Botta e risposta durissimo tra il sindaco di Bari Vito Leccese e la proprietà della SSC Bari. Con una lunga lettera indirizzata al presidente biancorosso, il primo cittadino ha espresso tutta la propria preoccupazione per il futuro del club, toccando temi delicati come la gestione dello stadio San Nicola, il progetto sportivo e il destino della società dopo il 2028.

Leccese ha contestato duramente toni e contenuti della risposta ricevuta dalla proprietà, parlando di “totale estraneità rispetto alla città” e di una “completa indisponibilità al confronto” con l’amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto sportivo. Un passaggio forte, nel quale il sindaco sottolinea come il Bari “non sia un asset”, ma rappresenti l’identità stessa della città.

Nel mirino anche il futuro societario del club. Il sindaco ricorda infatti che, dal 2028, l’attuale proprietà non potrà più gestire contemporaneamente due società calcistiche secondo le norme federali, invitando apertamente la famiglia proprietaria a chiarire quali siano le intenzioni sul futuro della SSC Bari. Da qui la richiesta di un piano industriale serio e con una prospettiva almeno quinquennale.

Non manca poi il riferimento ai rapporti ormai deteriorati con la tifoseria, con Leccese che richiama le parole pronunciate in passato dalla proprietà, quando il Bari venne definito “seconda squadra”. “Quelle parole non le hanno dimenticate i baresi”, scrive il sindaco, evidenziando la delusione di una piazza ancora ferita dalla retrocessione e dagli ultimi anni sportivamente complicati.

Infine, il primo cittadino ha lanciato un ulteriore messaggio sulla questione stadio: pur avendo il club richiesto il San Nicola per l’iscrizione al prossimo campionato di Serie C, il Comune non intende assumersi responsabilità che non gli competono e invita la società a valutare anche eventuali impianti alternativi in Puglia.

Una presa di posizione forte che certifica un clima sempre più teso tra Palazzo di Città e la proprietà biancorossa.


Di seguito la lettera del Sindaco di Bari: 

Presidente,

mi spiace molto trovare, nei toni e nei modi della Sua risposta, conferma di ciò che molti sospettavano, ossia la Sua totale estraneità rispetto alla città e la Sua completa indisponibilità a un confronto con la stessa amministrazione comunale, proprietaria dell'impianto sportivo. Questo, mi consenta, è inaccettabile. Come Lei sa bene, non Le scrivo da tifoso deluso per una retrocessione,

nella mia duplice

veste di

rappresentante della comunità e di responsabile di uno degli impianti sportivi più importanti d'Italia. La SSC Bari, come noto, è l'unica partecipante a una procedura che assegnerà lo stadio San Nicola per i prossimi 5 anni.

Eppure, dal 2028, questa proprietà non potrà più gestire la squadra di calcio

Perché le norme federali, e non il Sindaco di Bari, impongono l'alienazione di questo

"asset", come, non a caso, Lei lo definisce. Ciò che Lei etichetta come "inusuale", ossia il mio invito alla vendita, non è frutto di una valutazione personale. E la semplice traduzione delle regole. Non è dunque inusuale che io mi interessi alla vendita del Bari. È inusuale, piuttosto, che non se ne interessi Lei.

Lei ha chiesto la disponibilità dello stadio San Nicola per iscrivere il Bari al campionato di Serie C. Ma sarebbe disonesto da parte mia ignorare il contesto in cui questa richiesta arriva: una società retrocessa, un proprietario che non ha considerato per tanto tempo i sentimenti di una intera tifoseria (come in quei lunghissimi quaranta giorni dopo l'11 giugno 2023) e un gruppo che pubblicamente, parole di Suo padre, considera il Bari una "seconda squadra".

Quelle parole non le ho dimenticate. E non le hanno dimenticate i baresi.

Le chiedo, dunque, un piano industriale serio, che guardi almeno all'orizzonte quinquennale della concessione e che risponda a una domanda precisa: cosa intende fare della SSC Bari dopo il 30 giugno 2028? Se non ha una risposta, o non vuole darla, allora è giusto che questa città lo sappia adesso, non quando sarà troppo tardi.


Aggiungo, per chiarezza, che la normativa vigente non obbliga il Bari a indicare necessariamente il San Nicola come campo ospitante. Ci sono altri impianti in Puglia. Le suggerisco, considerata anche la procedura in corso, di valutare soluzioni alternative per non rischiare l'iscrizione al campionato. Non sarei disposto ad assumermi responsabilità che non mi appartengono.

Quello che mi appartiene, invece, è la responsabilità verso questa città. Verso le migliaia di tifosi che per otto anni hanno creduto in un progetto. Verso le famiglie che devono spiegare ai propri figli perché la squadra della loro vita, dopo otto anni, sia ancora in Serie C.

Concludo rammentandoLe che, laddove il risultato della procedura di concessione dello stadio dovesse concludersi con l'affidamento in favore della Sua società, sarà importante più per Lei che per l'Amministrazione, che il rapporto sia ricondotto sui giusti

canoni di responsabilità e correttezza, sportiva e non.

Il Bari non è un asset. È Bari. È la nostra città.

Attendo il suo piano. A stretto giro.

Vito Leccese

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