Tascone: " Dal sogno di mio padre al mio"
“Tu e tuo fratello potete realizzare il sogno che io non ho potuto raggiungere.”
Comincia così l'intervista di Mattia Tascone rilasciata alla Casa di C, il centrocampista dell'Audace Cerignola ha raccontato la sua storia:
"Questa frase era nella lettera che mio padre mi scrisse per il mio diciottesimo compleanno. Anche lui ha giocato a calcio, arrivando fino alla Serie C, ma per amore di mia madre e della famiglia scelse di restare in Campania, rinunciando a una carriera più ambiziosa.
Io e mio fratello Simone siamo cresciuti con il pallone tra i piedi. Nostro padre, dopo il lavoro, ci portava sempre un nuovo pallone e noi passavamo ore a giocare, sognando di diventare calciatori. Ora quel sogno è realtà, ma la strada è stata lunga e faticosa. A 16 anni lottavo per la salvezza in Serie D, sono partito da casa senza conoscere nessuno, ma non ho mai pensato di mollare. Ogni sacrificio aveva un senso: realizzare il sogno di mio padre, che con il tempo è diventato anche il mio.
Oggi, i valori che mi ha trasmesso – il lavoro, l’umiltà, il sacrificio – sono la base della mia vita. Sono gli stessi principi che voglio insegnare a mio figlio, che sta per nascere. Con la mia compagna Doriana stiamo per costruire una famiglia, e io non vedo l’ora di mostrargli Napoli, la sua bellezza, la sua passione, e ovviamente qualche video di Maradona. Il 2025 sarà un anno speciale, e intanto continuo a inseguire la Serie B con il Cerignola".
Il significato di nascere a Napoli e la figura di Maradona :
"Napoli è casa, cuore, passione. Sono cresciuto nel quartiere Materdei, dove le strade erano piene di bambini e palloni. Si giocava fino a sera, tornavamo a casa sporchi e pieni di sgridate dalle nostre mamme. E poi c’era il San Paolo, il tempio del calcio.
Napoli mi ha insegnato il valore del presente. Qui si dice che bisogna guardare “dove sorge il sole”, sfruttando al massimo ogni giornata senza pensare troppo al domani. È una città con difficoltà, certo, ma anche di straordinaria bellezza. È stata spesso giudicata male, ma basta viverla per cambiare idea.
E poi Napoli è la città di Diego. Per noi Maradona è più di un campione, è un simbolo. Ho iniziato ad amarlo da bambino, guardando quasi ogni giorno il film La Mano de Dios. Qui ogni vicolo parla di lui, ogni bambino sogna di essere come lui. Ha rappresentato l’anima popolare della città, la sua voglia di riscatto, la lotta del Sud contro il Nord. Napoli è diventata Napoli anche grazie a lui. Il suo nome riecheggia ovunque, negli occhi della gente, nel cuore della città".
La famiglia ed i sacrifici fatti:
"Sono nato in una famiglia semplice e umile. I miei genitori ci hanno cresciuto con il valore del lavoro e dell’impegno. Mia madre ancora oggi si alza presto ogni mattina per lavorare in un’impresa di pulizie. Mio padre, nonostante la fatica del lavoro, trovava sempre il tempo di portare a me e mio fratello un nuovo pallone. Ne avevamo tantissimi, del Celtic, dello United, del Chelsea… e nei corridoi di casa finivamo sempre per darci battaglia.
Napoli è fatta di persone che lottano ogni giorno per arrivare a fine mese. Crescere qui mi ha insegnato a dare valore a ogni cosa. Ora sto costruendo la mia famiglia. Con Doriana stiamo insieme da sei anni e diventare genitori è una grande responsabilità, ma anche la più grande forma di realizzazione. Ho scoperto che sarei diventato papà mentre ero in ritiro: era mattina presto quando mi è arrivata la foto del test. Da quel momento non ho pensato ad altro. Non vedo l’ora di insegnare a mio figlio i valori con cui sono cresciuto… e ovviamente fargli vedere i video di Maradona".
I primi passi:
"Da ragazzino giocavo nel settore giovanile del Napoli, ed era come vivere un sogno. A 16 anni, però, ho scelto di andare a Gragnano in Serie D. È stata una scelta difficile ma fondamentale: mi ha fatto crescere. Lì giocavo con uomini di 35 anni, che dovevano portare lo stipendio a casa. Per loro il calcio non era solo un gioco, era una questione di sopravvivenza.
A Casarano ho vissuto il mio primo anno lontano da casa. Ricordo ancora il viaggio: mia madre e la mia ragazza in lacrime, mio padre in silenzio. È stata dura, ma non mi sono mai tirato indietro. Tornare sui miei passi sarebbe stato un fallimento, per me e per mio padre".
A Cerignola, come a casa, si può sognare in grande:
"Cerignola è diventata la mia seconda casa. Sono qui da quattro anni, mi hanno accolto come un figlio. Qui sono cresciuto, come calciatore e come uomo. Abbiamo vissuto momenti indimenticabili: il gol nella partita che ci ha regalato la promozione, il debutto in Serie C, la prima volta che ho affrontato mio fratello in campo. Emozioni uniche.
Quest’anno, fin dall’inizio, ho sentito che c’era qualcosa di speciale. Le squadre favorite sono altre, ma noi siamo primi. E ci crediamo.
La mia è la storia di un ragazzo semplice, che viene dal basso e che ha dovuto conquistarsi tutto con il sacrificio. A 16 anni lottavo per la salvezza in Serie D, oggi sogno la Serie B. Ho ribaltato il mio destino, un po’ come il mio Cerignola. Ogni tappa del mio percorso mi ha insegnato qualcosa, e ora sono pronto per due grandi sfide: diventare padre e fare il salto di categoria.
Non vedo l’ora di scoprire cosa mi riserva il futuro, ma senza smettere di vivere il presente. Perché a Napoli, si fa così.