Sergey Aleynikov a ControPiede: "Arrivare al Lecce dalla Juventus inizialmente non fu semplice, fondamentale fu il rapporto con i tifosi. Van Basten..."
Sergey Aleynikov, ex calciatore di Juventus e Lecce, vincitore di una Coppa Italia e di una Coppa Uefa con i bianconeri, è intervenuto ad i nostri microfoni per un'intervista esclusiva. Il calciatore di origini bielorusse, presente ad uno stage a San Severino Lucano (PZ), è ritornato a parlare della sua carriera sia nei club che soprattutto con la nazionale dell'URSS.
Bentrovato Sergej. Nel 1982 lei ha vinto uno storico campionato sovietico con la Dinamo Minsk, rompendo il dominio delle squadre di Mosca e di Kiev. Che ricordo ha di quella squadra e quanto è stato difficile per un gruppo di ragazzi bielorussi arrivare sul tetto dell'URSS?
"Se siamo riusciti a vincerlo, deduco che non sia stato troppo difficile (RIDE NDR)."
Lei è stato un pilastro della nazionale di Valerij Lobanovsky. Nella finale di Euro '88, dovette marcare Marco van Basten e Ruud Gullit. Cosa si prova a stare in campo nel giorno in cui Van Basten segna quello che molti definiscono il gol più bello della storia del calcio?
"Inizialmente in campo non ci siamo resi conto di quanto fosse stato spettacolare il gol di Van Basten. Fino a quel momento eravamo riusciti a marcarlo discretamente, in un lampo è riuscito a crearsi quell'occasione. I primi tempi dopo la finale ero molto dispiaciuto della sconfitta, poi, piano piano, mi sono convinto che dinanzi a giocatori così forti potevamo farci ben poco. Van Basten, insieme a Maradona, è il calciatore più forte contro il quale ho giocato contro nella mia carriera"
Nel 1989 arriva alla Juventus insieme a Zavarov. In un solo anno vince la Coppa UEFA e la Coppa Italia. Quale dei due trofei le ha dato più soddisfazione e quanto è stato difficile adattarsi tatticamente al calcio di Dino Zoff dopo anni di disciplina sovietica?
"Entrambi sono stati due successi molto importanti, tuttavia la Coppa Uefa in passato era una competizione europea estremamente prestigiosa e difficile da conquistare: dunque, ti direi la prima se dovessi scegliere. Vi sono sincero: mi sono adattato fin da subito al calcio di Dino Zoff, non ho avuto grosse difficoltà, tutt'altro"
Dopo Torino, lei si trasferisce al Lecce. Nonostante la retrocessione iniziale, è diventato un idolo dei tifosi e ha scelto di rimanere in Puglia anche in Serie B. Cosa l'ha spinta a legarsi così tanto a quella maglia e a quella terra, tanto da decidere di viverci ancora oggi?
"Premetto che mi sono dovuto trasferire al Lecce a causa di motivazioni e situazioni molto complesse da spiegare. Per un calciatore che ha sempre lottato per vincere, lottare per non perdere e per mantenere la categoria, inizialmente non è semplice, vengono meno le motivazioni. Mese dopo mese mi sono legato tanto alla piazza ed ho creato uno splendido legame con i tifosi, questo mi ha dato la spinta per lottare e per tirare fuori la migliore versione di "professionista" che era in me"
Oggi si parla ossessivamente di "costruzione dal basso" e di centrocampisti che scendono tra i difensori. Lei lo faceva trent'anni fa con una naturalezza disarmante. Pensa che il calcio moderno stia finalmente imparando quello che la scuola sovietica predicava già negli anni '80?
"Il calcio è cambiato tanto, e sta continuando a cambiare molto velocemente, dunque è difficile fare paragoni. Sicuramente noi siamo stati tra i primi ad utilizzare un mediano nella costruzione dal basso, poi questo "ruolo" si è evoluto..."
a cura di Emanuele Cantisani