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L'ex centrocampista Carlo Vicedomini, cresciuto nel settore giovanile del Lecce, traccia un bilancio della sua lunga carriera tra i professionisti e i dilettanti, raccontando il passaggio dal campo alla panchina come collaboratore tecnico, dopo aver annunciato il ritiro.

Come stai e come stai vivendo questi primi giorni post ritiro dal calcio giocato? "Per quanto riguarda i primi giorni non ho avuto il trauma del lasciare il campo del tutto, anche perché da collaboratore si lavora molto di più, quindi sto sempre attaccato al campo e il distacco dal calcio giocato non l'ho realizzato del tutto. Sto bene al 100% e sto facendo il mio lavoro."

Riavvolgendo il nastro, cresci nel Lecce svolgendo ben 11 anni di settore giovanile. Cosa ha rappresentato per la tua formazione? "Il Lecce è stato il primo amore, mi ha dato tanto sotto il punto di vista delle emozioni e della cultura calcistica, lavorando con un direttore sportivo come Corvino che è uno dei più forti d'Italia. Sono entrato che ero un bambino e sono uscito da ragazzo formato in tutto e per tutto, con regole importanti da seguire che mi sono servite nella carriera tra i grandi. Il Lecce è ancora il mio amore, nel sangue mi scorre il giallorosso."

Con il Lecce vinci anche Scudetti Primavera, Coppa Italia e Supercoppa, segnando pure in finale. Che posto occupano questi trionfi nella tua carriera? "Sono dei bellissimi ricordi, le prime vittorie importanti a livello giovanile. Ci siamo tolte tante soddisfazioni. Li metto alla pari dei campionati vinti tra i grandi: vincendoli con la maglia del cuore non si scordano mai."

Tante le tappe della tua carriera tra Serie C e D, come Teramo, Paganese, Lanciano, Taranto, Crotone, Nardò, Casarano e Barletta. Quali ricordi con più piacere? "Ogni anno l'ho vissuto al massimo condividendo tanto con i compagni e con tifoserie blasonate come Taranto e Paganese. A Taranto purtroppo un infortunio al ginocchio mi ha messo da parte, ma è stata una delle piazze che mi ha dato di più sul piano affettivo. A Pagani ho vinto il mio primo campionato in C2 arrivando in C1 attraverso i playoff e ho lasciato un bellissimo ricordo. Infine Barletta è stata una piazza di grandi emozioni, dove la gente mi ha riconosciuto grande stima nonostante arrivassi già da grande per il calcio."

Qual è la vittoria che ricordi con più emozione guardandoti indietro? "Sicuramente il campionato vinto con la Paganese in C2, il mio secondo anno di C. Collezionai 34 partite segnando due gol fondamentali. È stato il mio primo campionato vinto tra i grandi, con uno stadio stracolmo e una festa indimenticabile: è un ricordo speciale che terrò sempre con me."

Quali sono stati l'allenatore e il compagno che ti hanno aiutato maggiormente nei momenti di difficoltà? "Ne ho avuti tanti, considerando che sono stato aggregato anche in prima squadra a Lecce in Serie A. Da tutti ho cercato di rubare qualcosa perché sono sempre stato ambizioso. In particolar modo, nei momenti più particolari della mia carriera devo tanto a Moriero e a Ezio Capuano. Sono due allenatori che mi hanno dato molto sul piano caratteriale e del cambio di passo mentale."

Qual è stato l'avversario più duro o "rompiscatole" da affrontare? "Ne ho affrontati tanti negli anni di C1, ma un flash mi porta subito a Diamanti ai tempi del Prato. Ce lo trovammo di fronte in campionato e poi in Coppa Italia quando andai a Crotone e lui era al Livorno. In campo era uno per cui dovevi avere la testa davvero calma per sopportarlo, ma un giocatore di un altro livello."

Il momento più difficile da attraversare nel corso della tua carriera? "A Taranto, ed è forse l'unico rimorso che ho: non essermela vissuta al 100% perché dopo un avvio straordinario mi ruppi il crociato a Vercelli. Eravamo una squadra pronta per la Serie B, infatti arrivammo primi prima dei punti di penalizzazione per problemi societari. Avevo tre anni di contratto e il rinnovo per la B pronto, ma rompermi il ginocchio mi portò l'anno dopo a ripartire dalla D. Ricordarlo fa ancora male, ma doveva andare così e proverò a riprendermela in un altro ruolo."

Hai avuti altri rimpianti, magari legati a un mancato esordio in prima squadra col Lecce? "Sì, l'occasione ci fu l'anno della Serie B. Ricordo che dovevo subentrare a Vives, ma per motivi che ancora non conosco non mi fecero entrare. Per me che ero un ragazzo di Lecce cresciuto nel vivaio fu uno dei momenti più brutti, ma poi sono stato bravo a rifarmi nel tempo e a togliermi tante soddisfazioni altrove."

Cosa ti lascia il calcio come persona e cosa credi di aver lasciato tu al movimento? "Per me il calcio è vita, non so stare senza il pallone. Ora ho un altro ruolo ma sono sempre sul campo. Credo di aver lasciato un buon ricordo e ringrazio tutti gli ex compagni e i tifosi che mi hanno scritto sottolineando l'uomo prima del calciatore. L'aspetto umano è quello che mi interessava di più: il calciatore passa, l'uomo resta."

In carriera c'è stata tantissima Puglia: quanto sei legato alla tua regione? "Dopo Castel di Sangro e l'ultimo anno di C, dove ebbi un problema alla testa, poca gente voleva scommettere su di me tra i professionisti. Io però ho voluto riprovarci ripartendo dall'Eccellenza a Nardò, vincendo subito la D. Ho scelto di restare in Puglia per stare vicino ai miei figli, ma selezionando piazze importanti come Nardò, Casarano, Barletta, Cerignola e Corato dove potevo soddisfare la mia fame di vittoria."

In merito al problema di salute alla testa che hai citato, come lo hai vissuto? "All'inizio è stato un fulmine a ciel sereno. Il mio primo pensiero constraints andò a mio figlio Edoardo. Ho affrontato tutto step by step grazie al professor Castrioto, che ringrazio ancora oggi. Mi reputo un uomo fortunato ad aver avuto la possibilità di rimettermi in sesto e tornare a giocare. Quando mi hanno operato a marzo, la prima cosa che ho chiesto è se potessi tornare in campo, e a maggio già correvo sul tapis roulant."

Quali obiettivi ti sei posto ora per il tuo futuro nello staff di mister Ginestra al Guidonia? "Voglio ringraziare pubblicamente mister Ciro Ginestra per la stima e la grande opportunità che mi sta dando, così come la società del Guidonia Montecelio per la fiducia. Vengo qui con grande ambizione, la stessa del mister: vogliamo provare ad arrivare in altre categorie. C'è una società forte e una squadra importante, lavoriamo 12 ore al giorno sul campo per studiare e dare il massimo per toglierci grandi soddisfazioni."

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