Capone a "Contro-Piede.it": "Il primo gol tra i pro una liberazione. Ho imparato che toccando il fondo si può sempre risalire. Quando il Monopoli ha chiamato non ho esitato un momento"
Da giovane promessa nella Primavera del Milan, passando per la scelta di scendere in Serie D per ritrovare quella voglia che tanto lo aveva contraddistinto in campo, fino ad arrivare al Monopoli e al suo primo gol tra i professionisti. La carriera di Andrea Capone ha vissuto una vera e propria svolta da quel grave infortunio del 2022. Da essere vicino ai "grandi" il classe '02 è stato costretto a fermarsi per un anno, ripartendo poi dalla massima serie croata, e dalla breve esperienza al Pescara. E poi la rinascita in Serie D con le maglie di Club Milano e Pro Palazzolo sotto l'ala dell'ex Bari Roberto Floriano. E ora il Monopoli club con il quale contro il Foggia ha trovato il tanto atteso primo centro tra i professionisti. Con Andrea Capone abbiamo rivissuto le emozioni di quel pomeriggio, ma anche le tappe di una carriera di un calciatore capace di toccare il fondo e di risalire alla grande.
Come si sente in questo momento?
"Devo dire bene. Domenica è arrivato un pareggio contro il Crotone. Non è stata una gara eccezionale da parte nostra, ma abbiamo avuto una grande reazione nel secondo tempo che ci ha permesso di portare a casa un punto importante. È normale nel corso di una stagione avere delle giornate “no”".
Torniamo indietro di una settimana. Ha messo a segno bellissimo gol di tacco decisivo per la vittoria del Monopoli contro il Foggia. Il suo primo centro tra i professionisti. Cosa ha pensato in quel momento e dopo aver visto la palla insaccarsi in rete?
"Ho provato emozioni forti e tantissima felicità per aver deciso un derby. Alla fine, ciò che conta è la squadra e averla trascinata alla vittoria. Con questo gol credo di essermi tolto un peso per gli ultimi anni".
La possiamo considerare una specie di rivincita personale?
"Per parlare di rivincita c’è ancora tanto da fare. Posso considerare questo gol il mio nuovo inizio anche se arrivato un po’ in ritardo".
Torniamo nuovamente indietro nel tempo: 23 aprile 2022, una data che sicuramente ha segnato la sua carriera. Quanto è stato difficile recuperare da quel terribile infortunio?
"Sono infortuni sempre più frequenti purtroppo nel calcio moderno e ho sempre pensato che fanno parte del nostro mestiere. La parte più difficile ha riguardato il momento in cui è successo. Mancavano due giornate alla fine del campionato, ero in un momento positivo e avrei dovuto fare il salto tra i "grandi". È capitato tutto proprio sul più bello”.
Che insegnamento si è portato dietro dal lungo percorso per tornare in campo?
"L’insegnamento del lavoro quotidiano sia in campo che fuori. È un percorso che ti porta a toccare il fondo e che ti segna tanto rendendoti un vero "lavoratore". Toccare il fondo fa capire la realtà di tutto. Sono finito a giocare in una squadra ultima in classifica in Serie D dalla Primavera del Milan. Ciò che ho imparato è che dal fondo si può sempre risalire con la giusta ambizione e il lavoro".
Al Milan era considerato una giovane promessa prima dell’infortunio: cosa ha significato crescere nel settore giovanile di un club così prestigioso?
"Vivendo a Milano ed essendo milanista sin dalla nascita è stato un sogno. Ciò che dà il Milan a livello di organizzazione è qualcosa di indescrivibile e me ne sono reso conto da quando sono entrato in questa realtà ad appena 9 anni. Un’organizzazione del genere penso la abbiano in pochi e vivi in un mondo a parte. Come già detto, da milanista penso sia una delle cose più belle che mi siano successe".
La breve avventura in Croazia, Pescara e poi le due esperienze in Serie D con Club Milano e Pro Palazzolo: che genere di esperienze sono state per lei?
