Eccellenza, vestendo le maglie di Castelluccio, Lucera, Lanciano, Atletico Azzurra Colli, Atletico Maida, Agerola e Puteolana.

Ai nostri microfoni, la punta sudamericana si è raccontata a 360 gradi: dai primi passi con il pallone tra i piedi trasmessi dalla passione del padre, al sogno di approdare nel calcio italiano inseguendo le orme del cugino; dall'impatto con il rigore tattico dei campionati nostrani fino alle tappe fondamentali della sua crescita, guidato dai consigli di un maestro d'eccezione come mister Roberto Colucci. Oggi, per Matias, si spalancano le porte di una nuova avventura in Basilicata: una scelta fortemente voluta per affrontare un torneo di alto livello e con un obiettivo chiaro in testa, ovvero trascinare il Paternicum più in alto possibile e conquistare quel trofeo da alzare al cielo prima di pensare a un futuro rientro in Argentina.

Matias, partiamo dalle origini: come nasce la tua passione per il calcio e dove hai mosso i primi passi da bambino? "Non ho un momento preciso in mente perché, fin da quando ho memoria, sono sempre stato legato a un pallone, direi praticamente dalla nascita. Mio padre giocava a calcio e mi ha trasmesso questa grandissima passione. Ho mosso i primi passi nel settore giovanile e nella squadra del mio quartiere, per poi fare tutta la trafila fino al calcio a 11. In Argentina sono arrivato a giocare un anno in prima squadra, in Serie C, prima di trasferirmi in Italia nel 2021"

Cosa ti ha convinto a compiere questo passo e a scegliere proprio l'Italia per la tua carriera? "La molla principale è stata mio cugino, che giocava già qui ed era arrivato un anno e mezzo prima di me. Mi parlava benissimo dell'ambiente e del mondo del calcio italiano. Volevo mettermi alla prova, era un'esperienza che desideravo fare fin da bambino. Mi sono ritrovato subito a mio agio sia con il calcio sia con la cultura italiana, ed è per questo motivo che sono ancora qui"

Prima di approdare nel nostro Paese avevi ricevuto offerte da altri Stati o eri convinto fin da subito di venire in Italia? "Nel 2020, prima di trasferirmi qui, sono stato molto vicino all'approdo in Portogallo. Ero andato tramite degli osservatori a sostenere dei provini per una squadra portoghese e, avendo il passaporto spagnolo, l'operazione era concreta. Poi la cosa non si è concretizzata, ma se non fossi venuto in Italia sarei rimasto in Argentina ad aspettare l'occasione giusta"

Una volta arrivato in Italia, che impatto hai avuto dal punto di vista tecnico e tattico? Quali differenze e somiglianze hai riscontrato rispetto al calcio argentino? "La differenza più grande riguarda la tattica. In Argentina ci concentriamo molto sulla tecnica individuale, il giocatore ha maggiore libertà nell'inventare la giocata al momento. In Italia, invece, ho trovato molte più dinamiche e organizzazione tattica. All'inizio è stato un po' complicato metabolizzare tutti questi concetti e mi ci è voluto del tempo per adattarmi, ma una volta capiti ti offrono soluzioni fondamentali in campo"

La tua prima tappa italiana è stata al Castelluccio, vissuta in un periodo non semplice come quello del Covid. Che ricordi hai di quel primo impatto? "In realtà sono arrivato in Italia a inizio 2020, un mese prima del Covid, in Eccellenza Emiliana, trascorrendo proprio lì il periodo del lockdown. Nonostante le difficoltà iniziali legate alla lingua, mi sono trovato benissimo a livello umano. Il gruppo e i compagni mi hanno fatto sentire subito a casa. Dal punto di vista culturale, noi argentini siamo molto simili agli italiani, quindi l'adattamento è stato naturale. A livello strutturale, poi, ho notato una grande differenza: in Argentina il livello d'impegno dei calciatori è altissimo ma spesso le strutture soffrono di problemi economici, mentre qui, anche in Eccellenza, si trovano centri sportivi con campi importanti, palestre e spazi adatti per lavorare al meglio"

Negli ultimi anni hai vestito diverse maglie tra Lucera, Lanciano, Atletico Azzurra Colli, Atletico Maida, Agerola e Puteolana. Qual è stata l'esperienza più significativa e quale allenatore ti ha aiutato di più nel tuo percorso? "A livello calcistico ricordo con grandissimo piacere l'esperienza con la Puteolana, culminata con la finale di Coppa Italia di Eccellenza Campana: una bellissima avventura, anche se purtroppo abbiamo perso ai rigori. Per quanto riguarda gli allenatori, cito mister Roberto Colucci: tra noi si è creato un grande rapporto di stima e, da ex attaccante, mi ha dato preziosissimi consigli che mi hanno aiutato enormemente a crescere nel contesto italiano"

Quest'anno hai scelto di tornare in Basilicata per vestire la maglia del Paternicum. Da dove nasce questa scelta e cosa ti ha convinto? "Le offerte non mancavano, ma ho scelto il Paternicum perché sapevo che quest'anno il livello del campionato di Eccellenza lucana si sarebbe alzato notevolmente. Ci sono tante squadre allestite per vincere o per puntare ai playoff. Inoltre mi sono informato attentamente sulla società: ho trovato un bell'ambiente, serio e ambizioso, proprio quello che cercavo per potermi esprimere al massimo"

Il campionato di Eccellenza lucana ospita molti calciatori argentini e stranieri. Pensi che questa presenza sia un valore aggiunto per il torneo? Sicuramente sì, anche se non faccio distinzioni tra italiani e stranieri: ci sono calciatori italiani fortissimi e stranieri di grande qualità. Il valore di un giocatore non dipende dalla nazionalità, ma indubbiamente in questa regione sono arrivati tanti ragazzi stranieri davvero validi che alzano il livello del campionato£

Quali sono i tuoi obiettivi personali e di squadra per questa stagione? "A livello personale, come per ogni attaccante, l'obiettivo è segnare il più possibile per aiutare la squadra, senza fissare un numero preciso ma ragionando partita dopo partita. A livello di gruppo non ci siamo posti un limite: il mister ci ha chiesto di affrontare ogni gara per vincere. Abbiamo un'ottima rosa e vogliamo puntare al massimo risultato possibile"

Nel tuo percorso professionale figura anche la presenza del tuo procuratore, Arturo Carbonara. Quanto è importante la sua figura nel tuo percorso? "È una figura fondamentale. Per un calciatore straniero è essenziale avere al proprio fianco una persona di fiducia che ti supporti dentro e fuori dal campo. Con Arturo si è creato un legame che va oltre l'aspetto professionale: c'è un grande rapporto umano e personale, e questo fa la differenza soprattutto nei momenti più complessi"

Guardando al futuro, qual è il tuo sogno? Ti piacerebbe vincere qualcosa in Italia o pensi a un ritorno in Argentina? "Nel futuro prossimo non ho intenzione di tornare in patria. Il mio obiettivo principale è vincere un campionato qui in Italia: l'anno scorso ci sono andato vicinissimo e non vorrei rientrare in Argentina senza prima aver alzato un trofeo in Italia"


 

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