Tempo di conferenza stampa per il ds Valerio Di Cesare. Sul tavolo il bilancio della sessione invernale di calciomercato. 


Ringrazio il ds Magalini per il percorso che abbiamo fatto in un anno e mezzo, mi ha dato tanto sia al livello umano che professionale. Ringrazio anche il presidente per la fiducia che mi ha dimostrato. 


Non manca nulla al Bari?

È il campo che dovrà dirlo. Sono tanti anni che vivo questa piazza, voglio aspettare a dare giudizi. Insieme al mister ho cercato di portare calciatori funzionali al suo modo di giocare. La difesa si è rinforzata come centrocampo e attacco. Odenthal era in Serie A. Ma aspettiamo il giudizio del campo. 


La squadra è mancata dei leader?

Sì, infatti abbiamo cercato di cambiare tanto per questo. Siamo entrati in un loop mentale negativo. Per questo abbiamo cercato di fare una mini rivoluzione, scegliendo facce nuove, gente fresca per darci una mano. 


Lei aveva detto che si sarebbe buttato nel fuoco e i calciatori, si butterebbero nel fuoco?

Quelle parole le confermo. Lo pensavo. Pucino è il capitano del Bari e credo rappresenti il modo di pensare della squadra. I ragazzi sanno quello che devono fare, ci aspettano tante partite difficili, sono consapevoli che bisogna dare il 100%. L’obiettivo è la salvezza e bisogna assolutamente raggiungerla. 


È più difficile salvare il Bari da calciatore o dirigente?

Sono situazioni diverse. Ora non sono in campo. Sono i giocatori che vanno in campo. Sono convinto che daranno tutto. Conosco alcuni di loro. Adesso ho una responsabilità diversa. Sono convinto e consapevole che possiamo farcela. 


I tanti no. 

Le problematiche fanno parte del mercato di gennaio. Chi gioca altrove non si muove. Poi ci sono altri calciatori che non vanno presi in considerazione. Perché i calciatori devono muovere la famiglia e considerare altre cose. Sono contento dei ragazzi che sono venuti. Ci hanno dato disponibilità e sanno cosa bisogna fare. 


Il Bari ha cambiato linea, meno esperienza e più giovani?

Abbiamo puntato sulla freschezza fisica. È quello che offre il mercato. Sono andato a cercare calciatori esperti. Oggi bisogna correre e avere il fuoco dentro. 


La crisi. 

Sono convinto che in estate era stata fatta una buona squadra. Il campo ha detto il contrario. I calciatori presi erano forti, lo hanno dimostrato in carriera. Ma naturalmente, come spesso accade, quando si dice che Bari non è per tutti, sono arrivati calciatori che non hanno performato. Penso che questo sia il discorso principale. 


Dorval, il punto. 

Stiamo lavorando per rinnovare il contratto. A breve ci saranno novità. 


Come stanno i nuovi. 

Sono pronti, tranne Artioli che inizia ad allenarsi con la squadra lunedì. 


Castrovilli. 

Mi spiace per Gaetano. Con il mister abbiamo scelto di puntare ora su calciatori diversi. Anche lui non è riuscito ad esprimersi. L’ho visto crescere. Gli faccio un grande in bocca a lupo. 


Al livello umano, per cosa è rammaricato?

Per la situazione in cui siamo. Siamo partiti per altri obiettivi, vedere oggi il Bari che deve lottare per non retrocedere è quello che mi rammarica di più. 


Partipilo, si aspettava di più?

Ci aspettavamo di più da tutti. Tutti vengono qui con i giusti presupposti, poi per tanti motivi non riescono ad esprimersi in campo. Lui si è allenato in modo impeccabile. Siamo tanti a livello numerico e sono state prese decisioni. Non farà parte del progetto tecnico. 


Traoré. Come è nata la scelta. 

Cercavamo un giocatore con gamba e fisico. Lo seguivamo da tempo. Abbiamo optato per lui, perché il mercato non offriva nulla. 


La pressione della piazza. 

Quando si prende un calciatore si parla e sai affrontano varie questioni. Tutti erano consapevoli dell’ambiente che avrebbero trovato. Non c’è stato nessun problema. 


Gli obiettivi e il futuro. 

Ora non penso al mio futuro, il mio obiettivo principale è la salvezza. Sono concentrato per Mantova, il resto è nulla. 


Le critiche. 

È giusto criticare, ci sono rimasto male per gli attacchi personali. Qui a Bari ho un percorso di 10 anni, da ex capitano, mi è dispiaciuto sentire attacchi a livello umano. Sul dirigente si può dire che sia inadatto, ma critiche al livello umano mi sono dispiaciute. È come se avessi subito delle coltellate. Me le sono prese e ho cercato di alzarmi. Sono stati sei mesi complicati. Ma in passato, quando capitavano questi momenti da calciatore, ho imparato e sono cresciuto. Sarà lo stesso anche ora. 


Mantova. 

Il Bari deve affrontare Mantova e tutte le gare come Cesena e i primi 60’ con il Palermo. Ci aspettiamo un Bari cattivo, combattivo, che deve vincere i duelli e fare di tutto per centrare i 3 punti. 


Perché dopo Caserta non avete pensato subito a Longo?

Sono state fatte valutazioni. Vivarini era una persona che si pensava potesse dare un contributo alla squadra in quel momento. 


Mantovani no in estate e sì a gennaio. 

C’era una linea a 4 e si è preferito andare su calciatori diversi. 


I retroscena di gennaio. 

È stato un mercato lungo. Kouamé era un’opzione, se non fosse andato in A. È andato a giocare in Grecia. Un’opzione più da dare al mister nel reparto offensivo. Sono contento dei ragazzi che sono arrivati.  


C’è qualcosa che non ha condiviso con Magalini?

Io non rinnego il passato. Devo solo ringraziarlo. Si è sempre lavorato insieme, da squadra. Si sono sempre fatte scelte condivise con gli allenatori. 


I no. 

Una scelta che fa il calciatore. Posso capire. Ha influito tantissimo la classifica, alcuni non se la sono sentita. Hanno preferito andare altrove. 


I problemi in attacco. Perché non altre punte centrali?

Giocando con un 3-4-2-1 abbiamo tre attaccanti per un posto. Il nostro problema è stato la manovra offensiva, più per una questione di squadra. Abbiamo due ottimi finalizzatori, che sono stati anche richiesti durante il mercato. Poi abbiamo anche Cuni che abbiamo preso per attaccare anche la profondità. 


Perché Di Cesare sì e Magalini no. 

Sono il ds. quando il presidente mi ha chiamato non mi sono posto il problema. Sapevo che c’era tanto da lavorare e poco tempo per farlo.

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