"In Serie A croata si era aperta un’importante possibilità e sarebbe potuto essere il percorso giusto in una situazione fisica diversa. Avevo bisogno di un percorso diverso ed è stata un’esperienza comunque importante che mi ha permesso di giocare contro squadre del calibro di Dinamo Zagabria e Hajduk. Non giocando da un anno ho trovato poco spazio e così sono tornato in Italia al Pescara per sei mesi. Sono stato allenato da Zeman che è sempre stato un mio grande estimatore tanto da volermi già al Foggia. Mi sono ritrovato svincolato e avevo perso quella voglia che mi aveva sempre contraddistinta sul campo e quella passione per questo gioco. Ciò che volevo in quel momento era tornare a casa per ritrovare serenità e sorriso nel giocare a calcio. Il Club Milano è stata una scelta tosta viste le altre piazze alle quali potevo ambire ma è stata quella più giusta. Mi ha ridato vita e mi sono ributtato in quella voglia di ambire a qualcosa di importante. Successivamente, in maglia Pro Palazzolo ho ritrovato ambizione anche grazie al direttore Roberto Floriano. Ha sempre creduto in me promettendomi che da questa esperienza sarei tornato prima o poi tra i professionisti. E così è stato. Mi ha dato una grande mano a livello mentale dandomi numerosi consigli. Se con il Club Milano è stata una rinascita, con la Pro Palazzolo mi sono di nuovo sentito “vivo” sul terreno di gioco".
In estate la chiamata del Monopoli e il ritorno in Serie C: cosa l’ha portata a scegliere la maglia biancoverde?
"In questi anni vedendo le partite tra campionato e playoff ne sono sempre rimasto affascinato. Quest’estate mentre ero in vacanza in Puglia con la mia ragazza proprio il giorno prima di visitare Monopoli, il mio agente e il direttore Floriano mi hanno chiamato riguardo la possibilità di vestire biancoverde. Si trattava di una richiesta di informazioni e non c’era ancora nulla di concreto. Sei giorni dopo è arrivata la prima proposta e in 24 ore abbiamo trovato la quadra. Ho detto subito di sì. Sapevo di andare a giocare per una società affermata e ambiziosa. Per me è stato fare due passi in avanti dalla D, e a convincermi sono state anche le parole di stima del DS Chiricallo. C’erano anche altre piazze importanti interessate ma non ho esitato".
Com’è stato il primo impatto con la squadra e mister Colombo?
"Un impatto eccezionale per un ragazzo come me che vuole ripartire. Ho trovato un gruppo eccezionale, pretenzioso in allenamento e con tanta voglia e positività. Fuori dal campo mi hanno tutti accolto alla grande. Anche con mister Colombo sono entrato subito in sintonia. Mi aveva chiamato prima di partire in ritiro dimostrandomi fiducia. Pretende tanto ed è un bel martello, ma lo fa per il bene della squadra. È ambizioso e non si vuole accontentare di niente. Cosa mi chiede in particolar modo? Di essere più veloce e intenso palla tra i piedi e di muovermi fra le linee per esprimere al meglio per le mie caratteristiche. Mi chiede anche di essere concreto attaccando di più l’area come contro il Foggia. Anche il direttore Floriani mi punzecchiava su questo aspetto, e, alla fine, il primo gol tra i professionisti è arrivato proprio così".
Finalmente è arrivato il tanto atteso gol tra i professionisti. Cosa si aspetta ora per il futuro e a quale altro traguardo ambisce?
"Mi aspetto di trovare continuità e affermarmi nella categoria dimostrando di poterci stare tranquillamente. L’infortunio mi ha insegnato a non darmi più traguardi troppo elevati ma intermedi e il primo era fare il primo gol in Serie C".
Domenica il derby in casa del Casarano. Che partita si aspetta?
"Non l’ho mai giocato ma si sente che è una gara che conta molto dai tifosi ai giocatori. Mi aspetto una gara molto importante giocata con grande intensità ed equilibrio. Vincerà chi suderà di più la maglia".