Tre campionati di Serie D vinti, i playoff e uno Scudetto Dilettanti in bacheca. Nel calcio di oggi, dove spesso si fatica a trovare continuità, il nome di Mady Abonckelet è diventato un'autentica garanzia di successo. Cresciuto nel prestigioso vivaio francese del Nantes, il centrocampista francese ha costruito in Italia la reputazione di un giocatore insostituibile, capace di imporre la propria fisicità e una mentalità d'acciaio in qualsiasi contesto. Da Nord a Sud, trascinando piazze passionali come Giugliano e Campobasso fino all'ultima importante esperienza con il Vado, Abonckelet ha dimostrato che la vittoria non è mai un caso, ma una cultura che si porta nello spogliatoio. In questa intervista ci racconta il suo percorso, i segreti per trionfare in gironi profondamente diversi e le sue ambizioni per il futuro.

Bentrovato Mady. Partiamo dalle origini: cresciuto nel vivaio del Nantes, poi l'infortunio e l'arrivo in Italia.

"Dopo la rottura del crociato a fine contratto con il Nantes, ho deciso di mettermi alla prova all'estero e ho accettato la proposta di venire in Italia. L'inizio non è stato facile: dovevo firmare con il Pescara, ma tra promesse dei procuratori e intoppi burocratici non se ne fece nulla. Con il mercato francese ormai chiuso, l'unica opzione rimasta era la Serie D italiana. Ho ricominciato dall'Olimpia Agnonese per qualche mese, poi sono passato al Gravina dove ho fatto un'ottima stagione, e infine al Bisceglie in Serie C. Lì, dopo un buon avvio, sono finito fuori rosa in una società che stava affrontando un mezzo fallimento, poco prima che il COVID bloccasse tutto. La vera svolta è arrivata subito dopo, con il trasferimento al Giugliano."

In Puglia hai vissuto due tappe cruciali: la consacrazione a Gravina, con 6 gol, e il debutto nel professionismo a Bisceglie. Che ricordi hai di quel periodo?

"In Puglia mi sono sentito a casa. All'inizio faticavo con la lingua, ma l'accoglienza della gente e l'affetto dei tifosi mi hanno aiutato tantissimo. Nel calcio funziona così: se stai bene fuori dal campo, quando entri in partita rendi il doppio. È stato un periodo bellissimo."

A Giugliano, invece, è iniziata la tua striscia di campionati vinti. Che atmosfera si respirava?

"A Giugliano si vive letteralmente di calcio, senti proprio il peso e l'importanza della maglia. Mi sono trovato in un gruppo fortissimo e sono riuscito a dimostrare il mio valore. Vincere quel campionato mi ha trasmesso il gusto della vittoria e mi ha convinto a rimanere in Italia. Lì, grazie a compagni esperti, ho capito come si fa a vincere. È una mentalità che mi sono portato dietro ovunque."

Quella mentalità ti ha accompagnato anche a Campobasso e a Vado. Due piazze molto diverse, che esperienze sono state?

"Campobasso è una piazza calda, importantissima. Lì i tifosi sono davvero il dodicesimo uomo in campo. Ricordo una fame incredibile in tutto l'ambiente: in casa sapevamo di essere intoccabili. Vado, invece, è un contesto diverso, più tranquillo, dove il pubblico si sente meno e le motivazioni devi trovarle dentro di te. Lì c'era già un buon gruppo, ma io e altri elementi abbiamo portato quella mentalità vincente che serviva per fare il salto di qualità."

Hai giocato praticamente in quasi tutti i gironi della Serie D. Quali differenze hai notato?

"È un onore aver vinto in gironi e contesti così differenti, non è mai facile. Al Sud c'è molta più grinta, più agonismo e cattiveria agonistica in ogni partita. Al Nord, invece, i ritmi sono forse menos intensi, ma c'è molta più attenzione alla tattica."

Dopo tutti questi successi, c'è mai stata la reale possibilità di tornare in Serie C?

"Le opportunità ci sono state, ma cerco un progetto serio. Non accetto proposte tanto per esserci, come se fossi un ragazzino alle prime armi; so quanto valgo e cosa posso dare in campo. Di recente ho parlato con il Vado per il rinnovo, ma l'offerta che mi è stata fatta non era all'altezza."

Quindi escludi una tua permanenza a Vado per la prossima stagione?

"Per il momento sì, le nostre strade si dividono. Poi nel calcio non si sa mai, ma ad oggi la situazione è questa."

In passato, invece, c'era stata l'opportunità di rimanere in C con Giugliano o Campobasso?

"A Giugliano cambiarono tutto lo staff e il nuovo mister fece altre scelte. A dicembre volevano sbloccare il mio ritorno in C, ma il presidente del Riccione — dove giocavo in quel momento — mi blindò. A Campobasso, invece, non siamo riusciti a trovare un accordo economico tra la dirigenza e il mio agente. Mi è dispiaciuto, perché mister Braglia mi voleva fortemente, ma la trattativa è saltata."

Chi è stato l'allenatore più importante per la tua crescita e quale compagno ti ha impressionato di più?

"Ho cercato di rubare qualcosa a tutti. Penso a Loseto e Dell'Olio a Gravina, che mi fermava a fine allenamento per correggere i miei difetti. Poi Pergolizzi a Campobasso e Ferraro, con cui ho vinto lo Scudetto. Tra i compagni ti dico Coquin, Maldonado e Di Nardo a Campobasso. A Giugliano c'era Gladestony, un centrocampista straordinario da cui ho imparato tantissimo, e quest'anno a Vado mi ha impressionato Ciccone."

Quali sono le tue aspettative per il futuro? Sogni la C o valuteresti anche un ritorno in Francia?

"Non escludo nulla. In Italia mi sono fatto un nome e ho un ottimo curriculum con tre campionati vinti, playoff e scudetto di categoria. Mi piacerebbe moltissimo tornare in Serie C, ma se non arriverà la chiamata giusta valuterò i progetti di quelle squadre di D che mi hanno già cercato per vincere il campionato. Aspetto l'opportunità perfetta."

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