Intervistato da Luca Guerra per “Gianlucadimarzio.com”, il nuovo centrocampista biancorosso Gaetano Castrovilli si è raccontato a 360°. Dalla scelta di tornare nella “sua” Bari, passando per la nascita di Brando e su come gli ha cambiato la vita, fino ad arrivare agli infortuni che hanno caratterizzato la sua carriera, l’ex Fiorentina è ormai pronto ad affrontare la sua seconda avventura in biancorosso da persona diversa.


IL RITORNO A BARI: “Ho scelto di tornare perché conosco bene la piazza e i suoi tifosi e so come si vive il calcio qui. Mentalmente possono darmi tanto. Starà poi a me ricambiare tutto il grande affetto ricevuto in questi giorni”.

LA NASCITA DI BRANDO E QUANTO LO HA CAMBIATO: “Quando è venuto al mondo ho subito capito cosa significa diventare genitore. La sua nascita mi ha cambiato sotto tutti i punti di vista, soprattutto nella vita privata. Vivo per lui e le mie priorità sono cambiate. La cosa che più mi ha impressionato è che prima dicevo di giocare bene per me, la società e i tifosi, ora, invece, voglio solo che mio figlio mi guardi in campo e mi riconosca”.

SUGLI INFORTUNI E I FANTASMI DEL PASSATO: “Ciò che conta è come reagisci. O ti fai “male” o inizi a combattere contro i tuoi fantasmi. Di infortuni ne ho avuti tanti e ho passato due anni e mezzo pesanti. Ogni volta che tornavo in campo il ginocchio si gonfiava e passavo tanto tempo a chiedermi il motivo. Non mi sento ancora al 100%, ma mentalmente ci sto lavorando. A Monza sono stato meglio dopo lo stop al menisco in maglia Lazio. Non nego che ho anche pensato di lasciare il calcio. Ogni giorno lavoro sull’approccio psicologico, parlandone tanto con mia moglie. L’aspetto mentale può far male non solo in campo, ma anche nella vita privata, e bisogna trovare un equilibrio anche grazio all’aiuto della famiglia. La salute mentale? È un aspetto spesso sottovalutato. Se la testa non va, il corpo non risponde. I momenti difficili li hanno tutti, cambiano di entità e gravità. La n°4 indossata in Bari-Monza? Sarà di mio figlio”.

LE GARE CHE CONSIDERA SPECIALI: “Sono due le partite alle quali sono affezionato giocate con la Fiorentina. Un posto nel mio cuore ce l’ha la sera del mio primo gol in Serie A a “San Siro” contro il Milan. In quel 3-1 del 2019 ero in campo con calciatori come Ribery e Chiesa e fu una bellissima serata. Allo stesso tempo, aggiungo anche il 2-0 sul campo del Napoli del gennaio 2020. Andarono a segno Chiesa e Vlahovic, e anche se non mi iscrissi a referto la considero la migliore prestazione della mia carriera. Quella sera non ho mai perso il sorriso. Fino ad allora non mi ero mai comprato al fantacalcio. Il primo a prendermi fu mio cugino Antonio pagando un fantamilione. Negli anni successivi mi sono sempre acquistato perché bisogna credere nei propri mezzi. Un allenatore che mi sarebbe piaciuto incontrare? Dico Antonio Conte. Tutti ne parlano bene e sono convinto che mi avrebbe fatto fare un salto di qualità”.

LA PROMESSA FATTA: “Il peluche strappato durante Bari-Cagliari? In caso di promozione in Serie A comprerò un peluche per tutti i miei compagni e lo staff. Sarebbe un modo simpatico per chiudere un cerchio”.


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