Gerardo Passarella a ControPiede: "Nel calcio italiano cambiano i direttori d'orchestra, ma gli orchestrali sono gli stessi. La Basilicata? Umiliata"
Per fare il punto sul momento delicato del nostro calcio, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Gerardo Passarella.
Ex calciatore, allenatore e stimato esponente dell'AIAC, Passarella è da anni una delle voci più autorevoli e ascoltate del panorama calcistico lucano.
Con la schiettezza che lo contraddistingue, ha analizzato per noi i temi caldi del momento: dai vertici della governance nazionale fino ai movimenti di mercato delle realtà professionistiche e dilettantistiche della Basilicata.
Giovanni Malagò è stato confermato alla guida dello sport italiano. Te lo aspettavi? Come giudichi le mosse sue e di Abete in questa campagna elettorale?
«L'elezione di Malagò era scontata. Io però faccio un appello al mondo del calcio: se pensano che questo basti a cambiare qualcosa, vuol dire che siamo tutti ingenui. È cambiato il direttore d’orchestra, ma gli orchestrali sono sempre gli stessi. Io l'ho già detto: andava resettato tutto. Malagò, Gravina, Abete... con lo stesso Consiglio Federale, cosa volete che cambi? Si parla sempre di riforme, ma dovrebbero farle gli stessi che hanno causato i danni, portandoci a essere la vergogna mondiale con tre Mondiali saltati di fila. Adesso si scarica la colpa sul commissario tecnico, ma stiamo scherzando?»
A proposito di panchina della Nazionale, si fanno i nomi di Conte e Mancini, con Maldini come possibile direttore tecnico. Qual è la tua idea?
"Su Maldini nulla da dire, parliamo di una figura indiscutibile. Bisognerà vedere se lo metteranno in condizione di lavorare, visto che gli orchestrali, ripeto, sono gli stessi. Ma sul piano puramente tecnico e di gestione dello spogliatoio, per me la risposta è una sola: Silvio Baldini. Ha dimostrato in tutte le categorie come si fa calcio, ma soprattutto ha fatto vedere in appena due partite cosa significhi lavorare partendo davvero dalla base, che è l'unico modo per uscire da questo miasma generale. In lui rivedo Enzo Bearzot: è un tecnico che si basa sulla valorizzazione reale dei giovani e sa esattamente come gestirli, sia dal punto di vista tattico che umano all'interno dello spogliatoio. Se la situazione strutturale resta questa, ho paura per il quarto Mondiale di fila. Abbiamo cambiato un presidente federale e ora parliamo di cambiare CT, ma non abbiamo risolto nulla. Abbiamo già visto cosa hanno fatto i commissari tecnici precedenti; non basta cambiare una pedina se tutto il resto rimane identico. Non è il singolo CT che risolve i problemi se non si cambia radicalmente la gestione del sistema"
Questo scenario si riflette anche a livello locale.
Tra poco comincia l'Eccellenza lucana. Che campionato ti aspetti e quali sono le criticità maggiori?
«Si parla tanto di movimento cresciuto in Basilicata, ma la crescita me la devono dimostrare. Abbiamo società calcistiche storiche finite nelle mani di proprietà che vengono dalla Campania o dalla Calabria. Da lucano mi sento umiliato e offeso: questa gente da fuori viene qui convinta che in Basilicata si vinca facile, ed è uno scandalo che nessuno parli e che tutto vada sempre bene. Ogni anno scompare qualche squadra, eravamo la Cenerentola del calcio italiano perché mancava una scarpetta, ora a questa Cenerentola mancano tutte e due. Vedo realtà come il San Cataldo, che con la scelta di mister Giacomarro dimostra di voler fare le cose per bene, o il Matera che ha una tradizione invidiabile. Ma nel complesso il quadro è preoccupante.»
In questo contesto, si parla spesso di valorizzazione dei tecnici e dei giovani locali, ma poi si guarda altrove...
«Esatto. Abbiamo professionisti bravissimi come il preparatore atletico Fabrizio Brindisi, che ha fatto benissimo e ora è dovuto andare a Malta perché nessuna società lucana, nemmeno tra i professionisti, lo ha preso in considerazione. Eppure la Basilicata, in rapporto agli abitanti, ha sempre sfornato fior di calciatori: penso a Colonnese, Catalano, Casale.
Perché prima si valorizzava la gente del posto. Oggi le società dei settori giovanili e delle scuole calcio non se ne fregano un bel niente, nonostante Baldini continui a ripetere come bisognerebbe operare.»
Passiamo alla Serie D. Che risposte ti aspetti da Melfi e Francavilla?
«Il Francavilla è una realtà solida che ogni anno fa il suo campionato. Il Melfi si riaffaccia in una categoria che gli sta stretta, parliamo di una piazza con 13 anni di Lega Pro alle spalle che merita palcoscenici importanti. Quest'anno ha preso il posto del Ferrandina, la cui parabola ha dimostrato che nel calcio l'inesperienza si paga. Servono i soldi, certo, ma chi pensa di fare calcio solo con i portafogli non ha capito nulla: servono competenza e organizzazione. Spero che si stiano strutturando al meglio.»
In Promozione c'è l'Avigliano che sta conducendo un mercato importantissimo (Fontana, Possidente, Liberal).Quali possono essere le loro ambizioni?
«Faccio i miei complimenti all'Avigliano perché ha avuto il coraggio di affidarsi a un tecnico giovane e bravo. Ha un'ottima tradizione calcistica e una piazza calorosa. Stanno muovendosi molto bene dietro le quinte: non fanno grossi proclami, lavorano in silenzio e lavorano bene.»
Chiudiamo con la Serie C. Il Picerno punta sulla continuità, mentre in casa Potenza è in atto una vera e propria rivoluzione: De Giorgio parte, si parla di Tisci in panchina e ci sono tantissimi big in scadenza al 30 giugno (Schimmenti e Siatounis verso Benevento, Riggio, Erradi...).
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"Al Potenza c'è da ristrutturare parecchio. L'anno scorso la squadra non è stata stravolta, sono stati fatti solo dei ritocchi e ne è uscito un campionato mediocre: un decimo posto e la vittoria della Coppa Italia di categoria, oltre non si poteva andare. Ora c'è un silenzio totale che non mi permette di esprimermi, specie se non si scioglie prima il nodo dell'allenatore. Il DS Di Bari è competente e valido, a patto che lo lascino lavorare. Il nostro grande guaio è che prendiamo direttori e allenatori e poi i presidenti vogliono fare i tecnici. Il Picerno, invece, è una realtà consolidata. Il direttore Greco lì è tutto: l'anno scorso era partito con un progetto di soli giovani, ha capito in corsa dove correggere il tiro e ha fatto i ritocchi giusti. Su di loro sono fiduciosissimo.»
Per la panchina del Potenza si fanno i nomi di Tisci, Turati ma anche profili giovani come Corrent e Guidi. Chi vedresti meglio per questa ricostruzione?
«Vedo bene chiunque sia in totale sinergia con il direttore sportivo, e Tisci mi sembra uno di questi. Ma il punto è un altro: chiunque arriverà, bisogna vedere cosa gli verrà messo a disposizione a livello organizzativo e di uomini, e se lo si lascerà lavorare. Secondo me siamo già in netto ritardo, siamo arrivati a luglio con troppi contratti in scadenza che andavano gestiti a gennaio o febbraio. Poi, per carità, nel calcio non esiste una logica scritta: non è detto che chi parte in anticipo faccia bene e chi parte all'ultimo fallisca. Vedremo.»
a cura di Emanuele Cantisani